Sudan

7 novembre 2018

Il rapporto sulle “Violazioni dei Diritti Umani e Violenze ai Civili di Gbudue e Tambura (Equatoria occidentale) Aprile-Agosto 2018” è stato pubblicato dalla Missione delle Nazioni Unite nel Sudan del Sud, il 18 ottobre 2018.


La Missione delle Nazioni Unite nel Sudan del Sud (UNMISS) e  l’Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) hanno pubblicato una relazione congiunta sulle violenze subite dai civili dell’Equatoria occidentale, nel Sudan del Sud, avvenute tra aprile e agosto 2018. Il rapporto è stato oggetto di indagine da parte della Divisione per i Diritti Umani (HRD) dell’UNMISS, mediante un maggiore controllo da parte dei funzionari preposti ai diritti umani dell’UNMISS nella regione. Sono state condotte delle interviste a 104 testimoni di 28 villaggi. Il report richiama l’attenzione sulle violazioni dei diritti umani e vuol essere un appello rivolto ai gruppi a rispettare il diritto internazionale.

L’Equatoria occidentale è uno stato a ovest del Sudan del Sud, confinante con la Repubblica Centrafricana e la Repubblica Democratica del Congo. Dal 2015, l’Equatoria occidentale è lacerata da conflitti sanguinosi. Inizialmente, si sono verificati scontri tra il governo in carica dell’Esercito di Liberazione del Popolo del Sudan (in inglese, Sudan People’s Liberation Army SPLA) e l’organo dei gruppi di difesa armati locali. Nel 2016, Il Movimento di Opposizione dell’Esercito di Liberazione del Popolo del Sudan (in inglese, Sudan People’s Liberation Army in Opposition SPLA-IO RM) sostenitore di Machar, è fuggito nell’Equatoria occidentale, inasprendo gli scontri nella zona. Sebbene lo SPLA-IO (RM) sia rimasto latente tra la metà del 2017 e i primi del 2018, ha poi ripreso a combattere a marzo 2018 con una nuova strategia militare, intensificando gli attacchi contro i civili. Lo SPLA ha sferrato una violenta offensiva allo SPLA-IO (RM).

Dall’inchiesta dell’HRD UNMISS risulta che lo SPLA-IO (RM) ha utilizzato due tipi di attacco: organizzato e a sorpresa. Gli attacchi organizzati dovevano colpire determinati villaggi e strade, mentre gli attacchi a sorpresa consistevano in scioperi opportunistici contro i civili con ronde di militanti e gruppi SPLA-IO (RM). Oltre 887 abitanti di villaggi sono stati sequestrati durante gli attacchi.

I racconti di vittime e testimoni rivelano che lo SPLA-IO (RM) ha costretto i civili rapiti a unirsi alle forze armate. Secondo quanto riportato, anche ragazzini sotto i 15 anni sono stati rapiti e reclutati per l’addestramento militare di base. La maggior parte non ha potuto sottrarsi al reclutamento, se non chi è riusciuto a scappare dalla cattività durante lo scontro.

Oltre al reclutamento forzato, comandanti e combattenti dello SPLA-IO (RM) hanno abusato di donne e ragazze come forma di potere. L’HRD dell’UNMISS ha riportato 43 casi di violenze sessuali. Il report espone dettagliatamente le testimonianze delle sopravvissute, tra cui una adolescente di 15 anni racconta:«Ero sconvolta, il dolore straziante. Sono svenuta dopo che hanno abusato di me... Quando ho ripreso conoscenza, è stata durissima. Mi sono dovuta alzare a fatica, perché i miei rapitori mi hanno detto ‘la prossima volta che fingi di svenire, lo faremo di nuovo».

Il rapporto documenta anche le vicissitudini di civili che sono scampati al sequestro. Lo SPLA-IO (RM) ha maltrattato i civili infliggendo loro colpi di machete, calci di pistole, bastonate, frustate, e depredando le loro case. Il terrore instillato nei villaggi ha costretto le vittime a fuggire. Gli attacchi dello SPLA-IO (RM) non hanno risparmiato il personale umanitario. Per esempio, a maggio 2018, 10 operatori umanitari sono stati tenuti prigionieri per quattro giorni.

