Il Global Report on Food Crises 2026 (GRFC) presenta un quadro globale della sicurezza alimentare estremamente disomogeneo, nel quale alcuni paesi hanno registrato miglioramenti temporanei, mentre altri sono entrati in fasi più gravi di insicurezza alimentare acuta e malnutrizione. Sebbene il numero di persone che si prevede si troveranno in condizioni di catastrofe sia diminuito rispetto al 2025, le crisi più gravi rimangono concentrate nelle aree economicamente vulnerabili e colpite da conflitti. Shock climatici, epidemie, disastri naturali, aumento dei prezzi alimentari e riduzione dei finanziamenti umanitari e allo sviluppo minacciano gli interventi di assistenza e le iniziative volte a rafforzare la resilienza.
Il rapporto utilizza due sistemi di classificazione per valutare la gravità della crisi alimentare. La scala dell’insicurezza alimentare acuta IPC/Cadre Harmonisé (IPC/CH) classifica le popolazioni dalla Fase 1 (Minima) alla Fase 5 (Catastrofe/Carestia), sulla base della gravità dei deficit nei consumi alimentari e della capacità delle famiglie di soddisfare i bisogni essenziali senza ricorrere a strategie di sopravvivenza dannose. La scala IPC per la malnutrizione acuta (IPC AMN), che va dalla Fase 1 (Accettabile) alla Fase 5 (Estremamente critica), valuta invece la prevalenza e la gravità della malnutrizione acuta, in particolare tra i bambini.
Paesi in peggioramento e paesi in ripresa
Tra il 2025 e la metà del 2026, l’andamento dell’insicurezza alimentare acuta è stato differente nei territori analizzati.
Ad agosto, si prevedeva che 327.000 persone si trovassero in condizioni di Catastrofe (IPC/CH Fase 5) nella Striscia di Gaza, in Nigeria, Sud Sudan, Sudan e Yemen. Il Sudan continua a essere il paese con il maggior numero di persone in IPC/CH Fase 5, con 200.000 persone che si prevedeva avrebbero affrontato condizioni di Catastrofe tra giugno e settembre 2026, seguito da Sud Sudan, Yemen, Nigeria e Striscia di Gaza. Quest’ultima ha registrato un miglioramento delle condizioni in seguito al cessate il fuoco dell’ottobre 2025.
Quindici paesi hanno registrato un deterioramento significativo, con la Nigeria in testa: infatti il conflitto negli stati settentrionali, l’instabilità macroeconomica e il cambiamento climatico hanno spinto 5 milioni di persone in CH Fase 3 o superiore. Nell’Africa orientale, Kenya, Somalia e Sud Sudan hanno registrato un aumento dell’insicurezza alimentare acuta a causa delle scarse precipitazioni e dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari, che hanno peggiorato le condizioni di vita e accresciuto la vulnerabilità.
Dalla pubblicazione del GRFC 2026, la situazione nutrizionale è peggiorata in diversi paesi e territori e la malnutrizione acuta ha raggiunto livelli di estrema gravità. In Kenya, quattro aree aride e semi-aride sono state classificate in IPC Malnutrizione (AMN) Fase 5 (Estremamente critica) tra ottobre 2025 e febbraio 2026. In Somalia, per 23 delle 35 aree analizzate si prevedeva un peggioramento o la permanenza in Fase 4 (Critica); il distretto di Burhakaba è stato classificato in Fase 5 ed era considerato a rischio di carestia qualora le piogge tra aprile e giugno fossero venute meno. In Sud Sudan, dieci contee e l’Area amministrativa di Abyei hanno raggiunto la Fase 5, con quattro contee a rischio di carestia tra aprile e luglio 2026, mentre altre dieci contee sono peggiorate fino alla Fase 4. In Pakistan, la situazione nutrizionale è peggiorata, evolvendo da una condizione di preoccupazione a una grave crisi nutrizionale: 16 dei 45 distretti analizzati in tre province sono stati classificati in Fase 4 per il periodo aprile-settembre 2026.
D’altra parte, 17 paesi hanno registrato miglioramenti. Una maggiore produzione agricola ha determinato una ripresa temporanea in Malawi, Zambia e Zimbabwe. Il Sudan ha registrato alcuni miglioramenti in stati come Al Jazirah e Khartoum grazie alla stabilizzazione delle condizioni di sicurezza, sebbene una grave insicurezza alimentare sia persistita in altre regioni. In Ciad, l’insicurezza alimentare acuta è diminuita grazie a una produzione agricola superiore alla media, pur rimanendo elevata nelle aree colpite da sfollamenti ed eventi meteorologici estremi. A Gaza, tutte le aree sono attualmente classificate nelle Fasi 1 o 2 dell’IPC AMN, in parte grazie all’ampliamento dell’assistenza umanitaria e dei trattamenti per la malnutrizione. Tuttavia, la scarsa qualità della dieta, l’elevata prevalenza di malattie e la riduzione degli aiuti a partire da febbraio 2026 rendono questo miglioramento fragile. La situazione in Madagascar è migliorata fino a essere classificata come crisi nutrizionale moderata, sebbene il sud e il sud-est rimangano vulnerabili a causa di diete inadeguate, malattie, accesso limitato ai servizi di base e persistente insicurezza alimentare.
