Mine antipersona: le vittime sono soprattutto civili

uomo lavorando nel processo di sminamento uomo lavorando nel processo di sminamento © Illia Horokhovsky su Unsplash

5 dicembre 2025 - 

Il Rapporto Landmine Monitor 2025 registra un aumento delle vittime civili, in un contesto sempre più orientato al riarmo e ai tagli di finanziamenti.

La Convenzione di Ottawa, firmata nel 1997 per mettere al bando le mine antipersona, sta attraversando una delle fasi più critiche dalla sua nascita. Lo conferma il rapporto Landmine Monitor 2025, che nel solo 2024 ha registrato oltre 6.000 incidenti legati agli ordigni esplosivi, il numero più alto dal 2020. Il bilancio è drammatico: quasi 2.000 morti e più di 4.300 feriti. A colpire, soprattutto, è il profilo delle vittime: circa il 90% sono civili e quasi la metà donne e bambini, a dimostrazione di come il peso e il costo delle guerre continuino a ricadere maggiormente sulla popolazione.

Le aree più colpite restano i grandi scenari di conflitto. In Myanmar si concentra il numero più alto di incidenti, con oltre 2.000 casi in un solo anno, a causa dell’uso sempre più esteso delle mine sia da parte dell’esercito sia dei gruppi armati non statali. In Siria, invece, il ritorno degli abitanti nelle zone devastate dalla guerra sta trasformando gli ordigni inesplosi in una minaccia quotidiana per intere comunità: rientrare in casa, lavorare nei campi o spostarsi su strade e sentieri significa esporsi ogni giorno a un rischio letale.

Mentre l’impatto sui civili continua ad aggravarsi, anche il fronte politico del trattato mostra segni di cedimento. Dopo Lituania, Lettonia, Estonia e Polonia, anche l’Ucraina ha annunciato a giugno il ritiro dalla Convenzione di Ottawa, sullo sfondo delle tensioni con la Russia e della guerra in corso. Secondo il rapporto, anche la Finlandia avrebbe avviato il percorso legale di uscita. Un processo che, come ha avvertito Yeshua Moser-Puangsuwan di Landmine Monitor, rischia di compromettere seriamente la tenuta complessiva dell’accordo.

A rendere ancora più fragile il sistema di protezione dei civili contribuiscono anche i tagli ai finanziamenti internazionali. La riduzione dei fondi da parte dei principali Paesi donatori, in particolare degli Stati Uniti, ha già portato alla sospensione o al ridimensionamento dei programmi di sminamento e di assistenza alle vittime in Paesi come Afghanistan, Iraq, Yemen, Colombia, Tagikistan e Zimbabwe. Secondo gli esperti, il 2026 potrebbe segnare un’ulteriore contrazione delle risorse.

Un allarme che risuona mentre gli Stati aderenti al Trattato contro le mine si sono riuniti a Ginevra recentemente per discutere il futuro della Convenzione. E mentre, come ha ricordato l’Onu, la spesa militare globale ha raggiunto nel 2024 il record di 2.700 miliardi di dollari: un “cambiamento sistemico” che rischia di relegare sempre più in secondo piano la protezione dei civili e la cooperazione interstatale per il disarmo.

 

 

di Rebecca Venuto

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