Le ondate migratorie dalle coste libiche verso l’Europa mettono a repentaglio l’incolumità dei civili

Immigrati in fuga dalla Libia Immigrati in fuga dalla Libia © Adnkronos.com

9 aprile 2019

Grave la situazione nel Mediterraneo al largo della Libia, dove le sorti dei rifugiati si trovano in balìa di scelte politiche

Lo scorso 26 marzo un gruppo di soccorso ha avvistato una nave da carico al largo delle coste libiche: si tratta del mercantile turco “Elhiblu1”, che trasporta oltre 100 migranti.

Elhiblu avrebbe, invero, concesso ai rifugiati di salire a bordo a seguito delle ingenti difficoltà di navigazione riscontrate dalla originaria imbarcazione, e si sarebbe diretta nuovamente verso le coste africane. A poche miglia marine da destinazione il comandante avrebbe, però, optato per un’inversione di rotta, a seguito delle reiterate pressioni dei passeggeri, puntando le isole di Malta e di Lampedusa.

Si apre, dunque, un nuovo scontro internazionale tra Libia, Malta e Italia per decidere le sorti dei migranti in mare.

L’Armata di Malta (AFM) ha dichiarato, dal suo canto, che una nave di pattuglia avrebbe impedito alla petroliera di accedere alle acque territoriali maltesi; pertanto, una squadra di operazioni speciali è stata inviata a bordo per ripristinare sicurezza.

Dall’Italia, il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ritiene che dietro l’operazione di soccorso in questione si celi, in realtà, un ulteriore episodio di immigrazione irregolare gestita da trafficanti di esseri umani. Per tale ragione, la strategia predisposta al Viminale nel caso in cui l’imbarcazione dovesse dirottare verso acque territoriali italiane consisterà nella denuncia dei fatti alla magistratura italiana, al fine di far scattare l’accusa per il reato di sequestro di persona (nella specie, della persona del comandante, costretto dai passeggeri ad invertire la rotta).

Secondo quanto documentato dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) nell’ultimo rapporto “Viaggi disperati” del 30 gennaio 2019, nel 2018 la media di vittime in mare a causa delle migrazioni dalla Libia si aggira intorno alle sei persone al giorno: in 2.275 sarebbero morte o rimaste disperse a causa delle traversate del Mediterraneo.

Durante le rotte dalla Libia all’Europa, una persona ogni 14 ha perso la propria vita in mare, mentre in migliaia sono state riportate indietro, e nella propria terra di origine hanno dovuto sopportare trattamenti inumani e degradanti nei centri di detenzione. Approdare in territorio europeo è costato caro a molti migranti, costretti a sopportare il fardello di numerose violenze, stupri e aggressioni sessuali, nonché minacce di rapimento e di sequestro a scopo di estorsione.

Per scoraggiare il fenomeno del traffico di esseri umani, il Consiglio Europeo ha definito un Action Plan fondato su 10 punti essenziali: si tratta della “Eunavfor Med – operation Sophia”, un’operazione militare di sicurezza marittima europea condotta dall’Italia nel mediterraneo centrale, con la quale si supporta l’impegno europeo di ristabilire sicurezza e stabilità in Libia e che vede partecipare 27 stati membri UE.

L’Italia, in particolare, ha richiesto una revisione delle regole di ingaggio attraverso un’equa ripartizione in territorio europeo degli immigrati recuperati dalle navi, in quanto, come asserito dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini, l’operazione in questione non avrebbe fatto altro che aumentare il numero dei rifugiati in territorio italiano. Ad ogni modo, l’Unione Europea ha prorogato le operazioni della missione, ma senza più l’utilizzo delle navi.

Con precipuo riguardo alla Elhiblu, la rete delle Ong «Mediterranea Saving Humans» richiede di assegnare all’imbarcazione un porto sicuro, poiché a bordo vi sono persone disperate in fuga dalla Libia in cerca di un futuro migliore, alle quali devono essere garantiti i diritti fondamentali, in linea con quanto previsto dalle disposizioni di  diritto internazionale umanitario.

Allo stesso modo Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha dichiarato che «salvare vite in mare non costituisce una scelta, né rappresenta una questione politica, ma un imperativo primordiale. Si può porre fine a queste tragedie adottando un approccio a lungo termine basato sulla cooperazione regionale, che dia priorità al rispetto della vita e della dignità di ogni essere umano.»

 

Per saperne di più:

https://www.aljazeera.com/news/2019/03/situation-libya-rescued-refugees-hijack-ship-190327205028647.html

https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_marzo_27/nave-dirottata-si-apre-nuovo-scontro-libia-malta-italia-40429aae-50d0-11e9-bc24-e0a60cf19132.shtml?refresh_ce-cp

https://www.bbc.com/news/world-europe-47725242

https://www.unhcr.it/news/rapporto-viaggi-disperati-nel-2018-persone-al-giorno-morte-nel-tentativo-attraversare-mediterraneo.html

https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/eunavfor_med/Pagine/default.aspx

http://www.ilgiornale.it/news/politica/lue-proroga-missione-sophia-senza-navi-niente-pi-sbarchi-1669407.html

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