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Mentre il COVID-19 si diffonde a livello globale, quanto sono a rischio i rifugiati e i migranti nel mondo?

Un campo profughi a Lesbo, Grecia Un campo profughi a Lesbo, Grecia © National Public Radio

 In Focus: 16-20 marzo 2020 by Phoebe Ohlin; Editor: Aleksandra Krol

Dallo scoppio di un nuovo Coronavirus, il COVID-19, è stata dichiarata l’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale il 30 gennaio 2020 e i governi e i cittadini sono stati messi alla prova come mai prima. Secondo l’UNHCR, (dal 10 marzo 2020) più di 100 paesi stanno riportando casi di coronavirus a livello locale. Ora che è stata classificata come pandemia, l’epidemia ha portato molti paesi al blocco totale. Siccome il numero degli infetti continua a salire, un numero crescente di Stati ha chiuso le sue frontiere esterne e introdotto misure speciali. In Italia, Francia, Iran, Australia, Stati Uniti e Cina hanno chiuso le scuole, proibito gli assembramenti e l’economia globale è in caduta libera.

Ma cosa significa tutto questo per la popolazione di rifugiati e migranti, in particolare per quelli confinati nei campi? Che impatto avrà l’emergenza coronavirus sul sovraffollamento, le scarse condizioni igieniche, il limitato accesso alle cure mediche e su chi soffre di patologie preesistenti?

 

Crescente paura in Grecia:

La notizia di un caso confermato di coronavirus a Lesbo ha suscitato timori nel campo profughi di Moria, poiché le già precarie condizioni nel campo sono state ulteriormente aggravate dai recenti episodi di violenza e dalla mancanza di accesso alle cure mediche.

Alle ONG che lavorano nel campo è stato ordinato di limitare le loro attività o sono state costrette a sospendere i servizi a causa del sovraffollamento, delle pessime condizioni di vita e della rabbia della comunità dei rifugiati. Si teme che l'atmosfera di paura e l'ulteriore pressione sul sistema sanitario causata da COVID-19, aumenteranno la sfiducia e la rabbia verso i rifugiati e le ONG che operano nei campi.

Siccome i conflitti, il caos e le migrazioni di massa indeboliscono i sistemi sanitari e le infrastrutture nazionali, si teme che le esigenze dei rifugiati non saranno soddisfatte, soprattutto se il coronavirus inizia a propagarsi nei campi profughi. Con la diffusione del COVID-19, i servizi sanitari pubblici saranno messi ulteriormente a dura prova, soprattutto nelle aree dove ci sono già difficoltà a provvedere ai bisogni delle grandi popolazioni di rifugiati.

Oltre un centinaio di paesi hanno segnalato casi nazionali di COVID-19 e 34 di loro hanno oltre 20.000 rifugiati. Sebbene al momento non vi siano segnalazioni disponibili sulla diffusione tra le popolazioni di rifugiati, la prevenzione e la precauzione sono fondamentali per fermare un possibile focolaio di massa.

 

I migranti in Italia:

Siccome l'Italia rimane uno dei paesi più colpiti dopo la Cina, il COVID-19 sta colpendo gravemente la sua popolazione di migranti e rifugiati. Man mano che la paura cresce e le tensioni aumentano, alcuni in Italia hanno strumentalizzato il coronavirus per scopi politici, ad esempio per ridurre il numero di migranti che vogliono presentare la domanda di protezione internazionale e rimpatriare i richiedenti asilo.

Cresce la preoccupazione che le navi di migranti possano essere rimandate in Libia. L'UNHCR ha avvertito che rifiutare le richieste di soccorso o negare ai migranti di raggiungere la terraferma significa mettere in pericolo le loro vite. Poiché dal 27 febbraio nel Mediterraneo centrale non vi sono state missioni umanitarie di salvataggio, aumenta il rischio di ulteriori perdite di vite.

