L’impennata di casi di colera scatena una profonda crisi umanitaria

Bambini vicino ad una fontana per raccogliere dell’acqua Bambini vicino ad una fontana per raccogliere dell’acqua © Peter Godfrey su Pixabay

15 settembre 2025 - 

Le Global Cholera Statistics del 2023-2024 evidenziano una maggiore diffusione del colera. I dati raccolti nel 2025 ad oggi confermano questa tendenza.

L’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha pubblicato le Global Cholera Statistics 2024, che, per il secondo anno consecutivo, riportano incrementi significativi nel numero di morti e contagi da colera, confermando le preoccupazioni sorte nel 2023. Più di 6.000 morti (50% in più rispetto al 2023) e 12 paesi registranti più di 10.000 casi di contagio.

Il colera è un virus che si diffonde facilmente tramite acque contaminate, in aree dove l’accesso all’acqua è limitato a priori per mancanza di infrastrutture adeguate. Le aree più colpite dai conflitti e dalla crisi climatica sono quelle più vulnerabili, perché le strutture sanitarie, in situazioni di vulnerabilità, non riescono a garantire un’igiene adeguata e ambienti sterili. 

I dati di questo studio rilevano un aumento degli Stati colpiti. Nel 2024 sono 60, superando i 44 del 2023. Medio Oriente, Africa e Asia, zone di profonda insicurezza e conflitti, si rivelano gli epicentri del contagio del 98% dei casi. 

 

Lo Yemen sta affrontando la crisi peggiore, registrata già dal 2023 e confermata nel 2024. Il lungo conflitto in corso ha indebolito significativamente le strutture sanitarie, che sono al collasso, incapaci di prevenire il contagio e trattare la malattia laddove necessario. Fattori altrettanto gravi sono la mancanza di acqua e il crollo dell’economia, che non consentono un'appropriata allocazione di fondi. Tutti questi motivi fanno sì che non ci sia speranza concreta di risoluzione della crisi sanitaria nel breve termine. I dati tra il 1 gennaio e 17 agosto 2025 lo confermano, evidenziando 4.738 morti e un totale di 409.222 casi di contagio nello stesso periodo. 

 

Il trend evidenziato è preoccupante anche su scala mondiale, e, data l’iper-connessione tra paesi con sistemi sanitari ed economici fragili, e quindi impreparati ad affrontare un alto numero di contagi. La Repubblica Democratica del Congo, il Chad, il Sud Sudan e il Sudan sono i più violentemente colpiti, dopo anni di tranquillità apparente. 

 

Nuovi vaccini, come l’Euvichol-S, fanno parte di una rete di soluzioni mediche efficaci e necessarie. Tuttavia, fondi insufficienti, mancanza di comunicazione tra le parti e i centri medici al collasso ne rendono impossibile la distribuzione, ancora non adeguata a soddisfare il fabbisogno.

 

Per risolvere e contenere la crisi attuale, è necessario un impegno di coordinamento, comunicazione, mutuo aiuto tra i paesi colpiti, specialmente quelli limitrofi. L’accesso a risorse d’acqua incontaminate e sistemi sanitari attrezzati e organizzati sono strumenti essenziali per limitare le conseguenze dei contagi anche e soprattutto in zone di conflitto, dove si trovano i maggiori focolai di contagio.

In questa strategia, il ruolo dell’OMS è cruciale, per coordinare e supportare le zone di crisi. 

 

Per saperne di più:

 

 

di Alexia Banica

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