La violenza di genere nei conflitti: un problema globale

 Due donne del Kenya si tengono la mano Due donne del Kenya si tengono la mano © Photo by John McArthur on Unsplash

In Focus by Sofia Antonelli; Editor: Shrabya Ghimire

Il Rappresentante Speciale del Segretario Generale per la Violenza Sessuale nei Conflitti, Pramila Patten, ha informato il dibattito trimestrale del Consiglio di Sicurezza sulle donne, la pace e la sicurezza sulle tendenze crescenti di misoginia e violenza sessuale sulle donne in tutto il mondo. Con la pandemia da Covid-19 che imperversa in tutto il mondo, gli Stati membri stanno affrontando shock economici che compromettono lo stanziamento di risorse per programmi di protezione e assistenza sanitaria per le vittime di violenza sessuale e di genere. Patten ha parlato di "un'iniezione di determinazione politica" per fermare la violenza sessuale nelle aree di conflitto dove è ancora deliberatamente utilizzata come tattica di guerra, tortura e terrore e dove gli operatori umanitari stanno denunciando sempre più casi.  Inoltre, il Rappresentante dell'ONU ha sollecitato un cambiamento di paradigma verso la resilienza umana nell'allocazione delle risorse nel mondo post-covid.

Durante l'occasione, Patten e i rappresentanti degli Stati membri hanno evidenziato molte questioni riguardanti l'arma della violenza di genere su donne e ragazze in aree di conflitto ad alto rischio. In effetti, c'è una frustrazione generale comune a tutti i membri del Consiglio per la mancanza di progressi in materia da parte della comunità globale. La questione principale evidenziata dagli Stati membri è stata la necessità di un approccio incentrato sulle superstiti che includa l'accesso alle cure mediche, al sostegno sociale e ai servizi legali e che tenga conto anche delle esigenze delle persone disabili. Inoltre, chiedendo la fine dell'impunità per i colpevoli, il Consiglio ha discusso la necessità di rafforzare gli attuali meccanismi internazionali di azione penale. Altri punti sollevati nel corso del dibattito sono stati l'importanza di affrontare la violenza sessuale connessa ai conflitti nel quadro del cessate il fuoco, degli accordi di pace e dei meccanismi di monitoraggio, nonché l'attuazione di misure volte ad affrontarne le cause. Inoltre, i rappresentanti del Niger e della Tunisia hanno preso la parola per richiamare l'attenzione sul legame, spesso ignorato, tra violenza di genere e terrorismo che si traduce in tratta di esseri umani e rapimento di donne e ragazze per costringerle a diventare schiave sessuali o attentatrici suicide.

Per porre fine alla piaga della violenza sessuale nei conflitti armati, la comunità globale dovrebbe impegnarsi in un approccio olistico e intersettoriale che metta i diritti e le voci delle sopravvissute al centro di qualsiasi risposta. Altrettanto importante è adottare un approccio globale che affronti le cause alla radice della violenza sessuale, la mancanza di opportunità educative per le ragazze e la piena e paritaria partecipazione delle donne ai processi decisionali e di pace. Gli Stati hanno la responsabilità primaria di affrontare la violenza sessuale, tuttavia, è responsabilità delle Nazioni Unite fornire assistenza allo sviluppo, supporto tecnico, sviluppo di capacità e formazione sul tema.

 

Per saperne di più:

 https://www.un.org/press/en/2021/sc14493.doc.htm

 

 

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