Fattori alla base della crisi
Il rapporto individua tra i principali fattori determinanti dell’insicurezza alimentare acuta i conflitti, gli eventi climatici estremi, El Niño, le epidemie e i disastri naturali.
Le ostilità tra USA e Iran hanno perturbato il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, con ripercussioni sulle catene globali di approvvigionamento di energia, fertilizzanti e prodotti alimentari. Tra luglio e agosto 2026, il prezzo del petrolio Brent ha registrato forti oscillazioni, raggiungendo picchi di 100 dollari al barile. Inoltre, le condizioni di siccità nelle principali regioni produttrici, tra cui il Nord America e l’Europa, hanno ulteriormente ridotto la produzione mondiale di grano. Di conseguenza, i paesi con economie vulnerabili e fortemente dipendenti dalle importazioni, come Libano, Siria, Yemen, Sudan, Afghanistan e Somalia, hanno subito una riduzione del potere d’acquisto, esponendo maggiormente la popolazione all’insicurezza alimentare.
Si prevede che El Niño si intensifichi e persista nel 2027, con conseguenze importanti per la produzione agricola, i sistemi alimentari e i mezzi di sussistenza. Nell’Africa australe, così come in alcune aree dell’Africa occidentale e del Sahel, gravi anomalie meteorologiche stanno riducendo le precipitazioni. Al contrario, la variabilità delle precipitazioni nel Corno d’Africa comporta contemporaneamente rischi di siccità e un aumento del rischio di inondazioni in Somalia e nell’Etiopia sud-orientale. El Niño dovrebbe inoltre compromettere la produzione agricola in Pakistan e accrescere il rischio di inondazioni monsoniche in Bangladesh e Myanmar.
Per quanto riguarda le epidemie e gli altri disastri naturali, l’attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ha provocato 2.500 decessi, e ha portato all’introduzione di misure di quarantena e restrizioni alla mobilità che stanno interrompendo il commercio locale e l’accesso ai mercati, con il rischio di ripercussioni anche nei paesi confinanti.
Gli spostamenti di popolazione su larga scala continuano a incidere sul quadro dell’insicurezza alimentare nel 2026, interessando sia il ritorno verso aree fragili sia gli sfollamenti forzati causati dai conflitti. I rientri erano già aumentati di circa il 49% nel 2025 rispetto al 2024, soprattutto nei paesi colpiti da crisi alimentari. Sebbene alcuni siano stati favoriti dal miglioramento delle condizioni di sicurezza locali, altre persone hanno lasciato le aree di sfollamento a causa dell’insicurezza, della riduzione delle opportunità di sostentamento o del calo dell’assistenza umanitaria. Molte sono tornate in aree caratterizzate da mezzi di sussistenza compromessi e servizi limitati; pertanto, il rientro non implica necessariamente una riduzione dei bisogni umanitari. Le persone sfollate rimangono particolarmente vulnerabili. Oltre il 30% di esse si trovava, o si prevedeva che si sarebbe trovato, in condizioni di elevata insicurezza alimentare acuta in Bangladesh, Ciad, Libano, Mauritania, Myanmar e Uganda; oltre il 40% in Mozambico e Somalia; oltre il 50% in Kenya; e oltre il 70% a Gibuti, Haiti e Sudan.
Finanziamenti umanitari e allo sviluppo
I finanziamenti umanitari e allo sviluppo rimangono insufficienti. Si prevede che l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS/ODA) netto proveniente dai Paesi membri del Development Assistance Committee (DAC) scenderà a 152 miliardi di dollari, il livello più basso dal 2014. Si tratterebbe del terzo calo annuale consecutivo. I tagli previsti si concentrano in particolare sui servizi destinati a contrastare l’insicurezza alimentare e la malnutrizione, con una riduzione di circa il 40%. Si prevede inoltre che i finanziamenti destinati alla sanità scenderanno al di sotto dei livelli precedenti alla pandemia. Infine, anche la riduzione dei finanziamenti di base destinati alle Nazioni Unite dovrebbe comportare una diminuzione dell’assistenza umanitaria, nutrizionale e agricola in numerosi paesi colpiti da crisi alimentari.



