La Libia tra guerra e COVID-19: secondo l’ONU urge il cessate il fuoco

Bombardamenti su Tripoli Bombardamenti su Tripoli © Spazio Transnazionale

Questo articolo è una breve presentazione del report del Segretario Generale sulla tragica situazione umanitaria in Libia 

Il Segretario Generale dell’ONU ha chiesto l’immediato raggiungimento di un nuovo cessate il fuoco fra le parti coinvolte nella guerra civile in Libia – l’Esercito Nazionale Libico e il Governo di Accordo Nazionale – per impedire che peggiori la «già terribile situazione umanitaria», aggravata ulteriormente dall’impatto del COVID-19.

Come ha sottolineato il rapporto di Antonio Guterres, redatto il 5 maggio, il diffondersi della pandemia ha causato l’aumento della povertà e della scarsità di cibo, soprattutto nelle aree più vulnerabili del Paese. Inoltre, ha limitato l’accesso degli aiuti umanitari e del personale medico, ostacolati – oltre che dalla crisi sanitaria – anche dagli incessanti bombardamenti dovuti alla prosecuzione del conflitto.  L’escalation di violenza, registrata dalle ultime settimane di marzo, ha visto l’intensificarsi di attacchi aerei e di artiglieria contro i quartieri civili di Tripoli e nelle regioni limitrofe, che hanno colpito infrastrutture critiche e vite innocenti. Ad aprile, si contavano due milioni di persone rimaste senza acqua e 131 civili vittime del conflitto: 64 morti e 67 feriti, tra cui donne e bambini, la cui unica “colpa” era risiedere nei teatri degli scontri armati.  Da un’analisi svolta dall’ONU sulle principali cause di vittime civili è emerso che nei primi tre mesi del 2020 i combattimenti a terra e l’impiego di armi pesanti e leggere hanno causato il 73% delle vittime totali; le uccisioni mirate sono collocabili al secondo posto con il 15% delle vittime; gli attacchi aerei sono stati la terza causa principale, provocando sei morti e tre feriti.

Fra le vittime della situazione che affligge la Libia vi sono anche gli sfollati interni (Internally Displaced Persons – IDP): 749.000 sono le persone che,rimanendo nei pressi delle aree colpite direttamente dal conflitto, sono a rischio. Inoltre, facendo riferimento alle stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), l’UNSG ha presentato un altro problema legato alla presenza nel Paese di 654.000 migranti e rifugiati. Infatti, con l’esplosione dell’emergenza epidemiologica e la conseguente chiusura dei confini, il rimpatrio umanitario volontario dei migranti e l'evacuazione e il reinsediamento dei rifugiati sono stati temporaneamente sospesi. Il quadro umanitario disegnato, quindi, è veramente drammatico.

Le autorità nazionali ed internazionali sin da subito hanno ordinato l’adozione di misure preventive per contrastare gli effetti negativi della crisi epidemiologica, stanziando 575 milioni di dinari libici (circa $ 406 milioni) per fronteggiare il COVID-19. Tuttavia - come ha ribadito il Segretario Generale - ogni sforzo in questo senso è inutile se entrambe le parti non concordano la deposizione delle armi e la cessazione delle ostilità, due prerequisiti per la ripresa del processo politico (avviato a gennaio), teso alla risoluzione pacifica del conflitto.

«Sono deluso dal fatto che la risposta positiva del Governo di Accordo nazionale e dell'Esercito nazionale libico alla mia richiesta di una pausa umanitaria nel contesto della pandemia non si sia finora tradotta in un cessate il fuoco»: sono queste le parole di Antonio Guterres, il quale ha ricordato che per prevenire l’escalation della violenza è necessario che gli Stati membri attuino in modo rigido l’embargo disposto nei confronti della Libia e rispettino il divieto di vendere armi alle parti, conformemente alle risoluzioni 1970 (2011), 2473 (2019), 2509 (2020) e 2510 (2020) del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Nelle sue raccomandazioni, inoltre, ha ribadito:

- il divieto per le parti di condurre attacchi indiscriminati e bombardamenti aerei sui quartieri residenziali e altre aree civili;

- il dovere di garantire il rispetto e l’incolumità del personale medico, degli ospedali e delle strutture mediche, essenziali per fronteggiare il COVID-19 e l’emergenza umanitaria;

- l’obbligo di non violare il diritto internazionale umanitario e a non commettere crimini di guerra.

L’UNSG ha concluso esplicitando che il suo impegno personale è quello di identificare le condizioni necessarie per il raggiungimento di un efficace accordo di cessate il fuoco fra le parti sotto l'egida delle Nazioni Unite: «la comunità internazionale ha un ruolo vitale da svolgere nel garantire il mantenimento dei progressi compiuti nel dialogo intra-libico».

 

Per saperne di più:

https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/S_2020_360_E.pdf

https://parstoday.com/it/news/world-i214256-libia_covid_19_e_ramadan_non_fermano_scontri

 

Autore: Antonella Palmiotti

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