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Armi leggere e di piccolo calibro e commercio internazionale delle armi

Raffigurazione di un'arma di piccolo calibro Raffigurazione di un'arma di piccolo calibro © Terrance Barksdale su Pexels

Una panoramica sul commercio globale di armi leggere e di piccolo calibro e sul suo impatto sulle popolazioni civili.

2,9 trilioni di dollari. Ѐ questa la cifra della spesa militare globale nel 2025, pari al 2,5% del PIL mondiale. Le 100 principali aziende del settore della difesa hanno generato 679 miliardi di dollari di fatturato nel 2024, con un aumento di quasi il 6% rispetto all’anno precedente.

L’aumento della spesa militare e l’intensificarsi dei conflitti comportano una maggiore circolazione di armi, tra cui le più difficili da controllare sono le armi leggere e di piccolo calibro (SALW, dall’inglese Small Arms and Light Weapons). Il mercato globale di queste armi è difficile da monitorare e controllare a causa della complessità legata all’identificazione dei relativi scambi e rotte di traffico. Secondo le stime degli analisti, il valore si aggira tra i 13 e i 27 miliardi di dollari, con un aumento significativo previsto nel prossimo decennio. La loro ampia disponibilità alimenta i conflitti ed espone la popolazione civile a violazioni di diritti umani. 

Il Trattato sul commercio delle armi (ATT) è stato adottato dalle Nazioni Unite nel 2013 e invita le 118 parti contraenti a esercitare la dovuta diligenza in materia di esportazioni di armi, principalmente al fine di prevenire e ridurre la sofferenza umana causata dall’impatto delle armi. In particolare, gli articoli 6 (Divieti) e 7 (Esportazione e valutazione delle esportazioni) disciplinano il commercio e il trasporto di armi al fine di prevenire una proliferazione incontrollata e le sue conseguenze, che metterebbe a rischio la sicurezza globale e i principi della Carta delle Nazioni Unite. 

L'articolo 6 impone divieti assoluti su qualsiasi trasferimento (esportazione, importazione, transito, trasbordo o intermediazione) qualora ciò comporti una violazione delle sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSS) o di altri obblighi internazionali, o nel caso in cui lo Stato sia consapevole del fatto che le armi saranno utilizzate per commettere genocidio, crimini contro l'umanità o crimini di guerra. L'articolo 7 prevede una valutazione dei rischi specifica per le esportazioni non vietate ai sensi dell'articolo 6. Gli Stati esportatori devono valutare se le armi potrebbero compromettere la pace e la sicurezza o essere utilizzate per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario o dei diritti umani, compresa la violenza di genere. Raccogliere informazioni, verificare le autorizzazioni e monitorare il commercio delle armi perciò diventa fondamentale per prevenire una diffusione illegale e non controllata. 

Durante la dodicesima Conferenza degli Stati Parte (CSP12), l’ UNIDIR (Istituto delle Nazioni Unite per la ricerca sul disarmo) e i suoi partner hanno presentato la prima valutazione completa dell’efficacia del trattato e dei progressi effettuati nella prevenzione del commercio illecito di armi. La discussione si è concentrata sui sistemi di controllo nazionali, sulle normative relative all’intermediazione, sulla valutazione dei rischi, sui conflitti nel Sud Sudan e sulla sicurezza marittima. 

Il Sud Sudan offre un esempio concreto delle conseguenze che la diffusione e la scarsa regolamentazione delle armi leggere e di piccolo calibro possono avere sulla sicurezza della popolazione e sul rispetto dei diritti umani. Durante la guerra civile tra Nord e Sud Sudan e nei conflitti successivi, le armi leggere sono diventate pervasive, con molte comunità che le hanno conservate per autodifesa o le hanno integrate in milizie locali. L'Esercito popolare di liberazione del Sudan(SPLA) ha incorporato numerosi ex combattenti di milizie, spesso privi di un’adeguata formazione professionale. Ciò ha reso le forze armate difficili da controllare, con frequenti operazioni al di fuori della legge. Le norme sul giusto processo e il trattamento equo dei detenuti vengono frequentemente ignorate, mentre le forze di sicurezza operano spesso senza un adeguato controllo civile. Questa mancanza di supervisione ha favorito la nascita di numerose milizie su base etnica (Nuer, Shilluk, Murle) e ha reso difficile il disarmo delle comunità, contribuendo a conflitti locali per il controllo delle risorse come il bestiame. 

Il Protocollo contro la fabbricazione e il traffico illeciti di armi da fuoco, delle loro parti, componenti e munizioni (Protocollo sulle armi da fuoco) e il Programma d’azione sulle armi leggere e di piccolo calibro sono altri strumenti fondamentali a disposizione degli sforzi globali in materia di sicurezza per aumentare il controllo sulla circolazione delle armi leggere e di piccolo calibro in tutto il mondo.

Durante i lavori della Prima Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sul disarmo e la sicurezza internazionale del 2026, le delegazioni mondiali hanno espresso profonda preoccupazione per l’impatto della produzione, della circolazione, del commercio, traffico e della diversione di armi leggere e di piccolo calibro. Numerosi Stati hanno sottolineato come il traffico illecito di queste armi alimenti i conflitti, la criminalità organizzata transnazionale e l’instabilità, minando gli sforzi volti al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG). In particolare, la Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC) ha espresso preoccupazione per il traffico illecito di armi per i suoi stati membri, sottolineando le gravi conseguenze umanitarie, sociali ed economiche. La Lettonia ha invece sottolineato l’importanza dei sistemi di controllo delle esportazioni, del rafforzamento delle capacità nazionali e della condivisione delle pratiche più virtuose. 

Contrastare i rischi legati alle armi leggere e di piccolo calibro richiede controlli più efficaci sulle esportazioni, maggiore cooperazione tra gli Stati e una migliore applicazione degli strumenti internazionali esistenti. Questi interventi sono fondamentali per tutelare i diritti umani e il diritto internazionale umanitario, prevenire i trasferimenti irresponsabili di armi e ridurre le conseguenze della loro diffusione sulla sicurezza e sulla vita delle popolazioni colpite. 

 

Di Michele Meuli 

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