Le armi esplosive rientrano nella categoria delle cosiddette armi convenzionali. Ne esistono di diversi tipi, tra cui bombe, proiettili d’artiglieria, granate, missili, mine terrestri, razzi, colpi di mortaio e ordigni esplosivi improvvisati. Queste armi vengono attivate dalla detonazione di una sostanza ad alto potenziale esplosivo, ossia un materiale caratterizzato da una velocità di reazione molto elevata, da un rapido sviluppo della pressione e dalla presenza di un’onda di detonazione.
Poiché i conflitti armati si svolgono sempre più spesso nelle aree urbane, il crescente ricorso a sistemi d’arma con effetti estesi, concepiti originariamente per i campi di battaglia aperti, aumenta il rischio di effetti indiscriminati e di danni ai civili. Le armi con effetti su vaste aree, per esempio, generano onde d’urto che investono superfici estese oppure proiettano schegge a grande distanza. Altre, rilasciando numerosi ordigni, colpiscono indiscriminatamente ampie zone, estendendo ulteriormente l’area esposta al pericolo. Alcune sono così imprecise da non poter essere dirette contro obiettivi specifici, il che rende di fatto impossibile proteggere adeguatamente i civili nelle aree abitate.
Il diritto internazionale umanitario disciplina la scelta e l’impiego di queste armi attraverso norme che regolano la condotta delle parti in conflitto e mediante trattati internazionali. Tra questi figurano il Protocollo di Ginevra del 1925, che vieta l’impiego in guerra di gas asfissianti, tossici o simili e di mezzi di guerra batteriologici; la Convenzione del 1980 su certe armi convenzionali, che limita l’impiego di diversi tipi di munizioni e tiene conto anche dei pericoli che persistono dopo la fine dei conflitti; la Convenzione del 1997 sul divieto delle mine antipersona, che ne proibisce l’impiego e prevede misure per ridurre le vittime e assistere i sopravvissuti; e la Convenzione del 2008 sulle munizioni a grappolo, che impegna i 30 Stati che l’hanno ratificata a ridurre i danni provocati da queste armi e a rafforzare le pertinenti iniziative umanitarie.
Più di recente, nel novembre 2022 è stata adottata la Dichiarazione politica sul rafforzamento della protezione dei civili dalle conseguenze umanitarie derivanti dall’impiego di armi esplosive nelle aree abitate (dichiarazione politica EWIPA), sottoscritta da 91 Paesi. Si tratta del primo riconoscimento internazionale formale delle gravi conseguenze umanitarie di questo tipo di armi.
Quando le armi esplosive vengono impiegate nelle aree abitate, la stragrande maggioranza delle vittime è costituita da civili. Si stima che oggi circa 50 milioni di persone subiscano le conseguenze della guerra urbana, una tendenza destinata a proseguire vista la crescente concentrazione della popolazione nei centri abitati e nelle città. Le armi esplosive con effetti su vaste aree causano gravi danni alla popolazione civile e alle infrastrutture civili, mentre la crescente urbanizzazione dei conflitti armati ha esposto milioni di altre persone ai loro effetti.
In Paesi come Siria, Afghanistan e Yemen, in Ucraina e nella Striscia di Gaza, si sono registrati decine di migliaia di morti e feriti. L’organizzazione non governativa Action on Armed Violence (AOAV) ha riferito che nel 2025 il 91% delle vittime causate dalle armi esplosive nel mondo era costituito da civili. Ha inoltre rilevato che, in quasi tutti gli anni dell’ultimo decennio, i civili hanno sopportato il peso maggiore di questa violenza, rappresentando il 73% del totale delle vittime. Secondo l’AOAV, quando queste armi vengono impiegate nelle aree abitate, è probabile che almeno nove vittime su dieci siano civili. Negli ultimi dieci anni sono stati registrati episodi di violenza di questo tipo in 123 Paesi e territori. Quelli con il maggior numero di morti e feriti tra i civili sono stati la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan, il Pakistan e lo Yemen.
Queste armi danneggiano o distruggono spesso anche infrastrutture civili essenziali, tra cui ponti, condutture idriche, centrali elettriche, ospedali e scuole. Ne risultano compromessi i servizi essenziali e aggravate le emergenze umanitarie, anche a causa degli sfollamenti forzati che ne conseguono.
Human Rights Watch e altre organizzazioni hanno sollecitato gli Stati a chiarire la portata delle norme del diritto internazionale umanitario, vietando esplicitamente l’impiego di queste armi nelle aree abitate. Hanno inoltre chiesto di impegnarsi a elaborare e aggiornare leggi, politiche e dottrine militari pertinenti, oltre a prestare assistenza alle vittime e a sostenere la ricostruzione.
Attualmente non esiste un divieto specifico dell’impiego di armi esplosive nelle aree abitate, fatta eccezione per quelli relativi a determinate categorie di armi, come le mine antipersona e le munizioni a grappolo. L’assenza di uno strumento giuridicamente vincolante e multilaterale che ne disciplini specificamente l’uso continua a generare incertezza e frammentazione nell’approccio internazionale volto a ridurne l’impatto sulla popolazione civile.
Di Megan Xing
Traduzione di Rebecca Venuto



