La crisi nella Repubblica Democratica del Congo è drammatica. Dopo decenni di conflitto, il paese è stremato da carestia acuta (una delle peggiori a livello mondiale, come dichiarato dalle Nazioni Unite), instabilità politica e sociale, violenza e povertà, quest’ultima peggiorata da un alto tasso di inflazione.
Nelle province di Ituri e North Kivu MONUSCO, la missione di pace ONU nel paese, ha registrato 1.087 morti da giugno. e questo numero è destinato ad aumentare. Il movimento di ribellione M23 detiene ora il controllo di ampie aree del paese, attaccando e controllando intere città.
Al momento 28 milioni di persone non hanno le risorse di base per il sostentamento, come riportato nella Classificazione Integrata delle Fasi della Sicurezza Alimentare (IPC). Nel novembre 2024 l’UNHCR dichiarava più di 6,7 milioni di sfollati interni e più di un milione di richiedenti asilo. Le province più colpite sono North Kivu, South Kivu e Ituri, con città assediate da gruppi di ribelli che stanno bloccando qualsiasi intervento umanitario. L’inflazione e le interruzioni nella catena di approvvigionamento si sovrappongono ai gravi problemi economici e finanziari del paese, rendendo impossibile l’acquisto di beni primari. .
Bintou Keita, il responsabile della missione MONUSCO, ha dichiarato che gli sforzi diplomatici e il supporto nelle operazioni di pace rimangono attivi. Ha assicurato la popolazione che “presto assisteranno a un cambiamento concreto della situazione e di non perdere le speranze". Allo stesso tempo, le attività di MONUSCO stanno subendo forti impedimenti e rallentamenti dovuti a blocchi stradali e attacchi violenti, che impediscono la consegna di cibo, carburante, medicine e tutte le risorse necessarie per il supporto alla popolazione. La situazione è fortemente peggiorata da mancanza di acqua ed elettricità.
Un nuovo accordo di cessate il fuoco permanente rimane tra le priorità della Missione. La Dichiarazione dei Principi di Doha del 19 luglio 2025 fornisce delle linee guida da seguire nei processi di pace, come l’interruzione degli attacchi da parte dei gruppi ribelli. Il mandato di MONUSCO post-dichiarazione consiste nel supervisionare questo processo, assicurandosi che gli impegni per cessare le violenze vengano rispettati dalle parti. Per creare un clima di inclusione nelle trattative, sono stati inclusi MONUSCO, l’esercito e il governo della Repubblica Democratica del Congo, comunità locali e donne.
Nell’attesa che si raggiunga l’accordo di cessate il fuoco, sono state proposte alternative momentanee per il supporto alla popolazione da comunità di rifugio e rifugi nelle basi del MONUSCO. Continui attacchi, violenze e blocchi rendono questi ultimi difficili da raggiungere e impossibilitati a soddisfare il fabbisogno collettivo, dunque insufficienti.
Le risoluzioni adottate dalla missione ONU sono in fase di implementazione e i processi di pace sono in lavorazione, con molte difficoltà. Come riportato da Al Jazeera, il presidente della nazione dal 2001 al 2019, Joseph Kabila, è stato accusato di aver collaborato con i ribelli del movimento M23, e questo evidenzia una delle tante condizioni che rendono il raggiungimento della pace di difficile attuazione. La sentenza lo condanna alla pena di morte e al pagamento di ingenti riparazioni. La dura condanna mette in luce una forte intransigenza verso chi ha collaborato con i fautori della crisi.
Per saperne di più:
- https://news.un.org/en/story/2025/10/1166031
- https://www.wfp.org/news/conflict-and-rising-food-prices-drive-congolese-one-worlds-worst-food-crises-according-new-ipc
- https://monusco.unmissions.org/en/background
- https://news.un.org/en/story/2025/09/1166000
- https://www.aljazeera.com/news/2025/10/2/kabila-sentenced-to-death-what-it-means-for-drc-and-whats-next
- https://news.un.org/en/story/2025/07/1165441
- https://www.unhcr.org/emergencies/dr-congo-emergency




