Le barriere quotidiane che le donne disabili affrontano in Afghanistan

Donne disabili afghane mentre protestano per i loro diritti Donne disabili afghane mentre protestano per i loro diritti © Ashfaq Yusufzai/IPS

Questo articolo è una breve presentazione del rapporto di HRW sulla discriminazione nei confronti delle donne con disabilità in Afghanistan

Nel nuovo rapporto “Disability is not weakness”, Human Rights Watch (HRW) parla delle barriere che le donne e le ragazze con disabilità afghane affrontano quotidianamente in un Paese che ha uno dei numeri più alti di persone disabili pro capite.

Il rapporto, che si riferisce al periodo compreso tra aprile 2018 e gennaio 2020, si basa su 23 interviste condotte con donne disabili e altre tre con familiari di donne con disabilità a Kabul, Mazar-e Sharif e Herat. La ricerca include anche 14 interviste con operatori sanitari, funzionari scolastici, rappresentanti delle Nazioni Unite e di ONG internazionali e locali che si occupano di fornire assistenza alle persone disabili. HRW rivela che gli autori del rapporto hanno incontrato molte difficoltà nel condurre le interviste a causa dei combattimenti in corso nel territorio e del clima di insicurezza nelle aree rurali e nelle piccole città. Inoltre, "lo stigma associato alla disabilità scoraggia molte donne a parlare della loro condizione”, e pertanto HRW non ha rivelato i dati personali delle persone intervistate al fine di tutelare la loro privacy.

Dopo più di 40 anni di guerra, oltre 1 milione di afghani sono disabili (arti amputati; altri problemi di mobilità; disabilità visive o uditive; stress psicologico; paralisi cerebrale). Complessivamente, in almeno una famiglia afghana su cinque c’è una persona con disabilità fisica, psicosociale o intellettuale e mentre alcune disabilità sono direttamente legate al conflitto (mine antiuomo e residui bellici esplosivi), altre sono invece antecedenti alla guerra come quelle causate dalla poliomielite. Gli sforzi del governo nell'adottare -o applicare- le politiche a sostegno dei bisogni delle persone con disabilità sono stati fortemente ostacolati dalla povertà endemica, dalla violenza e dall'illegalità diffusa nel Paese e infatti nonostante la recente approvazione della Law on rights and privileges of persons with disabilities e la ratifica della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e del Protocollo opzionale nel 2012, gli obiettivi previsti non sono mai stati raggiunti.

Il rapporto si concentra sulle barriere che le donne e le ragazze disabili devono affrontare nell'ambito dell'istruzione, dell'assistenza sanitaria e del lavoro. Nella società afgana ove la discriminazione e la violenza di genere sono ampiamente diffuse si aggiunge lo stigma della disabilità, producendo così discriminazioni multiple. Infatti, le ragazze con disabilità sono talvolta viste come un peso dalle loro famiglie e spesso non riescono neanche a completare gli studi a causa dell’assenza di servizi di trasporto dedicati o di scuole pubbliche attrezzate per soddisfare le loro necessità. Visto che pochissime famiglie possono permettersi un’istruzione privata, solo un ridotto numero di ragazze disabili riesce a frequentare regolarmente la scuola e questo soprattutto grazie al lavoro svolto dalle ONG locali che collaborano con i funzionari scolastici per consentire loro di seguire le lezioni e partecipare alle attività educative, come previsto dalla Law on rights and privileges of persons with disabilities. Ma HRW denuncia soprattutto la mancanza di un sistema per identificare, valutare e soddisfare le esigenze dei minori con disabilità perché anche coloro che frequentano le lezioni non ricevono un'assistenza specifica e di conseguenza i minori disabili continuano a rimanere esclusi dal sistema educativo in violazione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità che prevede un pieno accesso all'istruzione a tutti i livelli e senza alcuna discriminazione e obbliga le autorità nazionali a garantire l'uguaglianza dei bambini con disabilità nel sistema educativo. In particolare gli Stati sono chiamati a rendere accessibili le strutture scolastiche e a formare i docenti sui metodi di istruzione inclusivi ma stando ai dati raccolti, ad oggi il governo non è riuscito a garantire un’istruzione inclusiva per quell’80% delle ragazze disabili che non risultano iscritte a scuola.  Come afferma un funzionario del Ministero dell'Istruzione, una delle principali ragioni per cui i minori con disabilità non accedono alle scuole è proprio la riluttanza dei funzionari scolastici nell'accoglierli "perché necessitano di assistenza" e per le ragazze “lo stigma della disabilità è solo un’ulteriore problema visto che molte famiglie non consentono alle figlie di andare a scuola perché si vergognano di loro".

