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Partnership guidate dagli attori locali nelle situazioni di conflitto

Workshop sulla pianificazione del lavoro per la Recovery and Resilience Partnership a Torit, Sud Sudan Workshop sulla pianificazione del lavoro per la Recovery and Resilience Partnership a Torit, Sud Sudan © Africa Lead

Questo articolo è una breve presentazione della ricerca di Save the Children sul partenariato in situazioni di conflitto

La ricerca, commissionata da Save the Children e Saferworld e finanziata da Sida e IKEA Foundation, approfondisce il tema della collaborazione tra le organizzazioni locali o nazionali in risposta alle situazioni di crisi.

Le diverse interazioni tra i donatori e le organizzazioni internazionali non governative (ONG internazionali) sulla gestione delle risorse in risposta alle situazioni di conflitto hanno portato ad una strategia di leadership locale in cui i partner nazionali e le organizzazioni della società civile (CSO) hanno un ruolo nel processo di decision-making. Questi possono infatti rispondere alle crisi indirizzando gli aiuti direttamente nel luogo di crisi e costruire così una collaborazione più efficace ed efficiente. Questo studio vuole mostrare quanto sia strategica questa partnership e quali ostacoli comuni si sono verificati in precedenza in modo da poter imparare dalle precedenti esperienze. Alcuni casi di studio sono stati analizzati grazie al materiale raccolto dall’incontro internazionale tra organizzazioni nazionali e internazionali a Londra che si è tenuto il 3 e il 4 dicembre 2018.

Il rapporto si basa sui seguenti metodi di ricerca: revisione della letteratura, intervista/consultazioni preliminari, studi di casi, interviste approfondite con fonti locali in Myanmar e Uganda e interviste da remoto dalla Siria. Questa ricerca include l'analisi dei partenariati con un diverso grado di coinvolgimento degli attori locali. Nel caso di "partial localisation" vi sarà un impegno sistematico e regolare da parte della società civile locale ma il processo decisionale sarà gestito dalle organizzazioni non-governative internazionali (ONG internazionali). Si assiste invece ad un livello di collaborazione più avanzata quando sul processo decisionale riguardante l’impiego degli aiuti intervengono le organizzazioni non governative nazionali (ONG nazionali), le ONG internazionali e i donatori. Un partenariato guidato dalla società civile locale significa invece che sarà la comunità dell'area colpita dal conflitto a decidere sull'utilizzo degli aiuti mentre le ONG nazionali e/o ONG internazionali offriranno supporto solo quando richiesto.

I modelli di partenariato in risposta alle situazioni di conflitto guidati a livello locale sono costituiti da: progetti progressivi, tre diversi livelli di collaborazione, consorzi guidati dalle CSO e coinvolgimento nelle risposte da parte dei sopravvissuti e della comunità locale. Diversi progetti come quello di Save the Children “RISE” in Siria sono un esempio di una partnership basata su progetti progressivi in ​​cui il 75% di tutti gli aiuti proviene dalle CSO all'interno della Siria e meno dell'1% dall'assistenza internazionale. Un altro esempio è un progetto in Myanmar del Border Consortium (TBC) che è caratterizzato da un modello ibrido -ovvero un modello che si sviluppa su tre diversi livelli- che sostiene la priorità delle attività del CSO e interviene nelle aree di conflitto. Sempre in Myanmar, il Joint Strategy Team (JST) e il Durable Peace Partnership di Oxfam sono invece esempi di partenariato locale avanzato con modelli basati su un consorzio guidato dalle CSO. I progetti pilota Start Network e Christian Aid nel nord-est e nord-ovest del Myanmar fanno parte dell’iniziativa “local to global protection” (L2GP) e sono un esempio di risposta guidata dai sopravvissuti e dalla comunità locale. 

Nel rapporto si evidenziano anche le strategie e le tattiche utilizzate per affrontare gli ostacoli più comuni riscontrati dai partenariati tra ONG internazionali e CSO nelle risposte ai conflitti guidate dagli attori locali. Tra queste vi sono: il supporto alla società civile nel senso più ampio del termine e cioè l’insieme di gruppi e organizzazioni che dalle zone di conflitto si uniscono per collaborare al processo di peacebuilding; una programmazione flessibile e che si adatti alla situazione di conflitto al fine di incoraggiare le CSO nel fornire il loro rilevante ed effettivo supporto nell’implementazione del programma stesso; la costruzione di una fiducia reciproca per sostenere le CSO nello sviluppo di strategie e tattiche per una partnership a lungo termine; il trasferimento del rischio e della collaborazione responsabile che porta ad una risposta più efficiente ed efficace.

Lo studio infine sottolinea l’importante ruolo di intermediari che hanno le ONG internazionali e i donatori nel garantire una risposta alle situazioni di conflitto guidata dagli attori locali e nell’utilizzo di mezzi “flessibili” relativamente ai finanziamenti e alle partnership con le CSO. Save the Children raccomanda di promuovere attivamente la visione progressiva della localizzazione dei partenariati; di comprendere il potenziale che questo tipo di risposta e questi modelli di partenariato hanno nell’ambito delle situazioni di conflitto; e di rafforzare il sistema delle organizzazioni della società civile piuttosto che le organizzazioni singole, anche se le dinamiche di un conflitto possono limitare il sostegno che le ONG possono fornire. 

 

Per saperne di più:

https://www.saferworld.org.uk/resources/publications/1253-turning-the-tables-insights-from-locally-led-humanitarian-partnerships-in-conflict-situations

 

Autore: Mery Ana Farida; Editor: Sara Gorelli

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