Sull’orlo del precipizio: l’impatto dei tagli globali agli aiuti umanitari sulle popolazioni sfollate

Vista di alcune abitazioni nel campo profughi di Kutupalong, Bangladesh Vista di alcune abitazioni nel campo profughi di Kutupalong, Bangladesh © Sadek Husein su Unsplash

Nuovo rapporto dell’UNHCR: il calo del sostegno globale minaccia la sicurezza e dignità delle persone sfollate nel mondo.  

Fino a 11,6 milioni di persone in fuga da conflitti, persecuzioni e disastri rischiano di perdere l’accesso all’assistenza umanitaria entro quest’anno, avverte così l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Nel suo rapporto più recente, On the brink: The devastating toll of aid cuts on people forced to flee, pubblicato lo scorso luglio, l’agenzia ONU descrive una situazione allarmante, valutando l’entità e le conseguenze delle riduzioni dei finanziamenti umanitari dall’inizio del 2025. Tali tagli hanno compromesso la capacità dell’UNHCR di sostenere rifugiati, sfollati interni (IDP) e richiedenti asilo.

Basandosi sulle attività dell’agenzia in oltre 500 sedi, il rapporto analizza i tagli agli aiuti nei settori chiave dell’assistenza umanitaria, quali protezione, salute, accoglienza e istruzione, combinando dati finanziari e operativi interni con esempi concreti da paesi colpiti. Ipotizzando il mantenimento degli attuali livelli di finanziamento per tutto il 2025, il documento indica dove e in che modo l’assistenza sia stata ridotta e quali siano le implicazioni per coloro che dipendono da essa.

Le cifre sono allarmanti. A causa della riduzione delle risorse finanziarie, l’UNHCR deve gestire un deficit di 8,1 miliardi di dollari su un budget totale di 10,6 miliardi. A metà anno, le donazioni coprono solo il 23% delle esigenze economiche dell’agenzia. Questo ha comportato una riduzione di un terzo delle attività e del personale rispetto al 2024, mettendo milioni di persone a rischio di perdere l’accesso al supporto umanitario.

Il rapporto stima il taglio di 1,4 miliardi di dollari in programmi essenziali, con riduzioni del 60% negli aiuti finanziari e drastiche riduzioni nei servizi sanitari, educativi, abitativi e di protezione. Questi tagli aumentano i rischi per i soggetti più vulnerabili, soprattutto donne e bambini, dato che servizi essenziali come la registrazione, l’assistenza legale e prevenzione della violenza di genere sono stati fortemente ridotti o sospesi.

L’impatto è già visibile. In Afghanistan, i programmi di protezione per donne e bambine sono stati dimezzati; in Sud Sudan, il 75% degli spazi sicuri è stato chiuso, privando decine di migliaia di donne e ragazze di assistenza medica, psicosociale e legale. In Bangladesh e in Uganda, la riduzione dei finanziamenti minaccia il diritto all’istruzione di migliaia di bambini Rohingya e causando sovraffollamento nelle classi ugandesi a causa della carenza di insegnanti. Anche i sistemi sanitari per i rifugiati si trovano sotto pressione: in Libano e Niger, migliaia di persone continuano ad avere difficoltà nell’accesso alle cure primarie e all’acqua potabile. In Ciad, centinaia di migliaia di rifugiati rimangono intrappolati in aree di confine non sicure, esposti a violenze e sfruttamento.

Nel rapporto si evince che il calo del supporto umanitario mette a rischio anni di progressi nella protezione per i rifugiati e assistenza legale. Nei paesi del Sud e Centro-America più colpiti, come Colombia, Ecuador, Costa Rica e Messico, la scarsità di fondi indebolisce gli attuali sistemi d’asilo e tutela legale, esponendo i rifugiati a povertà, sfruttamento ed esclusione dal lavoro regolare. Anche i programmi di integrazione e sostegno sono stati pesantemente interessati, aggravando fenomeni di xenofobia e aumentando gli sfollamenti.

Nel tentativo di rispondere a queste sfide, l’UNHCR ha salvaguardato le attività operative, indirizzando le limitate risorse verso i bisogni più urgenti di protezione e potenziando la collaborazione con partner locali e nazionali. Inoltre ha privilegiato piani di intervento regionali, supportando l’assistenza d’emergenza e rinviando la maggior parte degli sforzi di integrazione a lungo termine. Tuttavia, con l’aumento delle necessità e la diminuzione delle risorse, queste misure risultano insufficienti: milioni di persone rimangono a rischio di perdere anche il supporto più basilare, evidenziando l’entità della crisi e l’imperativo di un rilancio degli aiuti.

Questa emergenza non nasce dal nulla, ma è il risultato di decisioni politiche e finanziarie globali che hanno ridotto drasticamente il sostegno internazionale. Anche se il rapporto dell’UNHCR non lo esplicita apertamente, la carenza di finanziamenti è strettamente connessa ai pesanti tagli negli aiuti da parte di Stati Uniti e importanti Paesi europei, che hanno così aggravato il deficit in un contesto di spostamenti forzati senza precedenti. L’impatto umano è drammatico: come sottolinea Dominique Hyde, Direttrice delle Relazioni Esterne dell’UNHCR, dietro a ogni programma tagliato o sospeso, ci sono famiglie che vedono svanire sotto i loro occhi il supporto e sistemi di assistenza indispensabili per il loro sostentamento, sicurezza e dignità.

Per invertire questa tendenza, l’UNHCR invita a una maggiore solidarietà internazionale, puntando in particolare su meccanismi di finanziamento flessibili. Questo tipo di erogazione di fondi permette all’agenzia di rispondere in maniera rapida alle emergenze, mantenere servizi essenziali, stanziare risorse dove più necessarie, senza vincoli geografici o settoriali.

Sebbene il finanziamento flessibile da solo non possa arginare completamente la crisi, tali contributi sono fondamentali per far fronte alle necessità immediate delle popolazioni in fuga nel mondo - un appello urgente dell’UNHCR a donatori pubblici e privati a intervenire con un sostegno più ampio e deciso, oggi più che mai.

 

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di Rebecca Venuto

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