Ma le donne e le ragazze affrontano ostacoli anche nell'accedere all'assistenza sanitaria a causa dello scarso impegno del governo nel fornire persino i servizi medici di base alle persone con disabilità.  Nonostante la revisione del Pacchetto dei servizi sanitari di base nel 2004, le risorse assegnate alle persone con disabilità si sono rivelate insufficienti e di conseguenza la loro condizione è peggiorata dal 2005 in poi. Gli ospedali, i poliambulatori e le cliniche continuano a non essere facilmente accessibili, soprattutto al di fuori dei centri urbani, e le condizioni di estrema povertà, i pericoli lungo il tragitto e le strade difficili da percorrere rendono più complicato usufruire dei servizi sanitari, delle attività di riabilitazione fisica e dell’assistenza in materia di salute mentale. A questo si aggiunge la mancanza di tecnici sanitari qualificati di sesso femminile che "in una società dominata dagli uomini" limita ulteriormente le possibilità per le donne e le ragazze con disabilità di accedere all'assistenza sanitaria; infatti, queste non solo devono essere accompagnate da un mahram (un parente di sesso maschile) ma spesso sono anche costrette dalle loro famiglie a rifiutare l’assistenza di operatori di sesso maschile. Per quanto riguarda in particolare i servizi per la salute mentale, HRW constata quanto siano carenti nelle città e praticamente inesistenti nelle aree rurali e ciò, insieme alla penuria di psichiatri, psicologi e assistenti sociali qualificati, ha peggiorato le disabilità psichiche – causate spesso dal conflitto- di molti afghani che soffrono per lo più di depressione, ansia e stress post-traumatico. Il rapporto poi descrive le difficoltà che le donne provenienti dalle aree rurali devono superare per ottenere un supporto adeguato a causa dello stigma associato alle condizioni di salute mentale e fa infine riferimento alla correlazione tra la mancanza di assistenza sanitaria prenatale e materna e alcune disabilità infantili, come la paralisi cerebrale che è la disabilità prevalente tra i bambini afghani. In breve, l'assenza di mezzi di trasporto dedicati, la distanza delle strutture, i fondi limitati, la mancanza di personale femminile e in generale di operatori sanitari qualificati costituiscono gravi ostacoli all'accesso alle strutture sanitarie.

L'accesso al trasporto e agli edifici pubblici è ancora più difficoltoso per le donne disabili in Afghanistan perché, oltre a sfidare le barriere culturali, devono affrontare quelle architettoniche. Per esempio, l'Afghanistan Independent Human Rights Commission (AIHRC) ha riportato che nel 2016 solo lo 0.2% delle persone con disabilità intervistate aveva dei servizi igienici accessibili nei luoghi di lavoro, mentre il 2.9% disponeva delle rampe. Sebbene il governo avesse avviato dei progetti per l’installazione di ascensori, rampi e di appositi servizi igienici, i progetti non sono stati realizzati completamente e infatti molte strutture rimangono non attrezzate. L’AIHRC ha poi approfondito la partecipazione delle persone con disabilità alle elezioni del 2013 riscontrando che il 67% di queste non aveva potuto votare perché o non era in possesso delle schede elettorali oppure per la mancanza di strutture accessibili e di personale che avrebbe dovuto assisterli nei seggi elettorali. 

Dal rapporto emerge inoltre che l’impegno delle autorità nel riservare dei posti di lavoro alle persone disabili è chiaramente insufficiente dal momento che il 90% di queste risulta disoccupato; inoltre, secondo il Community Centre for the Disabled, meno dell'1% delle persone disabili è impiegata nel settore pubblico sebbene il 3% dei posti di lavoro sia destinato a loro. Un funzionario governativo per i servizi sociali di supporto intervistato da HRW sottolinea come il problema dell’occupazione lavorativa sia più accentuato per le donne con disabilità perché “in una società dominata dagli uomini, l’occupazione femminile è nettamente più bassa”. Per questa ragione, il Comitato Internazionale della Croce Rossa e alcune ONG locali hanno sviluppato in collaborazione con le istituzioni pubbliche dei programmi di sensibilizzazione e delle politiche relative all’assunzione delle persone disabili in quanto "la disabilità non è sinonimo di incompetenza [...] né un ostacolo al loro potenziale lavorativo".

Una sezione del rapporto è dedicata al tema delle molestie nei confronti delle donne e cioè "l'uso di parole o gli atti compiuti con qualsiasi mezzo che recano danni alla personalità, al corpo e alla psiche di una donna". Sebbene la legge sull’eliminazione della violenza nei confronti delle donne vieti qualsiasi abuso verbale/non verbale, azione ostile e intimidazione, le molestie sessuali sono molto diffuse in Afghanistan a causa della scarsa applicazione della legge stessa. E come racconta una rappresentante di una ONG che si occupa di difendere i diritti delle donne in Afghanistan, le molestie sessuali nei confronti delle donne con disabilità sono un grave problema in quanto si lega allo stigma della disabilità: "non possiamo parlare pubblicamente di questo tema perché ci renderà più vulnerabili" e di conseguenza le donne che denunciano casi di abusi sono molto poche.

Ciò che emerge dalle interviste condotte con le donne afghane è il senso di isolamento sociale, l'umiliazione pubblica a cui sono sottoposte e il limitato accesso agli spazi pubblici all’interno di un contesto sociale in cui la discriminazione e la violenza di genere sono predominanti: “le ragazze con disabilità non vogliono uscire di casa e le loro famiglie alimentano questo sentimento di vergogna. Ad esempio, conosco una ragazza disabile a cui viene proibito di uscire dalla famiglia proprio per la sua condizione".

La ricerca si conclude con le seguenti raccomandazioni al governo afghano: sviluppare delle soluzioni sostenibili per aumentare l'accesso all'istruzione per i bambini con disabilità, in particolare per le ragazze; garantire il diritto all’istruzione formando gli insegnanti e facilitando l’accesso alle strutture; attuare una revisione della legislazione e delle politiche nazionali affinché siano in linea con i diritti garantiti  dalla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità; prevedere dei meccanismi di reclamo e dei rimedi appropriati per garantire che qualsiasi abuso o molestia sia perseguito.

 

Per saperne di più:

https://www.hrw.org/report/2020/04/28/disability-not-weakness/discrimination-and-barriers-facing-women-and-girls

https://www.hrw.org/news/2020/04/27/afghanistan-women-disabilities-face-systemic-abuse

 

Autore: Silvia Luminati

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