La vita delle donne dello Zimbabwe negli “edifici bui” di Johannesburg

Una donna lava le stoviglie nel centro di Johannesburg Una donna lava le stoviglie nel centro di Johannesburg James Puttick/ Thomson Reuters Foundation

9 luglio 2020

Le donne migranti in Sudafrica si sono trovate a scegliere tra sfamare le loro famiglie o pagare l’affitto durante la quarantena

L'ultimo censimento del Sudafrica del 2011 mostra che oltre il 3% della popolazione è composto da cittadini non sudafricani. Molti di questi "non cittadini" provengono dallo Zimbabwe, e sono soprattutto donne che lasciano il loro Paese a causa della povertà, dei crescenti livelli di carestia, della disoccupazione, delle frequenti inondazioni. 

Le donne dello Zimbabwe, che spesso ricoprono il ruolo di capofamiglia e si occupano della cura dei figli, sentono un senso di obbligo e di urgenza nel migrare. Queste donne sognano di iniziare una nuova vita sicura in Sudafrica, pensano di poter trovare un lavoro, riuscire a prendersi cura dei propri figli e avere uno stile di vita migliore.  Tuttavia, molte di loro si ritrovano nei famigerati "edifici bui" di Johannesburg, alloggi affollati e fatiscenti, ad esempio una stanza con dieci o più persone, gestiti illegalmente da individui disonesti.

Secondo i dati raccolti dall’amministrazione comunale di Johannesburg, più di 1.470 proprietà in città sono state rilevate da persone che si fingono i legittimi proprietari. Tali proprietari illegali affittano stanze affollate ad un prezzo molto alto e tagliano l'elettricità quando gli inquilini non possono permettersi di pagare. Alcuni di questi edifici non hanno infatti elettricità, hanno tende al posto delle porte e pochissimi servizi igienici.

Durante l'isolamento dovuto alla pandemia le condizioni di queste donne sono addirittura peggiorate. Molte di loro hanno perso il lavoro e spesso sono state costrette a scegliere tra il poter sfamare i figli o pagare l'affitto.

A tal proposito, Ethel Musonza, fondatrice di ZIWISA (Zimbabwe Isolated Women in South Africa) ha dichiarato alla Thomson Reuters Foundation che l'isolamento è stato particolarmente doloroso per le donne sole in Zimbabwe, le quali hanno rischiato lo sfratto perché non più in grado di pagare l'affitto. ZIWISA è composto da donne con storie diverse: alcune sono riuscite ad ottenere un permesso di lavoro, altre hanno ottenuto lo status di rifugiate, altre ancora hanno attraversato i confini illegalmente e sono prive di documenti, tuttavia tutte si sono ritrovate nella medesima situazione. ZIWISA collega le donne principalmente tramite WhatsApp e offre aiuto con il cibo e l’affitto e sostegno emotivo; da marzo, durante la chiusura, tale sostegno è raddoppiato. Il gruppo Whatsapp è il principale mezzo di comunicazione che collega le donne in diverse province.

 

Per saperne di più:

https://www.reuters.com/article/us-safrica-housing-women-trfn/hungry-or-evicted-life-for-migrant-women-in-johannesburgs-dark-buildings-idUSKBN23U1TW

https://evictionlawyerssouthafrica.co.za/category/electricity/

https://www.backabuddy.co.za/charity/profile/participateempowernavigatenpc

https://samponline.org/wp-content/uploads/2016/10/Zimbabwes-Exodus-Chapter-11.pdf

 

Autore: Leyla El Matouni

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