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L'istruzione globale è sotto attacco

Bambino in un'aula scolastica. Bambino in un'aula scolastica. © JhonDL su Pexel

I tagli agli aiuti internazionali per l’istruzione stanno per tradursi in una crisi globale senza precedenti.

Secondo una nuova analisi di UNICEF, entro il 2026 i finanziamenti destinati all’educazione potrebbero diminuire di 3,2 miliardi di dollari, un calo del 24% rispetto al 2023. 

Una contrazione così drastica rischia di lasciare senza scuola altri 6 milioni di bambini, portando il numero complessivo di minori esclusi dall’istruzione da 272 a 278 milioni, l’equivalente di svuotare tutte le scuole primarie di Germania e Italia insieme. 

Le conseguenze sarebbero particolarmente gravi nelle aree più fragili del mondo. In Africa occidentale e centrale quasi 1,9 milioni di bambini potrebbero perdere l’accesso all’istruzione, mentre in Medio Oriente e Nord Africa l’aumento stimato è di 1,4 milioni di esclusi. Paesi già vulnerabili come Costa d’Avorio e Mali rischiano un calo del 4% nelle iscrizioni, che significherebbe centinaia di migliaia di studenti senza scuola. 

La scuola primaria, fondamentale per lo sviluppo delle competenze di base, subirà il contraccolpo maggiore, con fondi in diminuzione di circa un terzo. Questo peggiorerà ulteriormente la crisi dell’apprendimento e, secondo le stime, potrebbe tradursi in 164 miliardi di dollari di perdite nei guadagni futuri dei bambini colpiti. Nei contesti umanitari, l’impatto non sarà solo educativo: la chiusura dei centri scolastici priverà milioni di bambini di un ambiente protetto, aumentando i rischi di sfruttamento, lavoro minorile e tratta. 

Anche servizi essenziali legati alla scuola, come i programmi di alimentazione che in molti casi rappresentano l’unico pasto nutriente della giornata, rischiano di subire tagli superiori al 50%. Il sostegno all’educazione femminile, già fragile, vedrà una riduzione significativa, con conseguenze dirette sull’uguaglianza di genere e sulle opportunità di emancipazione per milioni di ragazze.

Ma non si tratta solo di chi sarà escluso dai banchi: anche i bambini che resteranno a scuola vedranno diminuire la qualità dell’insegnamento. Sistemi scolastici indeboliti non avranno risorse sufficienti per formare i docenti, monitorare i risultati di apprendimento o pianificare politiche basate su dati. Le stime parlano di circa 290 milioni di studenti che potrebbero vedere compromessa la qualità del proprio percorso educativo. 

Per evitare questo scenario, UNICEF chiede ai donatori di ribilanciare gli aiuti, destinando almeno il 50% dei fondi ai paesi meno sviluppati, proteggere i finanziamenti in contesti umanitari e riconoscere l’istruzione come intervento salvavita, focalizzarsi sull’apprendimento di base, semplificare i meccanismi finanziari internazionali come previsto dall’iniziativa UN80 ed espandere i sistemi di finanziamento innovativo senza sostituire i contributi principali già previsti. 

Come ha ricordato Catherine Russell, Direttrice esecutiva di UNICEF, “ogni dollaro tagliato dall’educazione non è solo una decisione di bilancio, ma il futuro di un bambino appeso a un filo”. Investire nell’istruzione non è una spesa, ma un impegno verso la stabilità, lo sviluppo e la dignità umana. Se la comunità internazionale non agirà subito, milioni di sogni e possibilità resteranno irrealizzati e il diritto universale all’educazione rischierà di trasformarsi in una promessa infranta.

 

Per saperne di più:

 

di Sara Maggetto

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