Il terremoto che si è verificato giovedì 28 marzo ha avuto un impatto significativo sul Myanmar. La giunta militare del Paese ha riferito che il bilancio delle vittime è di circa 2.000 persone, anche se si prevede che questa cifra possa aumentare con il proseguire delle operazioni di soccorso. Le aree inizialmente colpite dall'evento sismico sono state Mandalay e Sagaing, ma le ripercussioni sono state avvertite anche a Bago, Magway, Nay Pyi Taw e in parte dello Stato Shan.
Nonostante il dispiegamento di squadre di soccorso provenienti da circa 20 Paesi, l'utilizzo di cani da fiuto e lo stanziamento di fondi per 15 milioni di dollari da parte delle Nazioni Unite, gli ospedali sono sovraccarichi di un elevato numero di pazienti feriti che richiedono cure adeguate. La situazione è ulteriormente aggravata dall'inagibilità di molte strade primarie e dall'interruzione delle reti di comunicazione. Il World Food Programme (WFP) ha annunciato l'intenzione di fornire pasti pronti, cibo e assistenza in denaro a circa 900.000 persone. D'altra parte, gli aiuti statunitensi sono stati gravemente ridotti a seguito del taglio dei fondi all'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale deciso da Trump.
Il problema naturale ha esacerbato la già disastrosa situazione umanitaria a seguito del colpo di Stato militare del febbraio 2021. Come riportato da Global Conflict Tracker, il colpo di Stato è stato guidato dal generale Min Aung Hlaing come risposta ai risultati delle elezioni, ritenuti fraudolenti. Successivamente, nell'aprile 2021 è stato istituito il National Unity Government (NUG) da parte di funzionari destituiti, gruppi etnici e manifestanti a favore della democrazia. Poco dopo, il NUG si è alleato con la People’s Defence Force (PDF), un'unione militare contro la giunta. Gli sforzi del NUG hanno raccolto il sostegno di gruppi etnici ribelli in tutto il Paese, tra cui i gruppi che hanno formato l'Alleanza delle Tre Fratellanze nell'ottobre 2023.
Si stima che la crisi umanitaria riguardi 20 milioni di persone bisognose di assistenza, con 3,5 milioni di sfollati e oltre 75.000 morti. Inoltre, la perdita dell'autorità su numerose regioni, tra cui la città di Mandalay, da parte della giunta ha aumentato le difficoltà di elaborare un piano di risposta completo ed efficace. Ciò è ulteriormente aggravato dal fatto che il numero di personale che la giunta poteva utilizzare per attuarlo è stato gravemente ridotto poiché una parte di esso si è unita alla resistenza. Di conseguenza, il Generale ha chiesto aiuto alla comunità internazionale, cambiando la sua politica.
Il coordinatore umanitario e residente delle Nazioni Unite Marcoluigi Corsi ha dichiarato che il Country Team delle Nazioni Unite continuerà a fornire aiuti e supporto ai civili, ma ha ribadito la necessità di implementare un piano di risposta all'emergenza che aumenti anche le misure per prevenire futuri shock. Alla luce delle operazioni militari in corso, l'inviato speciale delle Nazioni Unite per il Myanmar Julie Bishop ha lanciato un appello alle parti coinvolte, sollecitando la cessazione delle attività militari per dare priorità al salvataggio dei civili.




