Conflitti senza freni: trend globali e impatto sui civili nel 2025

Civili in strada durante un episodio di violenza urbana Civili in strada durante un episodio di violenza urbana © Hasan Almasi su Unsplash

Secondo ACLED, nel 2025 i conflitti armati si sono intensificati e una persona su sei nel mondo è stata esposta a episodi di violenza.

I più recenti dati ACLED indicano che i conflitti contemporanei sono sempre più violenti e complessi. A governarli sono dinamiche globali e locali caratterizzate dalla riduzione della  moderazione di Stati e gruppi armati nell’uso della forza, dalla normalizzazione della violenza contro i civili e dalla limitazione delle possibilità di mediazione. Conseguentemente, è messa a dura prova la sicurezza delle popolazioni e il funzionamento dei sistemi umanitari viene fortemente destabilizzato.

Le nuove dinamiche dei conflitti armati

Alti livelli di conflitto sono ormai la norma. Gli attori armati in tutto il mondo mostrano una crescente propensione all’uso della forza, ignorando apertamente conseguenze politiche, legali e umanitarie. Nel 2025, ACLED ha registrato oltre 185.000 eventi violenti, il doppio rispetto al 2021. In particolare, Europa e Medio Oriente hanno registrato i cambiamenti più significativi nei livelli di violenza.

A seguito dell’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, ACLED ha registrato una crescita esponenziale dei livelli di violenza in Europa, passando dai 37.279 eventi militari del 2022 ai 83.884 eventi militari del novembre 2025. Al contrario, nel Medio Oriente la violenza è diminuita dopo aver raggiunto il picco nel 2024: la riduzione delle campagne aeree israeliane e turche in Libano e Iraq, i fragili cessate il fuoco in Libano e Gaza e la conclusione della guerra civile siriana hanno portato a una diminuzione del 48% del numero di eventi militari rispetto a quelli registrati nel 2024.

Cresce la responsabilità degli Stati negli episodi di violenza in tutto il mondo. Le forze governative sono state direttamente coinvolte nel 74% degli eventi violenti a livello globale nel 2025. Questo fenomeno riflette l’erosione delle norme democratiche e internazionali, che consente ai governi di ricorrere alla forza con minori vincoli, sia all’interno del proprio Paese che all’estero.

Israele e Russia sono responsabili congiuntamente dell’88% di tutti gli episodi violenti che hanno preso di mira civili al di fuori dei propri confini nel 2025, a causa delle loro guerre prolungate in Medio Oriente e in Ucraina. Allo stesso tempo, l’esercito del Myanmar è responsabile di quasi un terzo della violenza statale contro i propri cittadini, sottolineando la crescente normalizzazione della repressione interna come strumento di governo.

La guerra dei droni trasforma i conflitti. I gruppi armati usano sempre più frequentemente droni per ampliare il proprio raggio operativo. Nel 2025, ACLED ha registrato 469 gruppi armati non statali — tra cui insorti, milizie, bande e cartelli transnazionali — che hanno impiegato droni in almeno un attacco negli ultimi cinque anni. In particolare, 58 gruppi hanno utilizzato droni per la prima volta nel 2025, dimostrando come tecnologie un tempo riservate agli Stati siano oggi accessibili anche ad attori non statali con risorse limitate.

I gruppi islamisti violenti rimangono una minaccia. Nonostante un calo del 13% delle attività dell’ISIS a livello globale, le organizzazioni affiliate hanno intensificato le operazioni in Somalia, Niger e Mozambico, consolidando l’Africa come perno strategico del gruppo. Circa il 79% delle attività globali dell’ISIS nei primi 11 mesi del 2025 si è concentrato in Africa, rispetto al 49% del 2024, segnalando una ristrutturazione geografica piuttosto che un calo della minaccia.

Impatto sui civili e sulla sicurezza globale

Il maggior impiego della forza da parte di Stati e gruppi armati nei conflitti contemporanei ha avuto conseguenze profonde per le popolazioni civili, al punto che i conflitti odierni sono sempre più caratterizzati da un loro ampio coinvolgimento, con attori armati che ricorrono alla violenza in modo indiscriminato e con scarso rispetto per la responsabilità.

Nel 2025, una persona su sei nel mondo è stata esposta ad episodi di conflitto armato. ACLED ha registrato oltre 56.000 episodi di violenza diretta contro civili, il livello più alto negli ultimi cinque anni. Si stima che 831 milioni di persone, equivalenti al 16% della popolazione globale, vivano in aree colpite da conflitto, evidenziando l’espansione geografica e demografica della violenza.

I civili non solo affrontano maggiori livelli di violenza su scala globale, ma anche una quota crescente di violenza statale. Gli episodi di violenza contro civili perpetrati da forze governative sono triplicati dal 2020: nel 2025, gli Stati sono stati responsabili del 35% di tutta la violenza globale contro civili, rispetto al 20% del 2020. Ciò riflette un progressivo declino nel rispetto delle norme internazionali umanitarie e una crescente disponibilità dei governi a usare la forza senza porsi i tradizionali limiti imposti dal diritto.

Allo stesso tempo, gruppi armati non statali e bande rimangono i principali autori di violenze contro i civili, responsabili di circa due terzi degli episodi e del 59% delle vittime nel 2025. Il dato segnala la crescente frammentazione dei conflitti e la difficoltà di tutelare i civili in contesti segnati da violenze multiple e sovrapposte.

Insieme, queste tendenze delineano un contesto globale in cui i civili affrontano una esposizione senza precedenti alla violenza, mentre attori statali e non statali operano con sempre meno vincoli, contribuendo ad una instabilità prolungata e un crescente rischio umanitario.

 

Per saperne di più:

 

 

di Alessandro Contino

Letto 1650 volte