Il Sudan sta attualmente vivendo una grave emergenza umanitaria, il cui epicentro si trova nella città di El Fasher – capitale del Darfur Settentrionale, storica località ubicata nell’ovest del Paese e oggi teatro di violenti scontri tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF), un corpo paramilitare sudanese.
L’attuale conflitto in Sudan affonda le proprie radici nella divisione coloniale imposta dalla Gran Bretagna e dall'Egitto (1899–1956), che separò il Nord, a maggioranza arabo-musulmana, dal Sud, prevalentemente africano, cristiano e animista. Tali divisioni alimentarono due guerre civili, culminate con l’indipendenza del Sud Sudan nel 2011.
Nonostante l’indipendenza, la situazione è rimasta instabile, soprattutto nella regione del Darfur, dove nel 2003 è esplosa un’ondata di violenze che ha provocato innumerevoli atrocità. Dopo la caduta del presidente Omar al-Bashir nel 2019, le speranze di una transizione democratica sono svanite, in particolare quando, nell’aprile 2023, sono esplosi nuovamente gli scontri tra le SAF e le RSF per il controllo dello Stato e l’integrazione delle forze paramilitari nell’esercito nazionale.
Questo nuovo conflitto ha ulteriormente aggravato la crisi umanitaria del Sudan, segnata da violenze etniche, guerriglia urbana, spostamenti di massa e una grave insicurezza alimentare che colpisce milioni di civili. Vent’anni dopo le atrocità commesse nel Darfur, El Fasher è nuovamente teatro di violazioni dei diritti umani su larga scala. Secondo Tom Fletcher, Coordinatore umanitario delle Nazioni Unite, “le atrocità vengono commesse con sfacciata impunità”.
Le Nazioni Unite riferiscono che oltre quattro milioni di persone sono fuggite verso i Paesi confinanti – Ciad, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana – mentre più del 40% della popolazione vive in condizioni di insicurezza alimentare. Negli ultimi mesi, le RSF hanno scavato trincee e accerchiato la città, impedendo l’ingresso a commercianti e organizzazioni umanitarie. I civili, ridotti allo stremo, sono stati costretti a nutrirsi con mangimi per animali, e Medici Senza Frontiere ha segnalato che ben il 75% dei bambini sotto i cinque anni, su un campione di 165 esaminati a El Fasher tra il 18 e il 19 ottobre, risultava malnutrito.
Video diffusi dalle RSF sui social media mostrano esecuzioni sommarie e altre gravi violazioni contro i civili in fuga da El Fasher, che hanno spinto migliaia di persone a lasciare la città dopo la presa delle RSF il 26 ottobre 2025. Federico Borello, direttore esecutivo ad interim di Human Rights Watch, ha avvertito: “Se il mondo non agirà urgentemente, i civili pagheranno il prezzo di crimini ancora più atroci”. I civili in fuga da El Fasher, infatti, affrontano stupri, saccheggi e uccisioni lungo il tragitto.
Human Rights Watch ha inoltre documentato che le RSF hanno commesso crimini di guerra e crimini contro l’umanità nell’ambito di una campagna di pulizia etnica contro i Massalit e altre popolazioni non arabe a El Geneina, capitale del Darfur Occidentale. Borello ha esortato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e gli Stati chiave ad agire con urgenza, sanzionando i vertici delle RSF, e ha invitato l’Unione Europea, il Regno Unito e altri Paesi a proteggere i civili. Ha inoltre chiesto agli Emirati Arabi Uniti di esercitare la propria influenza per porre fine agli attacchi delle RSF contro la popolazione civile.



