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Nuova ondata di violenza in Mozambico, la sanità è in grave crisi

Due donne davanti alle loro case a Cabo Delgado Due donne davanti alle loro case a Cabo Delgado Farah Nabil su Unplash

18 luglio 2025

In Mozambico, l’ondata di attacchi a Cabo Delgado sta mettendo in ginocchio il sistema sanitario locale.

Il conflitto a Cabo Delgado è alimentato da una combinazione di cause socio-economiche e sfruttamento delle risorse naturali. La regione è tra le più povere del Mozambico, nonostante l’abbondanza di gas e minerarie, il che ha incrementato un sentimento di frustrazione in diverse fasce della popolazione locale. Dal 2017, gruppi armati non statali, noti localmente come Al‑Shabaab (senza legami diretti con l’omonimo somalo), hanno compiuto violenti attacchi contro civili e infrastrutture, approfittando del gap istituzionale e della disoccupazione giovanile per reclutare adepti.

Negli ultimi mesi, la provincia del Cabo Delgado, nel Mozambico settentrionale, ha registrato un aumento della violenza armata senza precedenti, con seri effetti sul sistema sanitario locale.

Secondo il rapporto dell’Office for the Coordination of Humanitarian Affairs, a maggio 2025 si è toccato il picco di violenza dal giugno 2022, con oltre 134.000 persone colpite. Questi episodi includono anche attacchi diretti alla popolazione civile.

L’intensificarsi del conflitto ha reso assai difficile l’accesso a centri sanitari e farmaci. Molti villaggi si trovano isolati, mentre i team umanitari segnalano problemi crescenti nei movimenti e nella sicurezza degli operatori. La distruzione di infrastrutture e l’interruzione delle rotte stradali amplificano l’incapacità di prestare cure tempestive.

A ciò si aggiunge la precarietà delle risorse interne, infatti, il paese dipende fortemente dagli aiuti esterni per garantire medicinali e personale sanitario, con una rete statale che copre solo circa metà della popolazione, e ancor meno in zone remote.

Organizzazioni come Medici Senza Frontiere sono attive nella regione dal 2019, gestendo servizi comunitari e supporto ai centri sanitari. Tuttavia, nell’attuale contesto di insicurezza, le loro attività sono continuamente interrotte e ritardate. Anche altri partner umanitari segnalano accesso limitato in aree colpite, con circa 2.000 sfollati recentemente trasferiti nel Mecula, provincia di Niassa.

Le autorità e gli operatori sul campo lanciano l’allarme per un imminente collasso sanitario. La mancanza di sicurezza compromette le vaccinazioni e il trattamento di malattie croniche, generando potenziali crisi epidemiche. È urgente rafforzare la protezione dei civili e garantire corridoi umanitari sicuri.

La rinnovata ondata di violenza a Cabo Delgado non è solo una crisi di sicurezza, ma anche un’emergenza sanitaria. Assicurare accesso alle cure è diventato un imperativo per prevenire una catastrofe umanitaria più vasta. Serve un approccio integrato che unisca risposte militari mirate, protezione civile e sostegno robusto al sistema sanitario locale, con la collaborazione di governi, agenzie internazionali e ONG.

Per saperne di più:

https://reliefweb.int/report/mozambique/mozambique-rise-violence-increasingly-compromising-access-healthcare-cabo-delgado-enpt 

 

di Viviana Ciucci

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