Impatto del conflitto sull’insicurezza alimentare dei civili a Gaza

Palestina, Gaza, foto di un bambino Palestina, Gaza, foto di un bambino © Hosny Salah su Pixabay

Il conflitto nella Striscia di Gaza continua a compromettere l’accesso al cibo e le condizioni di vita della popolazione civile.

Il report analizzato è stato elaborato dall’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), un’iniziativa globale sviluppata dalla Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) insieme ad altre organizzazioni internazionali, finalizzata alla valutazione dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione nei contesti di crisi. L’IPC fornisce analisi indipendenti e standardizzate, ampiamente riconosciute dalla comunità internazionale, per misurare l’impatto delle crisi sulla popolazione civile, in particolare nei contesti di conflitto armato. Lo Special Brief sulla Striscia di Gaza, riferito al periodo ottobre 2025–aprile 2026, è stato redatto da esperti di sicurezza alimentare, nutrizione e salute pubblica, con il contributo di partner operativi sul terreno, con l’obiettivo di offrire un quadro rigoroso e comparabile delle condizioni di vita dei civili e di orientare le decisioni umanitarie e politiche.

La metodologia adottata dall’IPC combina dati quantitativi e qualitativi provenienti da indagini sulle famiglie, monitoraggio dei mercati, informazioni sanitarie e nutrizionali e valutazioni sull’accesso agli aiuti umanitari. L’analisi si concentra sugli effetti diretti e indiretti del conflitto armato sulla popolazione civile della Striscia di Gaza, in particolare sull’accesso al cibo, sulla perdita dei mezzi di sussistenza e sul deterioramento delle condizioni sanitarie, con l’obiettivo di valutare in che misura l’intensità e la durata del conflitto abbiano compromesso la capacità delle famiglie di soddisfare i bisogni alimentari minimi. Il report evidenzia come, rispetto all’ultima analisi IPC di agosto 2025, la situazione della sicurezza alimentare nella Striscia di Gaza sia parzialmente migliorata, principalmente grazie all’aumento delle consegne umanitarie e commerciali seguito alla riduzione delle ostilità. Tuttavia, tali progressi restano subordinati a un accesso umanitario imprevedibile e discontinuo, ancora al di sotto dei livelli pre-crisi.

Ciononostante, la situazione rimane critica: l’intera Striscia di Gaza è classificata in Emergenza (IPC Fase 4) fino a metà aprile 2026, mentre nessuna area risulta attualmente classificata in Carestia (IPC Fase 5). Tra il 16 ottobre e il 30 novembre 2025, circa 1,6 milioni di persone hanno affrontato livelli elevati di insicurezza alimentare acuta (IPC Fase 3 o superiore), con circa 104.000 persone in Catastrofe (IPC Fase 5) e oltre mezzo milione in Emergenza (IPC Fase 4). La situazione resta particolarmente grave nei governatorati di Nord Gaza, Khan Younis, Deir al-Balah e Gaza, dove tra il 75% e l’85% della popolazione è colpita. In ciascun governatorato, circa il 5% della popolazione rimane in Catastrofe, con una carenza estrema di cibo e/o di altri bisogni essenziali. Dopo oltre due anni di guerra, molte famiglie hanno esaurito risparmi e beni. Il cessate il fuoco del 10 ottobre ha solo parzialmente ridotto l’intensità del conflitto: le ostilità continuano, mentre persistono gravi limitazioni all’accesso umanitario e agricolo, danni estesi alle infrastrutture e livelli elevati di sfollamento. Oltre l’80% delle strutture e circa il 77% della rete stradale risultano danneggiati. Dopo la tregua si sono verificati consistenti movimenti di popolazione, soprattutto dal sud verso il nord, con un aggravamento del sovraffollamento, del deterioramento delle condizioni sanitarie e dei rischi di protezione. Con l’avvicinarsi dell’inverno, il peggioramento delle condizioni abitative accresce ulteriormente la vulnerabilità della popolazione e l’impatto complessivo della crisi umanitaria.

 

Nelle proiezioni dell’IPC per il periodo 16 ottobre 2025 – 15 ottobre 2026, si stimano circa 101.000 bambini tra i 6 mesi e i 5 anni affetti da malnutrizione acuta, di cui 31.000 in malnutrizione acuta severa (SAM) e 70.000 in malnutrizione acuta moderata (MAM). A questi si aggiungono 37.000 casi di malnutrizione acuta tra donne in gravidanza o in allattamento, a conferma dell’impatto profondo e duraturo della crisi sui gruppi più vulnerabili. La distruzione delle infrastrutture, le restrizioni alla circolazione di persone e merci e il collasso delle attività economiche continuano a ridurre drasticamente l’accesso al cibo. Tra il 1° dicembre 2025 e il 15 aprile 2026, circa 1,6 milioni di persone continueranno a vivere in condizioni di Crisi o peggiori (IPC Fase 3+), con 571.000 in Emergenza e circa 1.900 in Catastrofe, segnalando una riduzione delle forme più estreme ma non un superamento della crisi. Le diete restano fortemente inadeguate: sebbene alcuni alimenti più nutrienti siano presenti nei mercati, la maggior parte delle famiglie non può permetterseli. Le gravi carenze igienico-sanitarie e i sistemi fognari danneggiati favoriscono la diffusione di infezioni, soprattutto tra i bambini, mentre l’arrivo dell’inverno aumenta ulteriormente il rischio di malattie ed epidemie. In uno scenario peggiore, caratterizzato dalla ripresa delle ostilità e dall’interruzione degli aiuti, l’intera Striscia di Gaza rischia la carestia fino a metà aprile 2026.

Nel complesso, lo Special Brief dell’IPC conferma che il conflitto nella Striscia di Gaza continua a colpire duramente la popolazione civile, con conseguenze devastanti sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione. I miglioramenti osservati negli ultimi mesi restano legati a un incremento temporaneo degli aiuti e non costituiscono un cambiamento strutturale. Il rapporto richiama con forza la necessità di garantire un accesso umanitario stabile e senza ostacoli, di rafforzare gli interventi alimentari e nutrizionali e di tutelare prioritariamente le fasce più vulnerabili. In assenza di una tregua duratura e di un impegno internazionale continuo, l’insicurezza alimentare rischia di consolidarsi come una condizione cronica, con conseguenze profonde e di lungo periodo sulla salute, sulla dignità e sulla resilienza della popolazione di Gaza.

 

 

di Giulia Maraventano

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