Oltre agli abusi, il report documenta le violazioni dei diritti umani internazionali e del diritto internazionale da parte dello SPLA. Questi fatti sono raggruppati in uccisioni illegittime di civili, distruzioni illecite di proprietà e sfollamenti forzati. Il 20 maggio 2018, durante un’operazione contro-offensiva condotta dallo SPLA, a Nagero, almeno 14 civili sono stati uccisi. Secondo quanto riportato, tre delle vittime non erano fisicamente in grado di lasciare il villaggio, perciò sono stati bruciati vivi nelle loro case da esponenti dello SPLA. Nello stesso attacco, i civili hanno riferito che le forze armate dello SPLA sono state responsabili di sciacallaggio e di incendi delle loro proprietà, così come di saccheggi ad otto strutture sanitarie e a cinque scuole. Migliaia i sfollati di Nagero e delle aree circostanti a Tambura al termine dell’operazione. In seguito, il Governatore di Tambura ha accusato gli sfollati interni (IDPs) di sostenere lo SPLA-IO (RM). Così, ha ordinato il loro spostamento in una zona isolata e la sospensione degli aiuti umanitari.

Alla luce di queste constatazioni, UNMISS e OHCHR hanno ribadito con forza la necessità da parte delle parti coinvolte nel conflitto «di attenersi al diritto internazionale dei diritti umanitari e al diritto umanitario internazionale». Gli stessi hanno fatto appello allo SPLA-IO (RM) di rilasciare tutti i civili sequestrati. Si sono poi appellati al governo del Sudan del Sud affinché conduca un’inchiesta sulle denunce delle violazioni del diritto internazionale, fornisca assistenza e protezione a tutte le vittime, e richieda un corretto e adeguato risarcimento.

 

Il rapporto originale è disponibile qui: https://www.ohchr.org/Documents/Countries/SS/ReportWesternEquatoria17Oct2018.pdf

Nel rapporto “Uomini senza pietà”, Human Rights Watch richiede protezione per la popolazione civile del Darfur. Le Forze di supporto rapide (RSF), a sostegno del governo sudanese, continuano a macchiarsi di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e diritti umani, che assurgono a crimini di guerra. (Per saperne di più…)


Tra febbraio 2014 e giugno 2015, le Forze di supporto rapide (RSF), che sostengono il governo sudanese, hanno commesso, durante due campagne militari, crimini di guerra contro la popolazione civile del Darfur. Nel corso di queste campagne, i civili sono stati sottoposti ad abusi orribili, come il trasferimento forzato, la tortura, uccisioni illegali e lo stupro di massa. Human Rights Watch (HRW) ha chiesto aiuto immediato e protezione per la popolazione civile.

Durante la seconda campagna, che si è protratta da gennaio a giugno 2015, le RSF hanno preso pieno controllo di Golo, città al centro dello Jebel Marra. Le relazioni ci documentano a proposito di edifici saccheggiati e bruciati, e di civili sopravvissuti che hanno assistito a omicidi e a stupri e pestaggi diffusi. Una giovane donna della città di Golo ha raccontato che suo padre fu ucciso per aver tentato di proteggere lei e le sue sorelle. Dopo averlo ucciso, le sorelle e lei stessa vennero violentate, e la loro casa fu saccheggiata. Queste relazioni su Golo e sulle città limitrofe riportano che molte donne furono sottoposte a stupri di massa, spesso in presenza dei membri della stessa comunità, costretti a guardare. Chi si opponeva veniva barbaramente trucidato.

I superstiti agli attacchi portati avanti dalle RSF sono fuggiti in diversi posti, fra cui una serie di campi profughi e le colline dello Jebel Marra. Chi si è rifugiato sulle colline non ha accesso all’assistenza umanitaria e rischia la fame, malattie e ulteriori abusi da parte delle RSF.

La relazione “Uomini senza pietà”, dunque, chiede al Consiglio di sicurezza dell’ONU, al Consiglio dell’UA per la pace e all’UNAMID di proteggere i civili del Darfur da ulteriori abusi. In questo, si includa sanzionare i responsabili degli attacchi ai civili, rendere fruibile e assicurare l'accesso all'assistenza umanitaria, e spingere il Tribunale penale internazionale a indagare e perseguire i responsabili dei crimini commessi in Darfur.

 


Per leggere il rapporto completo, visitare:

http://www.hrw.org/report/2015/09/09/Men-No-Mercy/Rapid-support-Forces-Attacks-against-civilians-Darfur-Sudan#page

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