Gli Abusi commessi in Mali dai Gruppi di Legittima Difesa

Combattenti Jihadisti a bordo di motocicli Combattenti Jihadisti a bordo di motocicli © FIDH

Il presente articolo costituisce una presentazione del Rapporto “We Used to be Brothers”, pubblicato da Human Rights Watch nel Dicembre 2018.

Sin dal raggiungimento della propria indipendenza dalla Francia nel 1960, lo stato del Mali ha vissuto una notevole instabilità politica, tra cui tre colpi di stato militari e quattro conflitti armati. La popolazione del Mali è composta da numerosi gruppi etnici, tra i quali gli agricoltori Bambara e Dogon e i pastori Peuhl (o Fulani). Queste comunità si sono a lungo disputate l'accesso all'acqua e alla terra, sebbene tali dispute si siano quasi sempre risolte senza spargimento di sangue.

Tuttavia, dal 2015, il numero di incidenti mortali intercomunali nel paese è aumentato enormemente. I gruppi armati islamici si sono infatti gradualmente spostati dal nord del Mali al centro di questo (precisamente nella regione di Mopti), dove hanno provveduto a giustiziare decine di persone accusate di collaborare con le forze di sicurezza governative, costretto i civili ad aderire alla propria versione dell'Islam e imposto blocchi e divieti su matrimoni, musica, sport, alcol e alcuni tipi di abbigliamento.

Questi gruppi hanno concentrato la propria attività di reclutamento sulle comunità di Peuhl, sfruttando le frustrazioni di questi ultimi per il crescente brigantaggio, la corruzione del governo e la competizione per terra e acqua. Alcuni abitanti di Peuhl hanno riferito a Human Rights Watch come dal 2015 il banditismo e la criminalità si siano ampiamente ridotti, grazie a questi gruppi islamici che dispensano giustizia attraverso la propria versione della Sharia (per leggere di più sull'argomento, vedi: "L’Amministrazione della Giustizia da parte di Attori Armati Non Statali”). Tuttavia, Human Rights Watch ha documentato come questi gruppi abbiano in realtà "dispensato giustizia" commettendo esecuzioni di dozzine di persone.

Il reclutamento di Peuhl ha quindi aggravato le tensioni tra la popolazione, specialmente con le comunità di Bambara e Dogon, e, insieme alla presenza limitata delle forze di sicurezza del Mali e al facile accesso alle armi da fuoco, ha portato alla formazione e alla militarizzazione di gruppi di difesa etnicamente auto-allineati.

I membri dei gruppi Bambara e Dogon dicono di aver preso in mano la sicurezza del paese, non essendo il governo capace di proteggere adeguatamente i propri villaggi e le rispettive proprietà. I leader di Peuhl, d'altra parte, affermano come i gruppi Bambara e Dogon abbiano usato la lotta contro gli islamisti armati come pretesto per arricchirsi e darsi al brigantaggio. Questi ultimi affermano inoltre come sarebbe lo stesso Governo Maliano a fornire armi, munizioni e supporto finanziario e logistico alle milizie Dogon e Bambara.

Nonostante tali argomentazioni e indipendentemente dalla sua origine, la situazione di violenza nel Mali centrale ha ormai raggiunto la soglia del conflitto armato non internazionale, con le autorità Maliane incapaci di intervenire adeguatamente per proteggere le comunità locali, condurre indagini penali e disarmare i gruppi di difesa.

In un simile scenario, Human Rights Watch ha ampiamente documentato le gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario commesse da tutte le parti coinvolte nel conflitto. Questo Rapporto, in particolare, basato su tre viaggi di ricerca effettuati a Febbraio, Maggio e Luglio 2018 e su interviste telefoniche condotte per tutto il 2018, documenta i massacri, gli attacchi e le uccisioni di civili appartenenti ai gruppi Peuhl, Bambara e Dogon, compiuti nel Mali Centrale tra Gennaio e Novembre 2018. La Relazione contiene inoltre numerose Raccomandazioni rivolte al Governo Maliano, al Potere giudiziario, alle Forze di Sicurezza, al Parlamento, ai Partners Internazionali del Mali, alle Nazioni Unite e al Procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI).

A questo proposito, è importante notare come il Mali sia uno Stato membro della CPI. Quest’ultima ha aperto un'inchiesta nel Gennaio 2013 su presunti crimini di guerra e altri crimini commessi a partire da Gennaio 2012. A Marzo 2018, l'inchiesta è risultata in due casi: Al Hassan Ag Abdoul Aziz Ag Mohamed Ag Mahmoud, accusato di crimini di guerra e la cui conferma delle imputazioni è prevista per la prima metà del 2019 e Ahmad Al Faqi Al Mahdi, che è stato invece riconosciuto colpevole e condannato a nove anni di reclusione nel 2016.

 

Per maggiori informazioni, visitare:

https://www.hrw.org/report/2018/12/07/we-used-be-brothers/self-defense-group-abuses-central-mali

https://www.fidh.org/IMG/pdf/fidh_centre-of-mali_population-sized-between-terrorism-and-counter-terrorism_727_en_november2018.pdf

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