Negli ultimi mesi, la Mauritania è tornata al centro del dibattito sulla gestione della migrazione. In particolare, diversi osservatori internazionali e organizzazioni per i diritti umani hanno espresso preoccupazione per l’impatto umanitario delle crescenti campagne di espulsione del paese.
Il governo ha recentemente avviato una serie di arresti di massa, con diversi migranti che denunciano fermi arbitrari, spesso nel cuore della notte, in grandi mercati, intorno alle stazioni degli autobus o persino nelle strade principali. Secondo l’Associazione Mauritana per i Diritti Umani (AMDH), solo a marzo 2025 circa 1.200 persone sono state deportate, di cui quasi 700 titolari di permessi di soggiorno regolari che consentivano loro di lavorare legalmente.
Per esempio, Omar, un lavoratore gambiano di 29 anni, si era trasferito a Nouadhibou, seconda città della Mauritania, per lavorare in un cantiere, guadagnando abbastanza per sostenere la famiglia in Gambia e pagare la scuola dei fratelli. Dopo diversi raid nel complesso dove viveva con altri migranti, è stato arrestato e detenuto per tre giorni. Episodi simili, insieme alla costante minaccia di estorsioni e molestie, alimentano paura e incertezza tra chi si sposta alla ricerca di opportunità migliori. Alcuni hanno anche raccontato che, una volta portati in commissariato, venivano rilasciati solo dopo aver pagato una tangente.
Donne e bambini sono frequentemente bersaglio delle operazioni e particolarmente esposti a violenza sessuale, malnutrizione e separazioni familiari. Sovente, i minori sono trattenuti insieme agli adulti, con accesso limitato a igiene, alimentazione e cure mediche.
Nonostante il ministro dell’Interno, Mohamad Ahmed Ould Mohamed Lemine, rivendichi il diritto di gestire il movimento degli stranieri sul territorio nazionale, non è stata fornita alcuna spiegazione pubblica sulle ragioni delle deportazioni. Alcuni osservatori hanno notato che l’aumento degli arresti è iniziato poco dopo l’annuncio di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, di un nuovo partenariato migratorio tra UE e Mauritania del valore di 210 milioni di euro (248 milioni di dollari). Infatti, la Mauritania riveste particolare interesse per la sua vicinanza alle Isole Canarie: nel 2024, oltre la metà dei quasi 47.000 migranti irregolari arrivati nell’arcipelago proveniva proprio dal paese dell’Africa occidentale.
L’accordo ricorda intese simili stipulate dall’UE con Marocco, Tunisia, Libia e Niger, tutti paesi lungo le principali rotte migratorie verso il Mediterraneo centrale. Nello specifico, mira a esternalizzare i confini europei delegando il controllo dei flussi migratori a stati di transito africani. Tuttavia, i gruppi per i diritti umani avvertono che queste misure alimentano l’instabilità crescente, poiché le autorità locali ricorrono spesso a profilazione razziale, arresti arbitrari ed espulsioni collettive.
La stretta repressiva ha trasformato la Mauritania in una nuova frontiera di spostamento forzato, con migranti esposti ad abusi e persecuzioni. Questa situazione è particolarmente preoccupante in un contesto di crescente cooperazione UE-Mauritania. Mentre la Commissione Europea cerca di sostenere sicurezza e gestione dei flussi migratori, è fondamentale che i diritti umani siano effettivamente rispettati, soprattutto nelle operazioni finanziate o supportate dall’Europa.