Invece, per le navi di migranti che hanno attraversato il Mediterraneo, è stato deciso un periodo di quarantena obbligatorio, mentre i programmi di integrazione per i migranti sono stati temporaneamente sospesi o ridotti. Anche se tra chi viaggia dalla Libia non è stato segnalato nessun caso di COVID-19, sono stati invece trovati numerosi casi di tubercolosi e altre malattie respiratorie.

Le patologie respiratorie preesistenti o le malattie correlate rendono le persone particolarmente vulnerabili al COVID-19 e se ne verranno infette, con molta probabilità, avranno bisogno di cure urgenti in ospedale. Sergio Pintaudi, ex Capo del dipartimento di rianimazione dell'Ospedale “Garibaldi Centro” nella città siciliana di Catania, ha dichiarato che "in questi giorni, il problema principale per i migranti potenzialmente malati sarà trovare i letti negli ospedali, i quali sono attualmente al collasso". "L'epidemia avrà un impatto più forte sulle categorie di individui vulnerabili ed emarginati, siano essi italiani o migranti".

 

La dichiarazione dell’UNHCR:

L'UNHCR ha esortato tutti i paesi con popolazioni di rifugiati, in particolare quelli con grandi campi, a garantire che migranti e rifugiati siano inclusi nei piani nazionali per combattere il virus. Nell'articolo pubblicato il 12 marzo, l'UNHCR ha sottolineato che nell’interconnessione in cui viviamo, dobbiamo ricordarci dei soggetti più vulnerabili in tutto il mondo.

Poiché spesso i rifugiati e i migranti o non hanno accesso ai sevizi sanitari -oppure sono inadeguati- e vivono in insediamenti sovraffollati con scarse condizioni igieniche, sono maggiormente esposti. Questa situazione può aumentare il potenziale impatto del virus sia sulla popolazione locale che su quella migrante.

L'UNHCR ha dichiarato che "il Covid-19 è un test non solo dei nostri sistemi sanitari e meccanismi per rispondere alle malattie infettive, ma anche della nostra capacità di lavorare insieme come comunità di nazioni di fronte a una sfida comune". Si è aggiunto poi che “quando la paura e l'incertezza arrivano, i capri espiatori non sono mai lontani. Abbiamo già visto rabbia e ostilità nei confronti di alcune persone originarie dell’Asia orientale. Se non controllato, l'impulso di incolpare ed escludere potrebbe presto estendersi ad altri gruppi: le minoranze, gli emarginati o chiunque sia etichettato come "straniero". Le persone in movimento, compresi i rifugiati, possono essere particolarmente colpite”.

Hanno ricordato a tutte le nazioni che il Coronavirus non fa discriminazioni, "né dovrebbe farlo il mondo quando si tratta di proteggere coloro che sono maggiormente a rischio di contrarre la malattia". Un'azione coordinata, decisa e compassionevole è l'unico modo per proteggere le popolazioni più vulnerabili e, quindi, la società in generale. Poiché COVID-19 pone una sfida senza precedenti, i governi e i cittadini devono continuare a sostenere i rifugiati e i migranti e includerli nei piano nazionali di risposta alla pandemia di Coronavirus.

 

Per saperne di più:

https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/events-as-they-happen

https://www.nrc.no/news/2020/march/10-things-you-should-know-about-coronavirus-and-refugees/

https://www.unhcr.org/en-au/news/latest/2020/3/5e69eea54/coronavirus-outbreak-test-systems-values-humanity.html

https://www.theguardian.com/global-development/2020/mar/11/lesbos-coronavirus-case-sparks-fears-for-refugee-camp-moria

https://www.thenewhumanitarian.org/news/2020/03/16/italy-coronavirus-migrants-asylum-seekers

https://www.npr.org/sections/goatsandsoda/2020/03/11/814473308/opinion-refugees-are-especially-vulnerable-to-covid-19-dont-ignore-their-needs

 

Traduzione: Silvia Luminati

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