Il binomio documenti/futuro nell’Iraq post-bellico

Bambini con i loro documenti Bambini con i loro documenti © Lian Saifi/NRC

Il seguente testo è una breve presentazione dell’articolo di Sebastian Rees “How a Paperless Generation in Iraq are Driving a New Displacement Crisis”

Si potrebbe pensare che i principali problemi dell’Iraq dopo la cacciata dell’ISIS ed a seguito di più di un decennio di conflitti ininterrotti siano legati principalmente ai danni materiali della guerra ed in particolar modo alla mancanza di fondi per la ricostruzione postbellica ed il rilancio dell’economia locale.

Un recente studio portato avanti congiuntamente dai Consigli per i Rifugiati danese e norvegese e dall’IRC (International Rescue Committee) ha però fatto emergere uno scenario che potrebbe avere ripercussioni molto più pesanti nel tempo, ipoteticamente capaci di trascinarsi per anni.

 Secondo il report, intitolato “Paperless people of Post-Conflict Iraq”, centinaia di migliaia di iracheni non hanno accesso a servizi essenziali, essendo sprovvisti di una valida documentazione attestante il loro stato civile: si stima che i membri di almeno 80000 famiglie non siano in possesso di documenti d’identità, senza i quali risulta estremamente difficile muoversi all’interno del paese, trovare lavoro, accedere ai servizi pubblici e vedere soddisfatti molti bisogni primari.

Le ragioni alla base di questa complicata situazione sono molteplici: tanti hanno perso i documenti scappando dal Califfato, altri se li son visti confiscare prima dai miliziani e poi dalle forze governative durante le operazioni di riconquista. 

A ciò si aggiunge che ottenere certificati di nascita nei territori occupati dall’ISIS risultava quasi impossibile e che la situazione era resa ancora più complessa quando per farlo servisse certificare l’identità di un genitore nel frattempo morto o disperso.

Purtroppo, anche a seguito della liberazione le cose non sembrano essere migliorate. 

Secondo il Consiglio Norvegese per i Rifugiati, le pratiche per il rilascio di un documento possono richiedere fino a 6 mesi, soprattutto a causa dell’assenza di un registro centrale digitalizzato ed alla generale mancanza di risorse. Vi è poi da considerare che la procedura prevede anche un controllo volto a certificare eventuali passate affiliazioni dei cittadini con l’ISIS e molti, anche solo marginalmente entrati in contatto con lo stato islamico, ne temono le eventuali conseguenze: dalla marginalizzazione sociale alla carcerazione.

In questa situazione di incertezza, c’è il rischio che il vuoto di servizi a livello tanto centrale quanto locale venga colmato dai numerosi gruppi estremisti che si offrono di soddisfare le necessità della popolazione facendo leva sulla cosiddetta “jihad sociale”, nel frattempo rivelatasi molto più efficace rispetto a violenze ed intimidazioni.

Come spesso accade in questi casi, poi, le conseguenze più pesanti le devono sopportare i bambini (specialmente i 45000 che ancora vivono negli affollati campi profughi), i quali senza validi certificati di nascita non possono essere iscritti a scuola e rischiano di essere messi ai margini di una società che sta difficilmente cercando di tornare alla normalità.

Se l’educazione è infatti un elemento chiave per il rilancio economico e sociale del paese, che una volta poteva vantare uno dei sistemi scolastici migliori della regione, l’UNICEF stima che oggi circa 3.2 milioni di giovani in età scolastica non vi siano iscritti e che il 15% dei ragazzi ed il 20% delle ragazze risulti essere analfabeta.

Inoltre, la grande maggioranza di coloro che sono cresciuti nei territori occupati dai miliziani, sono stati esposti ad un forte indottrinamento di stampo fondamentalista: reintegrarli in società ed evitare la diffusione delle dottrine sostenute dal Califfato risulta essere di cruciale importanza per evitare implicazioni più profonde e durature.

In conclusione, affinchè l’Iraq possa con successo lasciarsi alle spalle i segni di un lunghissimo conflitto, è essenziale che gli sforzi nazionali non vengano unicamente concentrati nella ricostruzione di infrastrutture ed abitazioni, ma si cerchi altresì di fornire quanto prima possibile la necessaria documentazione a coloro che ne sono sprovvisti: la risoluzione della crisi d’identità degli Iracheni è indispensabile per assicurare al paese un prospero e pacifico futuro.

 

Per maggiori informazioni, visitare:

https://www.albawaba.com/opinion/how-paperless-generation-iraq-are-driving-new-displacement-crisis-1306761

 

Author: Federico Rossi

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