Un’escalation di violenza in Iraq, Mali e Sudan mette a repentaglio le prospettive di pace

Unità integrata di pattugliamento per il mantenimento della sicurezza in Sud Sudan Unità integrata di pattugliamento per il mantenimento della sicurezza in Sud Sudan © UNMISS/africasustainableconservation.com

Rassegna web 2 - 6 dicembre, a cura di Phoebe Ohlin

1. Violenza sui manifestanti in Iraq

Secondo il messaggio trasmesso al Consiglio di sicurezza dal capo della Missione di assistenza per l'Iraq delle Nazioni Unite (UNAMI) , le recenti proteste nel paese sono state accolte con un uso estremo e ingiustificato della forza. Inoltre, l'inviato speciale dell'ONU, Jean Hennis-Plasschaert, ha sottolineato che l'emergere di proteste è il risultato diretto della frustrazione accumulatasi per la mancanza di progressi e per i processi politici corrotti del paese. I civili hanno pagato un prezzo elevato per le proteste, con oltre 400 morti e quasi 20.000 feriti a causa di violazioni dei diritti umani. Hennis-Plasschaert ha sottolineato che sono stati violati anche il diritto di riunione pacifica e la libertà di espressione. 

A partire dall’ottobre 2019, sono state organizzate numerose proteste allo scopo di ottenere una riforma elettorale, migliori opportunità di lavoro, un'accelerazione della crescita economica, misure anticorruzione e un cambiamento radicale del sistema politico post-2003. L'Ufficio per i diritti umani dell'UNAMI ha riferito che, sebbene le forze di sicurezza irachene abbiano in parte migliorato le tecniche di contenimento, sia le armi letali che quelle meno letali continuano ad essere usate sui dimostranti disarmati. 

Il Primo Ministro Adel Abdul Mahdi ha dato le dimissioni a fine novembre, e da allora ha assunto un ruolo di custode fino a quando un nuovo leader verrà scelto dal Parlamento. Tuttavia, finora, i politici iracheni non sono stati in grado di raggiungere un accordo su chi controlla la maggioranza in Parlamento, e quindi dovrebbe formare il nuovo governo. Mentre il Parlamento cerca una soluzione, i manifestanti scendono in piazza per lo smantellamento completo di questo sistema elettorale, e l’introduzione di uno che consenta loro di votare direttamente per il proprio leader. Mentre la violenza e i disordini continuano, l'ONU esorta il governo e le forze di sicurezza a smettere di usare la forza contro i manifestanti e a dare seguito alle loro richieste. Mentre il numero di vittime civili continua ad aumentare e la situazione politica si deteriora progressivamente, l'UNAMI ha invitato gli iracheni a lavorare insieme per costruire un paese stabile, sovrano e prospero che possa garantire la sicurezza a livello nazionale e regionale.

 

Per saperne di più:

https://news.un.org/en/story/2019/12/1052641

https://www.bbc.com/news/world-middle-east-50595212

https://www.aljazeera.com/news/2019/12/iraqi-parties-gather-political-crisis-191203191752572.html?utm_source=website&utm_medium=article_page&utm_campaign=read_more_links

 

2. Le continue violenze stanno sgretolando il Mali

Dall'inizio del conflitto tra il governo, i ribelli tuareg e i gruppi terroristici nel 2012, il Mali è stato afflitto da violenza, instabilità e povertà. A seguito di una recente visita in Mali, l'esperto indipendente dell'ONU, Alione Tine, ha reso noto che la violenza continua, la povertà e l'incapacità delle istituzioni statali hanno creato una situazione critica per la sicurezza della popolazione. 

La relazione di Tine sottolinea come le carenze dello Stato e delle sue istituzioni abbiano aggravato la frustrazione della popolazione e lo stato di instabilità. I continui attacchi terroristici hanno ulteriormente demoralizzato e indebolito il già fragile esercito e lo stato del Mali. La cosa più preoccupante è che, in molti settori, ai civili vengono negati i diritti umani fondamentali, in particolare il diritto alla vita. Dall'inizio del conflitto nel 2012, centinaia di civili, ma anche soldati e forze di pace sono stati uccisi. Sebbene dal 2013 siano stati firmati numerosi accordi di cessate il fuoco e accordi di pace, non sono riusciti a produrre alcun effetto duraturo. 

Nonostante le attività svolte in Mali dalla Missione di stabilizzazione integrata multidimensionale delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA) dal 2013, al costo di 1 miliardo di dollari all'anno, il governo del Mali chiede la costituzione di una forza di coalizione per intervenire. Secondo Tine, l'assenza di cambiamenti nell'approccio del governo potrebbe portare ad un'ulteriore destabilizzazione. Di conseguenza, la situazione in Mali potrebbe diventare la minaccia più grave per la pace regionale e internazionale. 

Il report completo sull'argomento sarà presentato al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite nel marzo 2020.

 

Per saperne di più:

https://news.un.org/en/story/2019/12/1052531

https://www.aljazeera.com/programmes/talktojazeera/inthefield/2019/08/mali-crisis-fight-dogon-fulani-190822125317990.html

 

3. Nonostante l’accordo di pace, la violenza in Sudan continua

Nonostante l'accordo di pace firmato nel settembre 2019, la Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (UNMISS) ha riferito che negli ultimi mesi sono aumentati gli scontri intercomunitari che hanno causato morti, feriti e la perdita di beni di molti civili in Sud Sudan. In risposta, l'UNMISS ha annunciato un dirottamento di 75 forze di pace dell'ONU per effettuare pattugliamenti continui nelle aree intorno a Maper, situata nel centro-nord del paese. 

Sebbene la violenza diffusa in Sud Sudan sia diminuita dal 2018, negli ultimi mesi le due comunità vicine a Maper hanno compiuto attacchi a scopi vendicativi. Mentre continuano gli scontri tra Gak e Manuer, l'escalation di violenza ha prodotto ben 79 morti e oltre 100 feriti. Per alleviare il timore che possa riproporsi un conflitto su larga scala, è stato annunciato un aumento del numero di truppe e un riorientamento degli sforzi. 

Così come in Mali, sono aumentati gli attacchi alle forze di pace e agli operatori umanitari e i recenti attacchi a un complesso di ONG situato a Buni sono stati condannati dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Questa continua mancanza di fiducia tra le fazioni combattenti, il governo e gli operatori umanitari costituirà una delle maggiori sfide per mantenere l'accordo di pace firmato a settembre.

 

Per saperne di più:

https://unmiss.unmissions.org/unmiss-acts-deter-violence-maper-one-community-extends-hand-peace

https://news.un.org/en/story/2019/12/1052701

https://news.un.org/en/story/2018/09/1019782

 

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