Da ottobre 2024 Haiti è ostaggio di una brutale escalation di violenza, alimentata dall’espansione delle gang armate sul territorio della capitale Port-au-Prince. In risposta, molte comunità locali hanno formato gruppi di autodifesa, mentre le forze di sicurezza haitiane hanno tentato, senza successo, di riconquistare il controllo. Questo ciclo di violenze ha prodotto gravi violazioni dei diritti umani, come denunciato da un nuovo rapporto congiunto dell'Ufficio ONU per i Diritti Umani (OHCHR) e della Missione ONU in Haiti (BINUH).
Nel 2021, l’assassinio del presidente Jovenel Moïse ha aggravato profondamente la già fragile situazione politica e umanitaria del Paese. Da allora, le gang hanno progressivamente assunto il controllo di circa l’85% della capitale, estendendo poi il loro dominio nelle zone rurali e lungo il confine con la Repubblica Dominicana, con l’obiettivo di controllare rotte strategiche per il traffico illegale di armi. Inoltre, i gruppi armati ostacolano gli aiuti umanitari, mantenendo Port-au-Prince isolata e priva di elettricità. Secondo il rapporto, emergono i primi segnali di una vera e propria “governance criminale” nelle aree sotto il loro controllo, dove lo Stato è praticamente assente e vige l’anarchia.
Il bilancio umano è drammatico: tra ottobre 2024 e giugno 2025, oltre 4.800 persone sono state uccise, mentre centinaia sono rimaste ferite, rapite, stuprate o vittime di tratta. Gli sfollati interni superano 1,3 milioni, il numero più alto mai registrato per cause politiche nella storia haitiana. Le condizioni di sicurezza alimentare sono critiche: Haiti è tra i cinque Paesi al mondo in condizioni simili alla carestia.
Le violazioni dei diritti umani non sono però attribuibili solo alle gang. Anche le forze di sicurezza statali e i gruppi di autodifesa hanno commesso abusi. Il rapporto documenta 19 esecuzioni extragiudiziali da parte della polizia nei dipartimenti di Artibonite e Centre, e numerosi linciaggi compiuti da civili armati contro sospetti affiliati alle gang. Finora, non sono state registrate violazioni da parte della missione internazionale MSS, guidata dal Kenya.
La risposta dello Stato appare debole e inefficace. Le operazioni militari non hanno portato stabilità duratura, mentre la giustizia è paralizzata nelle aree più colpite. Le Nazioni Unite chiedono con urgenza un’azione concreta della comunità internazionale per proteggere la popolazione e ripristinare lo Stato di diritto.
Per saperne di più:
https://news.un.org/en/story/2025/07/1165373




