Il 28 febbraio 2026 la scuola primaria Shajareh Tayyebeh a Minab, nella provincia di Hormozgan, nel sud dell’Iran, è stata colpita durante l’orario scolastico, con decine di vittime civili, tra cui numerosi bambini. L’attacco, avvenuto nell'ambito dei numerosi raid effettuati in tutto l'Iran dalle forze israeliane e statunitensi, è stato oggetto di un’analisi approfondita condotta da Human Rights Watch (HRW) in collaborazione con esperti e strutture investigative della stessa organizzazione, come il Digital Investigations Lab.
L’analisi si è basata su quattordici video e fotografie pubblicati sui social media e registrati immediatamente dopo l’attacco o durante le operazioni di soccorso, oltre a quattro materiali visivi provenienti dalle cerimonie funebri. Il rapporto è stato integrato da circa quaranta immagini satellitari pubblicamente disponibili raccolte negli ultimi venticinque anni, insieme a ulteriori immagini commerciali acquisite dopo l’attacco che mostrano il sito colpito e il vicino cimitero dove le vittime sono state sepolte. Oltre alle evidenze fotografiche e satellitari, dichiarazioni della Mezzaluna Rossa iraniana e di funzionari governativi di Iran, Israele e Stati Uniti, insieme a rapporti di media indipendenti, sono stati presi in considerazione per ottenere ulteriori dettagli sull’attacco.
Secondo le ricostruzioni, l’attacco alla Shajareh Tayyebeh Primary School, situata all’interno del complesso del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC) a Minab, è avvenuto con una serie di esplosioni che hanno interessato almeno otto edifici direttamente, inclusa la scuola stessa. Le immagini satellitari e i video verificati hanno mostrato crolli parziali del tetto, colonne di fumo e danni consistenti ad altre strutture, tra cui la clinica del complesso, mostrando gli effetti di un attacco su larga scala che non ha tenuto conto della presenza di civili. La distribuzione dei punti d’impatto e le tracce lasciate dalle munizioni hanno indicato l’uso di ordigni guidati di alta precisione, diretti verso edifici specifici, e non il risultato di errori o malfunzionamenti.
Le conseguenze umane dell’attacco hanno riguardato principalmente bambini e personale scolastico. Le fonti indicate dallo HRW hanno confermato almeno 168 vittime, di cui circa 48 bambini, e decine di feriti. La documentazione fotografica e video ha mostrato corpi tra le macerie, ambulanze in arrivo e operazioni di soccorso immediato, mentre il cimitero di Minab ha registrato scavi rapidi di numerose fosse, alcune scavate con macchinari pesanti, per accogliere le vittime. La verifica dei nomi disponibili ha permesso di identificare solo in parte alunni, insegnanti e alcuni membri del personale scolastico coinvolti tra le vittime.
La gravità dell’accaduto è ancora più evidente dall’analisi delle modifiche strutturali precedenti alla scuola, come la costruzione di un muro divisorio e di un ingresso indipendente, che avevano di fatto separato la struttura dalle aree adibite ad operazioni militari. L’uso di percorsi separati e l’assenza di presidi militari nella scuola indicavano chiaramente che essa non svolgeva funzioni operative, rendendola quindi una struttura civile. La mancanza di preavviso, unita alla natura non militare della struttura, hanno contribuito ad aumentare la mortalità dell’attacco. I tentativi dello HRW di ottenere risposte dalle autorità militari dei paesi coinvolti sono stati elusi o ignorati, creando un’assenza di responsabilità tra le parti coinvolte.
L’insieme delle evidenze indica un attacco con ordigni ad alta precisione che ha colpito edifici civili e causato perdite umane significative, configurando potenziali violazioni delle norme internazionali sui conflitti armati. Anche qualora la scuola avesse ospitato attività militari, sono infatti vietati gli attacchi contro obiettivi militari se il danno previsto ai civili e agli oggetti civili è sproporzionato rispetto al vantaggio militare atteso dall'attacco. L’analisi delle esplosioni e delle conseguenze umane suggerisce la necessità di indagini indipendenti per accertare responsabilità e potenziali crimini di guerra, valutando se siano stati ignorati rischi prevedibili per civili e infrastrutture protette. La protezione delle scuole rappresenta infatti un elemento cruciale per ridurre perdite future e garantire che la conduzione di operazioni militari rispetti principi fondamentali di diritto internazionale.
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