I media hanno hanno riportato parzialmente la violenza esplosiva in Siria

Le conseguenze dell’esplosione di un'autobomba a Tal Abyad, Siria del nord Le conseguenze dell’esplosione di un'autobomba a Tal Abyad, Siria del nord © AFP

Questo articolo è una presentazione dello studio di AOAV che mostra le carenze dei media internazionali nel riportare la violenza esplosiva in Siria 

Action on Armed Violence (AOAV) è un centro di ricerca britannico il cui scopo primario è indagare e riportare l’incidenza della violenza armata nel mondo, col fine ultimo di promuovere una maggiore consapevolezza del problema e aiutare a contrastarlo. AOAV ha deciso di studiare la copertura mediatica che quattro testate internazionali (Al-Jazeera, il Guardian, la BBC e il Daily Mail) hanno riservato alla violenza esplosiva in Siria, dall’inizio del conflitto nel marzo 2011 a maggio 2019. Il principale risultato che emerge dallo studio è una generale e preoccupante "sotto-copertura" degli incidenti da armi esplosive che rischia di dare una percezione sbagliata del conflitto all’opinione pubblica. 

AOAV ha registrato circa 4,802 incidenti provocati da esplosivi in Siria nel periodo esaminato. Tuttavia, le quattro testate menzionate hanno riportato in media solo 123 incidenti, circa il 2.6% del totale. Lo studio di AOAV mostra che l’attenzione dei media ha raggiunto un picco nel 2016 per poi diminuire del 57% nel 2017, nonostante quello sia stato l’anno in cui sono state registrate più uccisioni di civili a causa di esplosivi, con circa 13,056 morti. Dunque, la copertura mediatica di questi incidenti non dipende dal numero delle vittime da questi provocate. Un’altra scoperta importante quanto allarmante del rapporto consiste nella generale tendenza a dare la priorità alle vittime degli attacchi esplosivi, trascurando le ferite non mortali provocate dagli stessi. Sebbene la morte può essere considerata più degna di nota rispetto agli infortuni, omettendo le conseguenze gravi seppur non fatali della guerra si rischia di promuovere una percezione distorta e più attenuata della stessa. 

In aggiunta, come mostra lo studio, alcuni tipi di armi esplosive venivano registrati con maggiore frequenza rispetto ad altri: ad esempio, il 61% degli attacchi riportati da Al-Jazeera riguardavano armi lanciate dalle forze aeree, nonostante queste abbiano provocato solo il 43% delle vittime nel periodo considerato. La BBC e il Guardian, invece, riportavano molto più spesso le esplosioni suicide che quelle provocate da mine anti-uomo. Un altro elemento che emerge è la tendenza delle quattro testate a riportare solo gli incidenti con un elevato numero di vittime, mentre quelli minori – pur essendo molto più frequenti – venivano solitamente tralasciati. Questo cambia la percezione generale della guerra, che le persone tendono a vedere come un insieme di attacchi su vasta scala, sebbene questi siano in realtà poco frequenti. La dimensione quotidiana della guerra come una serie di attacchi minori, frequenti e non sempre mortali viene in questo modo ignorata. 

Lo studio di AOAV ha l’obiettivo di sottolineare alcuni trend problematici nella copertura mediatica dei conflitti da parte dei media internazionali, per promuovere una maggiore consapevolezza sull’argomento e portare cambiamenti positivi. Come sottolinea il rapporto, i conflitti prolungati come la guerra in Siria, implicano di solito una progressiva perdita di attenzione mediatica. Seppur comprensibile, questa tendenza generale, assieme a quella di dare la priorità solo agli attacchi su vasta scala e ai morti piuttosto che ai feriti, rischia di produrre una percezione pericolosamente distorta dei conflitti da parte dell’opinione pubblica. Pertanto, AOAV raccomanda che vengano prese delle decisioni editoriali più sagge, così da trovare il giusto equilibrio tra ciò che accontenta i bisogni dei lettori e ciò che consente di descrivere accuratamente la realtà della guerra.

 

Per saperne di più:

https://aoav.org.uk/2020/uk-media-coverage-of-explosive-violence-in-the-syrian-conflict-examined/ 

 

Autore: Margherita Curti; Editor: Matteo Consiglio

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