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Attacchi aerei in Afghanistan: buone prassi e difficoltà nella protezione dei civili

Copertina del policy brief Copertina del policy brief © CIVIC

Questo articolo è una breve presentazione del policy brief di CIVIC ‘Afghan Airstrikes: Good Practices and Challenges to Protect Civilians’

Il Centre for Civilians in Conflict (CIVIC) ha pubblicato in Agosto un policy brief che valuta le buone prassi e le difficoltà nel contesto delle operazioni cinetiche aeree condotte in Afghanistan.

L’uso della guerra aerea è in netto aumento in Afghanistan: La Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) ha rivelato che nei primi sei mesi del 2020 il numero di attacchi aerei condotti in Afghanistan è stato tre volte maggiore di quelli condotti nel primo semestre del 2019. Inoltre, sempre secondo UNAMA, il 2019 è stato il quinto anno di seguito in cui vi è stato un aumento nelle vittime civili causate da attacchi aerei, con 700 morti e 345 feriti. Mentre nel 2019 il 72 per cento delle vittime erano attribuite alle Forze Militari Internazionali (FMI), ed il 22 per cento alla Forza Aerea Afghana (FAA), nei primi sei mesi del 2020 il 61 per cento delle vittime sono state causate dalla FAA ed il 34 per cento dalle FMI. La popolazione afghana, ‘indignata dall'incremento dei danni provocati ai civili, ha organizzato proteste contro gli attacchi aerei in tutto il paese.’ Il netto aumento degli attacchi aerei è il risultato della pausa delle negoziazioni tra Stati Uniti e Talebani a seguito di un attacco condotto dai Talebani a settembre 2019.

È evidente che l’aumento del numero di attacchi aerei comporta un aumento del rischio a cui la popolazione civile è sottoposta. CIVIC cita come esempio un attacco aereo condotto il 21 di marzo 2020 nella provincia di Kunduz, in 11 civili, ‘incluso un adolescente, sette bambini e tre donne, sarebbero stati feriti.’ L’obiettivo dell’attacco, secondo gli abitanti della zona, era la casa di un giudice Talebano, ma ‘la casa del suo fratello’ è stata invece colpita erroneamente. L’attacco non è stato confermato dal Ministero della Difesa afghano (MDD), ma è stato confermato da UNAMA, che ha anche verificato il numero di vittime, e lo ha attribuito alla FAA. Nel 2018, nella stessa provincia, un attacco condotto da un elicottero della FAA durante una cerimonia all’aperto ha causato, sempre secondo UNAMA, ‘almeno 107 vittime (36 morti e 71 feriti), tra le quali almeno 87 bambini.’ Anche se il governo afghano ha assunto responsabilità per l’attacco, le conclusioni della commissione stabilita per investigare l’incidente non sono mai stati resi pubblici. Similarmente, mentre il MDD ha comunicato a CIVIC che le sue linee guida del 2018 sugli attacchi aerei erano state revisionate, ‘e aspettano la firma del ministro’, ha rifiutato di informare l’organizzazione sul loro contenuto.

CIVIC ha condotto ‘interviste approfondite e semi-strutturate’ con ‘ufficiali dell’Esercito Nazionale Afghano (ENA), Forze Operative Speciali dell’ENA, attivisti della società civile, autorità tradizionali locali e membri delle famiglie delle vittime di attacchi aerei delle provincie di Kunduz, Baghlan, e Nangarhar’ a fine di capire come gli attacchi aerei sono coordinati dalle forze di terra, come le norme sulla protezione dei civili sono osservate durante le operazioni, e le principali difficoltà per la FAA nel contesto della protezione della popolazione civile.

Mentre CIVIC ha riscontrato che i processi di acquisizione del bersaglio della FAA tengono conto dei principi di proporzionalità e distinzione, del calcolo del possibile danno collaterale e delle regole di ingaggio, mandati dal diritto umanitario internazionale, e che i suoi Coordinatori Aerei Tecnici (CAT) sono addestrati e dispiegati a fine di mitigare i rischi per la popolazione civile durante le operazioni, ha anche rinvenuto diverse carenze nel contesto delle operazioni aeree, che sono risultate in danni alla popolazione civile.

La prima, e significativa difficoltà consiste nel fatto che la maggior parte degli ufficiali dell’ENA non sono a conoscenza delle norme nazionali sulla protezione della popolazione civile, o non sono sufficientemente addestrati affinchè esse siano effettivamente implementate. Come sottolineato da CIVIC, ‘la disseminazione delle norme e la loro attiva implementazione sono fattori essenziali per influenzare il comportamento e la mentalità delle forze per quanto riguarda la protezione della popolazione civile.’

Un’altra difficoltà consiste nella scarsa coordinazione tra forze di terra e forze di aria, a causa di un numero insufficiente di CAT addestrati. Di conseguenza, battaglioni e compagnie dell’ENA (che di norma sono impegnate in prima linea nei combattimenti) non sono in grado di comunicare direttamente ed in tempo reale con i piloti della FAA. ‘Il risultato è che il pilota potrebbe colpire l’obiettivo sbagliato, o che le forze di terra potrebbero non ricevere supporto aereo ravvicinato urgente.’

L’uso di mappe cartacee per comunicare le coordinate alle forze aeree costituisce un’altra difficoltà: molti ufficiali dell’ENA hanno confidato a CIVIC che hanno difficoltà nell’individuare e comunicare coordinate accurate. Ciò è dovuto ad una mancanza di addestramento adeguato, e di mappe obsolete ‘degli anni ‘80’. Inoltre, l’ENA e le FMI usano mappe diverse tra loro.

L’ENA e le Forze di Sicurezza Afghane si affidano estensivamente ad ‘intelligence umana, tramite informatori, mullah ed anziani dei villaggi, per identificare postazioni nemiche e civili durante le loro operazioni.’ Questo è dovuto, secondo CIVIC, ad una ‘mancanza di capacità tecnica nel contesto di intelligence di ricognizione e sorveglianza.’ Un’altra fonte di informazione usata dalla FAA per acquisire obiettivi è l’osservazione dei propri piloti, che, secondo un ufficiale di collegamento con le forze aeree intervistato da CIVIC, differisce quasi sempre dalle informazioni che provengono da terra. Ciò sottolinea il potenziale bias delle fonti di informazione, e il bisogno di comparare le informazioni disponibili con diverse fonti, in particolare quando la decisione di acquisire un bersaglio deve essere presa con urgenza.

Un’altra difficoltà è data dall’’inadeguatezza delle piattaforme aeree usate dalla FAA, come ad esempio gli elicotteri MD-530 Jenghi, che secondo quanto riferito a CIVIC sono ‘troppo leggeri per il terreno montagnoso afghano e possono contribuire nel creare vittime civili.’

Concludendo il policy brief, CIVIC sottolinea che il ‘governo afghano, con il supporto dei suoi alleati internazionali può e deve risolvere queste lacune per preservare la vita della popolazione civile e alleviare la sofferenza di lunga data dei civili afghani.’

 

Per saperne di più:

https://civiliansinconflict.org/publications/policy/afghan-airstrikes/ 

 

Autore: Philippe H. M. Leroy Beaulieu

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