Armi incendiarie: perché servono integrazioni al Protocollo III

Kiev. Edifici civili distrutti dopo un’esplosione Kiev. Edifici civili distrutti dopo un’esplosione © Алесь Усцінаў via Pexels

8 novembre 2022

Il recente utilizzo delle armi incendiarie nel conflitto ucraino riapre il dibattito internazionale sulla revisione della Convenzione in materia.

Negli ultimi giorni l’Human Rights Watch (HRW) ha esaminato prove video e fotografiche che testimoniano almeno 40 attacchi condotti per mezzo di armi incendiarie da parte dell’esercito russo in Ucraina.

Le armi incendiarie producono calore e fuoco attraverso la reazione chimica di una sostanza infiammabile. Nel corso degli ultimi dieci anni le armi incendiarie sono state le protagoniste dei maggiori conflitti armati. 

I civili coinvolti nelle esplosioni riportano ustioni profonde al momento dell’attacco – molte volte letali - e sofferenze fisiche, psicologiche e socio economiche per tutta la vita. 

La Convenzione delle Nazioni Unite su certe armi convenzionali (CCW), adottata a Ginevra nel 1980, proibisce o limita l’impiego di alcune armi convenzionali. In particolare, il Protocollo III rappresenta l’unico strumento giuridico che regola l’uso delle armi incendiarie. Esso ne disciplina l’utilizzo nelle “concentrazioni di civili” e nelle “foreste e altri tipi di copertura vegetale”.

Il Protocollo III definisce come arma incendiaria “qualsiasi arma o munizione essenzialmente concepita per dare fuoco a oggetti o per provocare ustioni a persone mediante l’azione della fiamma, del calore o di una combinazione di fiamma e di calore, sprigionata dalla reazione chimica di una sostanza lanciata sul bersaglio”. 

Inoltre, il protocollo include tra le armi incendiarie principalmente individuate – e utilizzate - nei conflitti “lanciafiamme, fogate, obici, razzi, granate, mine, bombe e altri contenitori di sostanze incendiarie”. 

Nella definizione di armi incendiarie vi sono due elementi contraddittori e lacunosi che ne minano l’efficacia quale effettiva protezione dei civili coinvolti nelle esplosioni.

Il primo elemento riguarda l’incompletezza della definizione: nell’elenco citato risultano assenti alcune munizioni multiuso con effetti incendiari. La seconda mancanza riguarda la modalità di impiego delle armi incendiarie. Il protocollo ne proibisce l’uso per via aerea nelle concentrazioni civili, ma applica restrizioni minori alle stesse armi utilizzate a terra - sebbene non vi sia alcuna differenza sugli effetti prodotti. 

Per quanto riguarda la prima carenza, la dicitura del Protocollo “qualsiasi arma o munizione essenzialmente concepita […]” esclude le munizioni multiuso, costruite per produrre altri effetti al di là del fine incendiario (ad esempio, le munizioni illuminanti, traccianti, fumogene o i sistemi di segnalamento). 

Tra queste munizioni multiuso non limitate dal testo del Protocollo, vi sono gli ordigni incendiari contenenti il fosforo bianco. Questi sono infatti progettati principalmente per altri scopi, ma possono provocare gli stessi effetti delle altre armi incendiarie presenti nell’elenco del Protocollo.

L’unico utilizzo consentito del fosforo bianco è quello di illuminare un’area di terra, spaventare il nemico o creare una cortina fumogena; ne è invece categoricamente proibito l’utilizzo sui civili.

Nonostante ciò, le immagini condivise da HRW testimoniano l’utilizzo russo del fosforo bianco sui civili. 

Negli ultimi quindici anni HRW ha documentato l’uso di armi incendiarie in Afghanistan, Gaza, Siria, Yemen e Ucraina e riportato le testimonianze dei civili sopravvissuti a queste armi. 

Nel suo rapporto, condotto insieme alla Human Rights Clinic di Harvard, le due organizzazioni hanno cercato di re-impostare il dibattito in materia, evidenziando l’enorme costo umano dell’impiego di queste armi. 

L’approccio umanitario al tema dimostra la necessità di revisionare e rafforzare urgentemente la lacunosa normativa.

Il dibattito internazionale per la revisione e il rafforzamento della legislazione del Protocollo III è cominciato nel 2017 in occasione della Riunione degli Stati membri della CCW. Il disegno di riforma si è subito bloccato per il mancato consenso di Stati Uniti e Russia ed è stato cancellato anche dalle successive agende del 2019 e del 2020. Nel 2021 e alla fine del 2022 è stato nuovamente rimandato. 

L’uso delle armi incendiarie è ancora largamente diffuso nei conflitti armati. I civili delle aree colpite o delle zone limitrofe sono i primi a pagarne le conseguenze. Secondo la ricercatrice HRW Bonnie Docherty dovrebbero essere proprio le testimonianze dei civili sopravvissuti a stimolare i governi nel promuovere una più ampia ed efficace legislazione in materia: “I governi dovrebbero affrontare urgentemente gli orribili effetti delle armi incendiarie e fare in modo che affrontare le loro preoccupazioni umanitarie sia una priorità assoluta”.

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di Federica Tognolli

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