8 luglio 2025
Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania e Polonia hanno manifestato la volontà di ritirarsi dalla Convenzione di Ottawa: motivazioni e conseguenze.
La recente e inaspettata decisione di ben cinque paesi europei di recedere dalla Convenzione internazionale per la proibizione dell’uso, stoccaggio, produzione, vendita di mine anti uomo e relativa distruzione - anche nota come “Convenzione di Ottawa” - ha destato timori nella comunità internazionale.
In vigore dal 1999, la Convenzione impone i seguenti vincoli agli Stati Parte: vieta di utilizzare, produrre, stoccare o trasferire mine antiuomo; obbliga a distruggere lo stoccaggio posseduto, a bonificare i territori contaminati e ad assistere le vittime sopravvissute. Il trattato è stato ratificato ad oggi da 164 paesi, ispirati dal comune intento di arginare gli esiti negativi che tale tipo di arma proietta sui civili, anche dopo decenni dalla terminazione delle ostilità. Le mine antiuomo uccidono o mutilano individui, spesso bambini, senza effettuare alcuna distinzione tra combattenti e civili. Limitano la libertà di movimento e l’accesso ai terreni coltivabili contaminati dalle mine, costituendo un grosso ostacolo ai processi di sviluppo economico delle popolazioni. Volker Türk, Alto Commissario delle Nazioni unite per i Diritti umani, ha dichiarato che tali rischi, costanti e di lungo termine, oscurano qualsiasi vantaggio strategico che si potrebbe ottenere sul piano militare attraverso il loro utilizzo.
Per i tre paesi baltici il procedimento di recesso è stato già avviato e avrà effetto tra sei mesi, mentre Finlandia e Polonia sono in procinto di avviare il procedimento formale di uscita. La volontà di ritirarsi dalla Convenzione affonda le radici nella percezione che la propria sicurezza nazionale sia messa a rischio, sentimento esacerbato dall’invasione dei territori ucraini da parte della Russia. La stessa Ucraina ha dichiarato di voler recedere dal trattato, ma questa dichiarazione risulta per lo più simbolica, in quanto uno stato parte coinvolto in un conflitto armato non è autorizzato a recedere dalla Convenzione fino al termine delle ostilità.
Türk ha sottolineato che aderire ai divieti sulle mine antiuomo in periodi di pace, venendo meno ad essi in fasi di conflittualità, mette a rischio non solo decenni di progressi, ma anche l’impalcatura normativa del Diritto internazionale umanitario. Nel corso dei decenni la Convenzione ha ottenuto ragguardevoli successi, tra cui la riduzione del numero di paesi produttori di mine antiuomo da 50 a meno di 10 e la messa in sicurezza di zone contaminate che risultavano motivo di rischio per le popolazioni locali.
L’Alto Commissario e una delegazione di Stati africani guidata dal Sud Africa hanno chiesto ai cinque paesi europei di riconsiderare il recesso dal trattato, affermando che le attuali sfide che la comunità internazionale è chiamata a fronteggiare richiedono un livello sempre più elevato di cooperazione, che non può essere ridotto e deve essere consolidato.
Di Sonia Iovine
Per saperne di più:
https://www.hrw.org/news/2025/07/01/five-european-states-withdraw-from-mine-ban-treaty
https://www.icrc.org/en/article/FAQ-anti-personnel-mine-ban-convention-ottawa-treaty




