Il Sudan scosso dalla guerra civile rischia una carestia di massa

Un bambino sudanese alla ricerca di acqua Un bambino sudanese alla ricerca di acqua Sara Abubakar via Stockvault

4 Luglio 2016

Come riportato recentemente da UN News, la guerra civile in Sudan potrebbe generare nel paese la peggiore crisi alimentare che si sia mai vista.

Dopo ormai quindici mesi di scontri, il conflitto tra le Forze di Supporto Rapido (RSF) e le Forze Armate regolari Sudanesi (SAF) è dilagato in gran parte del territorio nazionale - e sta avendo gravi ripercussioni umanitarie. Infatti, oltre ad aver provocato più di 14.000 vittime dirette, in poco più di un anno le ostilità hanno prodotto circa 10,7 milioni di sfollati – di cui 9,1 milioni all’interno dei confini – dando luogo alla più grande emergenza di sfollamento al momento in atto al mondo.

Inoltre, l’infuriare della guerra sta spingendo il paese sull’orlo di una carestia di massa. Stando all’ultimo rapporto del “Integrated Food Security Phase Classification” delle Nazioni Unite (IPC), più della metà della popolazione sudanese – 25,6 milioni di persone – sta vivendo almeno in condizioni di “crisi” alimentare, il terzo livello di allerta (su cinque totali) della scala dell’indice. Sempre secondo l’IPC invece, sarebbero più di 8,5 milioni i sudanesi in situazione di “emergenza”, la soglia successiva, mentre 755 mila persone verserebbero addirittura in condizioni “catastrofiche”.

Gli esperti temono che quella in Sudan possa trasformarsi in una carestia senza precedenti. Non solo infatti si stima che, durante l’estate, la fame mieterà tra le 500.000 e il milione di vittime, ma ad oggi le cose non sembrano in procinto di migliorare. ISPI afferma che dallo scoppio del conflitto – il 15 aprile 2023 – la produzione cerealicola sudanese è crollata mentre i prezzi dei beni di prima necessità sono quasi raddoppiati, un fattore che pare destinato ad aggravarsi dato che gli scontri hanno raggiunto da tempo lo Stato di Gezira, il “granaio” del paese. In un intervento, la Food and Agriculture Organization (FAO), la United Nation International Children Emergency Fund (UNICEF) e il World Food Program (WFP) hanno sottolineato come “per metà della popolazione sudanese scossa dalla guerra, ogni singolo giorno è una battaglia per nutrire sé stessi e le relative famiglie”, mentre lo stesso IPC ammonisce che, se il conflitto crescerà ancora di intensità, la carestia colpirà in non meno di 14 province del paese, tra cui il Darfur, entrambi i Kordofan, il Nilo Azzurro e Khartoum.

Dal punto di vista degli aiuti internazionali, per quanto varie organizzazioni – come quelle appena citate – si siano già mobilitate per la raccolta e l’invio di fondi e beni, in molti denunciano l’insufficienza di quanto fatto finora. Secondo Medici Senza Frontiere la difficoltà non sta soltanto nella difficoltà di reperire risorse (si parla di poche decine di milioni raccolti contro circa 5 miliardi necessari), ma anche nel fatto che gli aiuti fatichino a raggiungere le zone che più hanno bisogno, poiché, nonostante le molteplici richieste di collaborazione da parte della Comunità Internazionale, entrambe le fazioni tendono ad ostacolare o saccheggiare le missioni per i propri scopi militari. Se non ci sarà un’inversione di tendenza, secondo USAID, i dati suggeriscono che la crisi sudanese potrebbe divenire persino peggiore della carestia etiope che scosse il mondo nei primi anni Ottanta.

 

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By Leonardo Guidi

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