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La complessa crisi umanitaria in RDC continua

gruppo di persone in piedi uno vicino all’altro gruppo di persone in piedi uno vicino all’altro © Armando Fera su UnSpplash

6 novembre 2025 -

La Repubblica Democratica del Congo sta affrontando una crisi umanitaria preoccupante, in cui  dilagano carestia, violazioni di diritti umani e attacchi violenti.

L’instabilità nella Repubblica Democratica del Congo sta portando il Paese al collasso. L’aumento delle violenze e degli attacchi che causano morti e feriti, la carestia, l’insicurezza alimentare, l’emergenza sanitaria, la crisi economica e delle istituzioni la rendono una delle crisi più gravi e al contempo più trascurate nel panorama attuale.

Gli attacchi incessanti da parte dei gruppi ribelli M23 sono il principale fattore di rischio per i civili. L’M23 sta attaccando le provincie orientali North Kivu, South Kivu, Ituri e Tanganyika. La strategia del governo congolese è un ulteriore  fattore di pericolosità, perché  gli attacchi mirati a indebolire i gruppi ribelli inevitabilmente colpiscono anche i civili. Dato il clima di paura e pericolo nel Paese, le migrazioni sono aumentate in maniera esponenziale : alla fine del 2024 l’UNHCR aveva registrato più di nove milioni di sfollati e più di un milione di richiedenti asilo.

Inoltre, i secondo i dati della Classificazione Integrata delle Fasi dell’Insicurezza Alimentare (IPC): 26,6 milioni di persone si trovano in situazione di emergenza alimentare variabile dallo stadio 3 al 5, corrispondente a malnutrizione, malattie ad essa collegate o alimentazione inadeguata, che può portare alla morte nei casi più gravi. Più di 26,4 milioni di persone necessitano di aiuti umanitari e 14,2 milioni di loro sono bambini.

L’Organizzazione ONU per l’alimentazione e per l’agricoltura (FAO) e il World Food Forum (WFP) hanno sottolineato l’urgenza della crisi in Congo, rinnovando le proprie intenzioni di assistere i civili, dopo un periodo di stallo e mancanza di fondi. Ad agosto 2025, la FAO era riuscita a raggiungere solo 217,000 persone delle 3,6 milioni prestabilite. Anche l’Unione Europea ha stanziato 9 milioni di euro solo per far fronte alla crisi nelle provincie orientali del Congo, che si aggiungono ai 120 milioni già previsti per la Regione africana dei Grandi Laghi.

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) coordina la quasi totalità degli aiuti umanitari nella regione. Nel periodo tra gennaio e settembre 2025 la Croce Rossa ha distribuito beni di prima necessità a 12,000 civili appena rimpatriati, ha installato punti d’acqua essenziali nelle regioni di Irumu e Djugu, e ha assistito 40,410 persone, alleggerendo il sistema sanitario.

Altro aspetto importante di questa crisi è la violenza di genere, come dichiarato da Shoko Arakaki, Direttrice dell’Agenzia delle Nazioni Unite per la salute sessuale e riproduttiva (UNFPA). La direttrice spiega come sfruttamento sessuale, stupro, abuso, condizioni inottimali per il parto, siano solo alcuni dei problemi affrontati dalle donne congolesi nella regione orientale. Più di una donna su tre è stata vittima di violenze sessuali collegate al conflitto.

Human Rights Watch, ha denunciato l’impunità con la quale vengono perpetrati gli attacchi da parte dei gruppi ribelli, ma anche dall’esercito congolese.

 

di Alexia Banica

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