Oltre il conflitto: percorsi di crescita per le economie fragili

Persone ad un mercato locale in Nigeria con diverse spezie Persone ad un mercato locale in Nigeria con diverse spezie © di Shades of Fjay su Pexels

Questo articolo è una breve presentazione dell’analisi della Banca Mondiale sulle crisi interconnesse che colpiscono i paesi fragili e affetti da conflitti.

Il rapporto “Fragile and Conflict-Affected Situations: Intertwined Crises, Multiple Vulnerabilities” fa parte delle Prospettive Economiche Globali, giugno 2025 della Banca Mondiale. È stato redatto da Samuel Hill, Jeetendra Khadan e Peter Selcuk, con il contributo di altri membri del gruppo Prospects della Banca Mondiale. Il testo riflette l’expertise collettiva di economisti con esperienze presso istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Asiatica di Sviluppo e la Banca Interamericana di Sviluppo. Sebbene a cura dello staff della Banca Mondiale, l’analisi rappresenta le conclusioni professionali degli autori e non necessariamente la posizione ufficiale dell’istituzione o dei suoi Direttori Esecutivi.

La metodologia utilizzata combina un’analisi analitica con strumenti di ricerca empirica per cogliere le dinamiche delle situazioni fragili e colpite da conflitti (FCS). Il rapporto esamina le caratteristiche economiche, sociali e istituzionali di 39 economie emergenti e in via di sviluppo, localizzate principalmente in Africa, Medio Oriente, Asia orientale e Pacifico, attualmente classificate come FCS. Gli autori hanno inoltre utilizzato studi di eventi, analisi controfattuali e modelli econometrici per stimare i costi dei conflitti sulla crescita del PIL e sullo sviluppo umano. Gli obiettivi principali di questa analisi sono tre: individuare i tratti distintivi delle economie FCS, quantificare le perdite economiche e sociali dovute ai conflitti e delineare le priorità politiche e le opportunità di crescita. Di rilievo è anche l’integrazione di ricerche precedenti della Banca Mondiale, arricchite con le lezioni apprese dalla pandemia di COVID-19, dall’aumento dei conflitti globali e da recenti casi di studio sui processi di ricostruzione post-bellica.

I risultati sono allarmanti. Le economie FCS registrano una crescita bassa e instabile, forte dipendenza dalle materie prime, ridotta capacità fiscale e livelli diffusi di povertà. Circa il 40% della popolazione vive in condizioni di povertà estrema e, entro il 2030, si prevede che queste economie rappresenteranno il 60% delle persone più povere al mondo. L’insicurezza alimentare colpisce circa 200 milioni di individui, una quota di gran lunga superiore rispetto ad altri paesi in via di sviluppo. Anche gli indicatori sul capitale umano sono critici: l’aspettativa di vita è più bassa di sette anni e la mortalità infantile è doppia rispetto alla media globale. Il conflitto è identificato come il principale fattore di collasso economico: i conflitti ad alta intensità riducono il PIL pro capite del 20% entro cinque anni, mentre un aumento dell’1% dei decessi legati al conflitto per milione di abitanti porta a un calo del 3,7% del PIL pro capite. A ciò si aggiungono shock ripetuti—dalla pandemia alle catastrofi climatiche—che hanno spinto circa il 70% di queste economie in situazioni di grave vulnerabilità o di crisi finanziaria. Tuttavia, non mancano le opportunità: la giovane demografia, le risorse naturali e il potenziale turistico potrebbero diventare fonti di crescita, a condizione che istituzioni e governance vengano rafforzate.

Il rapporto si conclude con un appello a riforme interne urgenti e a un impegno internazionale costante. Le raccomandazioni di policy si concentrano sulla prevenzione dei conflitti attraverso sistemi di allerta precoce, sviluppo inclusivo e rafforzamento della resilienza. Ai governi delle economie FCS viene chiesto di tutelare i servizi essenziali, preservare le istituzioni durante le crisi e investire nel capitale umano e nelle infrastrutture. Gli autori evidenziano le lezioni apprese dalle ricostruzioni post-conflitto in Rwanda, Nepal, Sri Lanka, Cambogia e Bosnia, dove reintegrazione sociale, investimenti pubblici e riforme di governance hanno favorito la stabilità. Sul piano internazionale, finanziamenti agevolati, riduzione del debito, assistenza tecnica e accesso umanitario sono considerati strumenti indispensabili per promuovere la pace e la ripresa economica. Con azioni coordinate a livello nazionale e il sostegno della comunità globale, gli autori sostengono che le economie FCS possano liberare il proprio potenziale di crescita, ridurre la povertà e avanzare verso uno sviluppo sostenibile e inclusivo.

 

Per saperne di più:

https://openknowledge.worldbank.org/server/api/core/bitstreams/35bb4b31-e9b0-4a1e-8c6c-df4336558673/content 

 

di Chiara Zucchi

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