30 luglio 2025
Gli scontri armati tra Thailandia e Cambogia causano vittime civili, distruzione e accuse reciproche: l’ONU chiede il rispetto del diritto umanitario.
Dal 24 luglio 2025, nuovi scontri armati al confine tra Thailandia e Cambogia hanno causato decine di vittime e feriti tra i civili, compresi bambini, e danneggiato ospedali, abitazioni, scuole e luoghi di culto. I due paesi si accusano reciprocamente per l'inizio delle ostilità, che si sono concentrate inizialmente nei pressi del tempio conteso di Ta Muen Thom, nella provincia thailandese di Surin.
Secondo le autorità thailandesi, l’artiglieria e i razzi cambogiani hanno colpito obiettivi civili, tra cui un ospedale e un supermercato, uccidendo almeno 14 persone, tra cui due bambini, e ferendone oltre 30. La Thailandia ha evacuato più di 100.000 persone dalle zone di confine e chiuso centinaia di scuole e ospedali. Dall’altro lato, le autorità cambogiane riferiscono di almeno un civile ucciso e cinque feriti nella provincia di Oddar Meanchey, dove si registrano anche danni a un pagoda e ad altri edifici.
Human Rights Watch ha condannato l’uso di esplosivi in aree popolate, definendoli intrinsecamente indiscriminati e pericolosi per la popolazione civile. L'organizzazione ha inoltre geolocalizzato immagini di droni che mostrano i danni a una pagoda colpita da un razzo thailandese.
Il conflitto si è rapidamente esteso ad altre province, tra cui Ubon Ratchathani, Si Sa Ket e Buriram in Thailandia, e Preah Vihear e Oddar Meanchey in Cambogia. Le forze armate thailandesi hanno risposto con attacchi aerei, droni, razzi e artiglieria. Bangkok ha poi ammesso di aver utilizzato munizioni a grappolo in casi specifici, sebbene queste armi siano considerate illegali in contesti urbani per il loro potenziale di danno indiscriminato. Né la Thailandia né la Cambogia hanno ratificato la Convenzione sulle munizioni a grappolo, ma Human Rights Watch chiede l’adesione urgente da parte di entrambi i paesi.
Inoltre, due recenti episodi con mine antiuomo in aree contese hanno ferito soldati thailandesi. La Thailandia accusa la Cambogia di aver piazzato mine sul suo territorio, accusa respinta da Phnom Penh. Entrambe le nazioni hanno firmato il Trattato di messa al bando delle mine (1997), che vieta produzione, uso e stoccaggio di questi ordigni.
L’ONU ha convocato una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza il 25 luglio, su richiesta della Cambogia. Le Nazioni Unite e Human Rights Watch invitano entrambi i paesi a rispettare il diritto internazionale umanitario, proteggere i civili, e limitare l’uso di armi esplosive in aree abitate. In un contesto in cui infrastrutture essenziali, come scuole, ospedali e siti religiosi, vengono colpiti, la comunità internazionale è chiamata a intensificare la pressione diplomatica per fermare l’escalation e garantire protezione ai civili.
Per saperne di più:
https://www.hrw.org/news/2025/07/25/thailand/cambodia-protect-civilians-amid-border-clashes



