Minori nei contesti di guerra: punti chiave del rapporto ONU 2025

Bambini giocano su un banco di scuola nei pressi di rifugi temporanei, testimoniando la loro resilienza di fronte alla crisi e allo sfollamento. Bambini giocano su un banco di scuola nei pressi di rifugi temporanei, testimoniando la loro resilienza di fronte alla crisi e allo sfollamento. © Ahmed Akacha su Pexels

L'articolo analizza il Rapporto 2025 del Segretario Generale delle Nazioni Unite su "Bambini e conflitti armati”, presentando dati e raccomandazioni.

Il report rivela che nel 2025 le violazioni contro i bambini in contesti di conflitti armati hanno raggiunto il livello più alto mai registrato dall’ONU negli ultimi trent’anni, coinvolgendo direttamente oltre 24.174 minori. A livello globale, tutte le parti coinvolte in un conflitto armato continuano a commettere serie violazioni, rimanendo pressoché impunite, venendo meno in modo sistematico alle norme del diritto umanitario internazionale. Secondo il documento, le forze governative sono responsabili del maggior numero di violazioni rispetto agli attori non statali, specialmente per quanto riguarda uccisioni e mutilazioni, attacchi a scuole e ospedali, e reclutamento forzato di bambini in operazioni militari. Questo trend è ulteriormente corroborato dal rapporto sul diritto umanitario internazionale del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) del 2024, che riporta una crescita costante di illeciti da parte delle forze governative. Ciò desta particolare preoccupazione in quanto indica che le autorità istituzionali, formalmente tenute ad essere garanti dei diritti umani, sono le stesse che li vìolano più frequentemente

Il documento riporta le principali violazioni sui minori in un periodo che va da gennaio a dicembre 2025 e include anche tutte le violazioni avvenute negli anni precedenti ma verificate e confermate nel 2025. Dal punto di vista metodologico, il report fa riferimento alla risoluzione 1612 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che stabilisce l’uso del Monitoring and Reporting Mechanism (MRM) per verificare con criteri oggettivi  sei gravi violazioni ai danni dei minori: uccisione e mutilazione, reclutamento, violenza sessuale, attacchi a infrastrutture scolastiche e sanitarie, rapimento e negazione dell’assistenza umanitaria. Oltre ai dati quantitativi, il report include allegati contenenti un elenco dettagliato di tutte le parti responsabili delle violazioni a livello globale. Tra questi figura anche una “lista nera” in cui sono inseriti specificamente gli eserciti regolari di diversi Stati membri. L’ONU precisa che queste cifre offrono una stima per difetto, in quanto rappresentano esclusivamente i casi direttamente verificati dal proprio personale, ai quali l’effettivo accesso sul campo non è sempre garantito.

Analizzando la distribuzione dei reati paese per paese, sia nei contesti all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza, sia in quelli non inclusi in agenda, il report identifica uccisioni e mutilazioni come categoria di violazione più estesa su scala globale nel 2025, con un’incidenza di circa il 26% sui casi totali. Tali crimini prevalgono principalmente nelle crisi formalmente all’ordine del giorno dell'ONU, mentre se si guarda solo alle situazioni non in agenda, i rapimenti risultano essere la violazione più frequente. Sotto il profilo geografico, l’Africa registra il maggior numero di violazioni complessive, pari al 40% del totale globale, seguita dal Medio Oriente con oltre il 27%. Tuttavia, tale volume si ripartisce diversamente nelle due regioni, rendendo quest’ultimo dato ancora più grave: in Africa, infatti, sono 14 gli scenari monitorati, contro i quattro in Medio Oriente. Rapportando il peso percentuale al numero di situazioni coinvolte, emerge una densità di violazioni nettamente più elevata in Medio Oriente, il che fa della regione il vero epicentro dell’emergenza nel 2025. Come ampiamente documentato anche dai media internazionali, la situazione in Israele e nello Stato di Palestina appare la più problematica, rappresentando l'80% di tutte le violazioni avvenute in Medio Oriente e il 22% del totale a livello mondiale. Questi numeri delineano un quadro drammatico se si considera che il secondo scenario più colpito, la Repubblica Democratica del Congo con il 9%, registra un totale di violazioni pari a circa la metà di quelle verificatesi durante il conflitto israeliano-palestinese.

Nella parte conclusiva, il report traccia linee guida per la comunità internazionale, chiedendo che gli Stati membri rispettino il quadro normativo vigente, nello specifico: la proibizione di armi esplosive nelle aree ad alta densità abitativa, la salvaguardia delle infrastrutture essenziali per l’infanzia e un controllo rigoroso sull’uso di tecnologie militari avanzate. Sollecita inoltre di trattare i minori anzitutto come vittime, chiedendo agli Stati membri di porre fine alle detenzioni per presunta affiliazione a gruppi armati, e invita a una maggiore vigilanza da parte delle aziende tech e delle piattaforme digitali per contrastare più efficacemente il reclutamento online. 

Il documento, infine, evidenzia il ruolo fondamentale dei finanziamenti a lungo termine per la protezione dell’infanzia. Come evidenziato dai dati raccolti da ACAPS, la drastica riduzione dei fondi destinati all’assistenza umanitaria decisa dagli Stati Uniti ha generato un forte impatto sistemico, esponendo i minori a rischi crescenti. In questo contesto, una recente pubblicazione dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), a firma di Jonathan Hall e colleghi, sottolinea l'urgenza di affiancare alla protezione fisica un’attenzione prioritaria alla tutela della salute mentale e allo sviluppo psicologico dei minori. Tali punti di priorità sono stati ampiamente ripresi anche nel dibattito ONU dedicato al report, durante il quale Catherine Russell, Direttrice Esecutiva del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), ha sottolineato la necessità di creare piani mirati per contrastare le conseguenze indirette dei conflitti, come ad esempio lo sfollamento e la perdita dell’istruzione. Parallelamente, Jainaba Jagne, Inviata Speciale dell’Unione Africana, ha ribadito l’importanza di investire con continuità nei percorsi di reinserimento sociale dei minori vittime dei conflitti. Un’urgenza confermata anche dai dati raccolti dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), secondo cui nel 2025 i minori rappresentavano il 39% della popolazione mondiale costretta a sfollamento forzato.

 

Di Federica Santini

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