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Disabilità e Conflitti Armati: episodio 4

Una donna Shilluk costretta a fuggire da Malakal, Sud Sudan, dopo essere stata ferita nei combattimenti del 2014  Una donna Shilluk costretta a fuggire da Malakal, Sud Sudan, dopo essere stata ferita nei combattimenti del 2014 © HRW/Joe Van Eeckhout

In Focus by Barbara Caltabiano

Grazie all'adozione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CRPD) nel 2008, è stato implementato un nuovo approccio basato sui diritti umani. Di conseguenza, è stato possibile spostare il paradigma sulla disabilità da una concezione in cui le persone con disabilità erano meramente viste come oggetto di cure mediche ad una improntata sul riconoscimento delle stesse quali soggetti aventi diritti. Ma questo nuovo approccio influenza effettivamente la realtà? Come si possono superare gli ostacoli? 

L'ultimo episodio della serie Disabilità e Conflitti Armati delineerà i risultati più importanti insieme alle principali raccomandazioni su come superare le sfide legate alle condizioni in cui le persone con disabilità vivono nelle zone di conflitto. 

Come sottolineato negli altri episodi della serie, i conflitti armati hanno un impatto sproporzionato sulle persone con disabilità, in tutte le fasi del conflitto. Tale impatto rimane in gran parte sottovalutato, rendendo tali categorie di persone ulteriormente "vittime invisibili”, ovvero le prime ad essere dimenticate. Come si è visto, una persona su sette ha una disabilità, ma si stima che la proporzione sia maggiore durante i conflitti. Si ritiene che l'impatto su questa categoria vulnerabile sia sproporzionato perché le disposizioni del Diritto Internazionale Umanitario (DIU) che mirano a minimizzare tale impatto non vengono applicate in maniera inclusiva. 

A questo proposito, il riconoscimento e l'empowerment di queste persone permetterebbe loro di essere agenti di cambiamento e gli garantirebbe pari accesso alla progettazione, all'attuazione e al monitoraggio delle politiche umanitarie. Le organizzazioni internazionali e umanitarie hanno una maggiore responsabilità nel garantire che i loro servizi siano pienamente accessibili a tutte le persone, specialmente quelle con disabilità. Inoltre, i militari dovrebbero anche ricevere una formazione sui diritti dei disabili e sulla diversità. 

A causa della mancanza di dati quantitativi e qualitativi affidabili e completi, non è possibile stimare e comprendere la discriminazione intersezionale e multidimensionale che le persone con disabilità devono affrontare. Come sottolineato dalla Geneva Academy, solo quando saranno disponibili set di dati completi sarà possibile sviluppare la linea di difesa, le risorse, le politiche e le pratiche per rispondere alle problematiche di questa categoria e superare gli ostacoli per raggiungere un'adeguata protezione del diritto internazionale. In questo spirito, gli Stati non sono gli unici attori responsabili della raccolta dei dati. Tutte le organizzazioni umanitarie devono calibrare i loro servizi e le loro pratiche nelle aree di conflitto in base ai dati che dovrebbero raccogliere per testare anche l'accessibilità dei loro servizi. Per fare ciò, al personale umanitario andrebbe impartita una formazione sulla raccolta di dati sulla disabilità. 

Inoltre, come stabilito dall'articolo 11 della CRPD, il Comitato per i diritti delle persone con disabilità è tenuto a valutare se lo Stato in questione stia prendendo tutte le "misure necessarie" in conformità con gli obblighi previsti dal DIU e dalla CRPD per garantire la piena protezione e la sicurezza delle persone con disabilità. Tuttavia, sebbene il Comitato sia il principale interprete di entrambi gli strumenti internazionali, non è stata ancora sviluppata alcuna giurisprudenza relativa all'attuazione degli stessi. In conformità con l'articolo 34 della CRPD, è quindi richiesto che il Comitato si assicuri di migliorare la propria capacità di DIU anche reclutando membri esperti con competenza ed esperienza in materia di disabilità e DIU stesso. 

Come esortato da Rau Barriga, direttore dei diritti della disabilità presso Human Rights Watch, gli Stati membri dell'ONU e il Segretario generale sono fortemente incoraggiati a impegnarsi a proteggere le persone con disabilità nei conflitti armati, adottando un approccio più inclusivo e partecipativo nei confronti di questa categoria. In questo spirito, il Consiglio di Sicurezza dovrebbe incaricare le missioni di pace e gli organi competenti delle Nazioni Unite di consultare e coinvolgere le persone con disabilità nelle emergenze e nella risposta umanitaria.

In conclusione, la chiave per andare oltre le parole e rendere queste raccomandazioni realtà è l'effettiva inclusione di piani per la protezione delle persone con disabilità, compreso l'accesso strutturale ai servizi di base, tra cui l'alloggio, i servizi igienici, il sostegno alla salute mentale e l'istruzione. Sono infine fortemente necessarie risorse aggiuntive per garantire un'adeguata evacuazione dei civili disabili dalle aree di conflitto. 

 

Per saperne di più:

https://www.geneva-academy.ch/joomlatools-files/docman-files/Academy%20Briefing%2014-interactif.pdf

https://www.researchgate.net/publication/325026667_An_Analysis_of_the_Adequacy_of_Protection_Afforded_by_the_Convention_on_the_Rights_of_Persons_with_Disabilities_CRPD_in_Situations_of_Armed_Conflict

https://www.hrw.org/news/2019/05/28/un-focus-civilians-disabilities-wartime

 

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