I sistemi d'arma autonomi (AWS) sono armi in grado, una volta attivate, di selezionare e colpire obiettivi senza ulteriore intervento umano. Sfruttando sensori, software e, in alcuni casi, l'intelligenza artificiale (IA), tali sistemi possono determinare quando e dove colpire sulla base di profili di bersagli predefiniti. Sebbene alcuni sistemi siano impiegati contro obiettivi militari già da diversi anni, i progressi nell'IA stanno alimentando crescenti preoccupazioni in merito alla loro prevedibilità e al grado di controllo umano; un aspetto affrontato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) nel suo documento di posizione sui sistemi d'arma autonomi e il diritto internazionale umanitario.
Il diritto internazionale umanitario (DIU), in particolare le Convenzioni di Ginevra e i loro Protocolli aggiuntivi, si applica allo sviluppo e all'uso di queste armi. I suoi principi di distinzione, proporzionalità e precauzione nell'attacco impongono alle parti in conflitto di distinguere tra civili e combattenti, di evitare danni eccessivi ai civili e di adottare tutte le precauzioni possibili per ridurre al minimo le perdite umane. I soggetti che pianificano, decidono o eseguono attacchi restano responsabili di garantire il rispetto di tali obblighi.
Le armi autonome comportano rischi significativi per le popolazioni civili. Sensori e algoritmi possono interpretare erroneamente le informazioni, mentre le condizioni sul campo di battaglia possono evolvere rapidamente. Un combattente potrebbe arrendersi o rimanere ferito, oppure dei civili potrebbero entrare in una zona operativa dopo l'attivazione di un'arma. Un sistema incapace di tenere conto di tali mutamenti rischia di causare morti e lesioni illecite, come osservato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa in un articolo pubblicato l'8 ottobre 2026. Le conseguenze vanno oltre le immediate perdite umane: gli attacchi possono distruggere abitazioni e infrastrutture essenziali, provocare lo spostamento di popolazioni e aggravare i traumi psicologici. La crescente automazione nell'individuazione dei bersagli può inoltre accelerare l'escalation dei conflitti e ridurre le possibilità di intervento umano. Human Rights Watch ha sollevato preoccupazioni riguardo al diritto alla vita, alla responsabilità legale e alla tutela della dignità umana.
Nonostante anni di discussioni internazionali nell'ambito della Convenzione su certe armi convenzionali (CCW), gli Stati non hanno ancora adottato un trattato completo e giuridicamente vincolante che affronti specificamente i sistemi d'arma autonomi. Sebbene il diritto internazionale umanitario vigente rimanga applicabile, gli Stati continuano a essere in disaccordo sulle restrizioni necessarie a garantire un significativo controllo umano. Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) chiede il divieto dei sistemi autonomi imprevedibili, nonché di quelli progettati o utilizzati per prendere di mira direttamente singoli individui. Raccomanda inoltre di imporre limitazioni rigorose ad altri sistemi di questo tipo, restringendo ad esempio le tipologie di bersagli, la durata operativa e l'area geografica di impiego, garantendo al contempo un'efficace supervisione umana e la possibilità di intervenire o disattivare le armi.
La sfida principale consiste nell'assicurare che il progresso tecnologico non superi i meccanismi concepiti per proteggere i civili. In assenza di norme internazionali chiare e vincolanti, la crescente autonomia delle armi potrebbe indebolire le tutele esistenti e rendere più complesso attribuire le responsabilità in caso di attacco illecito. La cooperazione internazionale è dunque essenziale per regolamentare lo sviluppo e l'uso di tali armi, preservare un reale controllo umano e salvaguardare i principi di umanità nei conflitti armati.
Di Gael MOUTELI



