Rapporto "Bangladesh - Myanmar: Il pericolo del rimpatrio forzato dei Rohingya"

Rohingya in protesta contro l’ordine di rimpatrio in Myanmar Rohingya in protesta contro l’ordine di rimpatrio in Myanmar © Reuters

Il seguente articolo costituisce una presentazione del Rapporto "Bangladesh - Myanmar: Il pericolo del rimpatrio forzato dei Rohingya", pubblicato dall'International Crisis Group (Asia Briefing n. 153), il 12 Novembre 2018.

Dal 2011 in Myanmar, in particolare negli Stati di Rakhine, Kachin e Shan, una campagna di odio, disumanizzazione e persecuzione - i cui estremi parrebbero ammontare a crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio - è stata perpetrata contro i Rohingya, una minoranza di origine mussulmana presente nel paese. Come conseguenza, quasi 750.000 persone sono fuggite in Bangladesh e, da allora, hanno vissuto in campi profughi situati sul confine.

 Nell'Ottobre 2018, tuttavia, Bangladesh e Myanmar - sotto la pressione della Cina, la quale possiede importanti interessi economici in Myanmar e trova nel Bangladesh un importante investitore - hanno stipulato un accordo di rimpatrio, secondo il quale, a partire dal 15 Novembre 2018, diverse migliaia di rifugiati Rohingya devono essere riportati in Myanmar.

La ragione di una simile decisione è duplice. Da un lato, il Bangladesh sembra preoccupato dalla circostanza, ormai assodata, secondo cui la maggior parte dei rifugiati difficilmente vorrà tornare a casa. E tale preoccupazione si spiega soprattutto in considerazione dei bassi livelli di finanziamento per le operazioni umanitarie in corso, e l'onere che una simile situazione pone sullo stesso Bangladesh. Dall’altro lato, il Myanmar spera che un piccolo numero di rimpatri possa dimostrare ad un mondo scettico come il paese sia pronto ad accogliere nuovamente i Rohingya, spostando in tal modo l'attenzione dai motivi per cui originariamente queste popolazioni hanno lasciato la propria casa ed indebolendo, così, la base su cui le accuse di pulizia etnica e genocidio sembrano fondarsi.

Tuttavia, appare opportuno sottolineare come, mediante l'attuazione di un simile accordo, il Bangladesh violi l'obbligo imposto dal diritto internazionale consuetudinario di assicurare che qualunque ritorno di rifugiati sia volontario e sicuro. Infatti, mentre i due paesi sono certamente dell’idea che questo ordine di rimpatrio possa servire i loro rispettivi interessi, il processo in sè non risulta volontario e rischia di danneggiare i Rohingya stessi, che farebbero ritorno in una situazione da cui migliaia di persone ancora oggi continuano a fuggire.

In particolare, il rimpatrio forzato comporterebbe seri rischi per la sicurezza e la stabilità in entrambi i lati del confine. Da un lato, la comunità di rifugiati in Bangladesh è fortemente contraria al rimpatrio e farà tutto il possibile per resistervi. Questo accrescerà le tensioni tra rifugiati e forze di sicurezza nei campi del Bangladesh. Dall'altro lato, un rapido rimpatrio potrebbe anche infiammare le ostilità e provocare violenze nello Stato di Rakhine, dove i nazionalisti sembrano opporsi a qualsiasi ritorno dei Rohingya in Myanmar, che vogliono mantenere quale Stato "libero da Musulmani". Tutto ciò complicherà enormemente le operazioni umanitarie e peggiorerà le condizioni per coloro che saranno rimandati indietro.

In questo scenario, le Nazioni Unite hanno già sottolineato come la mossa sia estremamente prematura. Tuttavia, è della massima importanza che la comunità internazionale continui ad opporsi fermamente al rimpatrio forzato dei Rohingya o, in alternativa, a premere il Myanmar per creare le condizioni per un ritorno volontario. In effetti, una delle principali preoccupazioni al momento è che i rifugiati siano a tal punto disperati da tentare pericolosi viaggi in mare aperto attraverso il Golfo del Bengala, generando in tal modo implicazioni regionali più ampie, come è successo nel 2015 durante la crisi della migrazione marittima.

 

 

Report originale disponibile qui:

https://www.crisisgroup.org/asia/south-east-asia/myanmar/b153-bangladesh-myanmar-danger-forced-rohingya-repatriation

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