Le nuove barriere che dividono la Cisgiordania

Ramallah, Palestina. Ramallah, Palestina. nour tayeh

9 luglio 2025

In Cisgiordania peggiora la crisi umanitaria: sfollamenti continui, blocchi e ospedali al collasso. Sinjil la nuova prigione a cielo aperto.

Il 4 luglio 2025, la città cisgiordana di Sinjil, a nord-est di Ramallah, è stata completamente isolata da una recinzione metallica alta cinque metri, costruita dalle autorità israeliane. L’accesso è ora limitato a un unico punto di ingresso, presidiato dai militari, e ha confinato fisicamente la popolazione residente di circa 8.000 abitanti a soli 4 ettari di terreno, impedendo loro l’accesso diretto ai terreni agricoli. Ufficialmente, la misura servirebbe a proteggere un’arteria stradale riservata agli israeliani, tuttavia sul piano pratico, ciò comporta gravi conseguenze per i residenti, che denunciano la perdita dei mezzi di sussistenza e notevoli difficoltà negli spostamenti quotidiani.

"Sinjil è ormai una grande prigione [...] ora ci è proibito andare al vivaio. Tutti gli alberi che avevo sono bruciati e andati perduti", ha detto Mousa Shabaneh, 52 anni, padre di sette figli che ha visto la sua unica fonte di reddito andata distrutta dagli operai che erigevano le barriere.

Secondo l’Autorità Nazionale Palestinese, questa misura si inserisce in una strategia più ampia volta a rendere la vita dei palestinesi sempre più difficile nei territori occupati, mentre le autorità israeliane sostengono che la libertà di movimento non è stata compromessa in quanto l’ingresso principale della città resta accessibile, e soprattutto ne rivendica l’esigenza per la protezione della sicurezza nazionale. 

Questo, insieme alla mancanza di carburante utile per mantenere attivi i servizi essenziali, al sistema ospedaliero al collasso e a tanti altri problemi, contribuisce a rendere ancora più critica la situazione in tutta la Striscia di Gaza. 

Il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, ha sottolineato l’urgenza di un rifornimento immediato, specialmente per alimentare i sistemi idrici, gli ospedali e le reti di telecomunicazione, ma Secondo l’Ufficio ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) le operazioni umanitarie risultano fortemente limitate: solo quattro su 12 tentativi di coordinamento logistico con le autorità israeliane sono andati a buon fine lunedì scorso e soltanto uno di questi ha portato alla consegna di aiuti. 

Rimane ferreo l’appello del Segretario per un cessate il fuoco e la «condanna della perdita di vite umane tra i civili». 

Di Viviana Ciucci

 

Per saperne di più, leggi:

https://news.un.org/en/story/2025/07/1165347

https://www.reuters.com/world/middle-east/west-bank-town-becomes-big-prison-israel-fences-it-2025-07-04/

https://news.un.org/en/story/2025/07/1165321

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