A partire dal quattro novembre, il JNIM, gruppo jihadista affiliato di Al-Qaeda, ha intensificato gli attacchi nei pressi di Bamako, attaccando convogli dell’esercito e bloccando alcune tra le principali vie di rifornimento di carburante. Questi sviluppi, oltre ad essere il segnale di un’ulteriore e crescente destabilizzazione di matrice jihadista nell’area del Sahel, delineano una escalation che che potrebbe culminare, secondo alcune analisi, con il collasso del controllo governativi sulla capitale. Nelle zone del paese sotto il suo controllo, il JNIM sta già imponendo codici di abbigliamento e dispensando punizioni attraverso tribunali che, come osservato da Human Rights Watch nel 2024, non rispettano gli standard del giusto processo.
Il JNIM sta esercitando pressione sul governo militare al potere attraverso una strategia di guerra economica e tattiche terroristiche ai danni della popolazione. Da oltre due mesi il Mali – la cui economia, a causa dell’assenza di uno sbocco al mare, dipende dalle importazioni via terra – è alle prese con scarsità di carburante dovuta al blocco imposto da JNIM ai camion provenienti dagli Stati confinanti. Secondo l'Armed Conflict Location & Event Data, già a metà settembre, più di cento camion erano stati attaccati, e la metà di questi bruciati.
In molte aree della capitale manca l’elettricità e le code di persone davanti alle stazioni di servizio sono ormai all’ordine del giorno, causando grandi disagi negli spostamenti. Per via delle difficoltà di movimento con i trasporti pubblici, molti cittadini sono confinati nelle proprie abitazioni, impossibilitati a recarsi nei negozi o nei supermercati che, di conseguenza, stanno rimanendo chiusi, mentre i prezzi dei beni alimentari continuano ad aumentare a dismisura a cause dei crescenti prezzi di trasporto. Le scuole, nel frattempo, sono state chiuse fino al 9 novembre.



