Dal 13 giugno 2025, Israele e Iran si confrontano in una rapida e continua escalation militare. Tutto è cominciato poco dopo che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha dichiarato che l’Iran aveva violato i propri obblighi in materia di non proliferazione nucleare. In risposta, Israele ha lanciato una serie di attacchi aerei su Teheran, colpendo siti nucleari e infrastrutture missilistiche.
L’offensiva mirava a impedire all’Iran di ottenere armi nucleari e a destabilizzare il governo della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei. L’Iran ha reagito lanciando oltre 300 missili e centinaia di droni contro obiettivi militari e strategici in Israele, alcuni dei quali hanno colpito aree civili, incluso un ospedale. Il conflitto aereo tra i due Paesi è ormai entrato nella seconda settimana, con un bilancio civile in continuo aumento.
Per decenni, Israele e Iran si sono affrontati attraverso guerre per procura e scontri indiretti. Gran parte di questi scontri non si è verificata alla luce del sole: l’Iran ha sostenuto gruppi come Hamas e Hezbollah, mentre Israele è stato accusato di vari omicidi mirati, esplosioni e attacchi informatici volti a rallentare il programma nucleare iraniano. Tuttavia, dopo gli attacchi guidati da Hamas del 7 ottobre 2023 e l’inizio della guerra israeliana a Gaza, le tensioni fra i due Paesi si sono trasformate in un confronto aperto.
Nel mezzo dell’escalation, sono i civili a pagare il prezzo più alto: il numero di morti e feriti continua a salire e si registrano gravi danni alle infrastrutture civili. Le forze militari di entrambi i Paesi hanno emesso avvisi di evacuazione, provocando panico generalizzato e un esodo di rifugiati sia da Teheran che da alcune aree di Israele.
Con una popolazione che supera i 10 milioni di abitanti, evacuare Teheran è stato impossibile. Le strade sono state bloccate da interminabili ingorghi e la carenza di carburante a livello nazionale ha causato code chilometriche ai distributori. In entrambi i Paesi, i governi hanno assunto un controllo rigido delle informazioni: l’Iran ha limitato l’accesso a Internet e alle app di messaggistica, mentre Israele ha invocato motivi di sicurezza per colpire cittadini che condividono post e video considerati in violazione delle severe norme sulla censura.
Finora, i bombardamenti hanno causato la morte di oltre 200 civili in Iran e almeno due dozzine in Israele.
Dall’inizio delle ostilità, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, ha chiesto “la massima moderazione” e ha sottolineato l’importanza del rispetto del diritto umanitario internazionale da parte di entrambi gli Stati. Anche l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha espresso profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione umanitaria. Nel frattempo, la comunità internazionale ha reagito con crescente allarme: i leader europei hanno sollecitato l’Iran a tornare al tavolo dei negoziati, mentre il presidente statunitense Donald Trump ha approvato piani preliminari per un possibile attacco all’Iran—sebbene non abbia ancora preso una decisione definitiva in merito.
Di Megan Xing




