Continua per la popolazione di Gaza la deprivazione dall’accesso ad acqua e ad aiuti umanitari a causa del blocco illegale imposto da Israele. Il danno subito dalle infrastrutture idriche nella Striscia, secondo quanto emerso dalla valutazione di Coastal Municipalities Water Utility (CMWU),sarebbero di 800 milioni di dollari –se non di più a causa di alcune zone inaccessibili. Nel corso del conflitto, più dell’80% delle infrastrutture idriche (pozzi, impianti di desalinizzazione) sono andate distrutte, provocando un collasso dell’84% nella produzione di acqua –tradotto in una diminuzione a 3 litri al giorno di acqua pro capite contro i 15 litri minimi raccomandati dall’OMS– contaminazione delle falde, e scarichi di acque reflue non trattati.
Da marzo 2025, Israele ha posto un blocco su 2 milioni di dollari in aiuti e attrezzature idriche fornite da Oxfam, in accordo con la risposta israeliana restrittiva nei confronti di 37 tra le ONG operanti a Gaza. Nonostante ciò, assieme all’aiuto di partner locali, Oxfam ha ripristinato l’utilizzo di pozzi d’acqua a Gaza City e Khan Younis; altri pozzi sarebbero in fase di costruzione, per un totale di 175.000 potenziali palestinesi beneficiari entro la fine di febbraio.
Secondo l’ONU, ad oggi sono 1,1 milioni i palestinesi in urgente bisogno di aiuto in vista dell’inverno. L’impatto del blocco sulle famiglie è devastante: da coloro costretti a fare uso di acqua inquinata a fiumi di rifiuti nelle strade delle città, aumentando i rischi di grave disidratazione e di diffusione delle malattie.




