Il viaggio verso la giustizia per il genocidio in Guatemala

Una donna della comunità Maya Ixil testimonia al processo per il genocidio le violenze subite. Una donna della comunità Maya Ixil testimonia al processo per il genocidio le violenze subite. © Elena Hermosa

24 settembre 2017
Le vittime e i sopravvissuti del genocidio in Guatemala ottengono giustizia dopo 30 anni.

L’International Center for Transitional JusticeIl Centro Internazionale per la Giustizia Transitoria (ICTJ) ha recentemente pubblicato un report sul genocidio in Guatemala. Il documento approfondisce il tema della subordinazione delle comunità indigene in Guatemala, in particolare i Maya Ixil, durante le dittature di Fernando Romeo Lucas García (1978-1982) e José Efrain Rios Montt (1982-1983). Nel corso dei due regimi dittatoriali, i Maya Ixil sono stati costretti a subire violenze, torture e uccisioni, senza avere possibilità di denunciare tali abusi. Nel 2013, il tribunale di Alto Rischio del Guatemala ha pronunciato la storica sentenza di colpevolezza di Rios Montt per crimini contro l’umanità, rendendolo il primo ex-capo di stato ad essere processato nel suo Paese per genocidio.

Il Guatemala è il paese con la più alta concentrazione di comunità indigene dell’America Centrale (circa 60% della popolazione). Gli indigeni, discriminati a cause della loro costituzione fisica e del colore della pelle, hanno vissuto in condizioni di subordinazione da quando la colonizzazione ha avuto luogo. Il susseguirsi di regimi dittatoriali di destra, a partire da metà degli anni ’50, e lo scoppio della guerra civile (1962-1996) hanno peggiorato le condizioni di vita delle comunità indigene, che sono diventate oggetto di feroci discriminazioni, violenze ed uccisioni. I regimi di Montt e Garcia furono i più violenti: i due dittatori guidarono l’esercito alla distruzione di interi villaggi di Maya Ixil, i quali subirono torture, stupri e uccisioni indiscriminate.  Le famiglie discendenti dai colonizzatori spagnoli e proprietarie di grandi terreni in Guatemala avrebbero interagito con l’esercito per mantenere le comunità indigene in condizioni di subordinazione, assicurandosi quindi il controllo dei loro monopoli. Circa 200,000 civili morirono tra il 1962 e il 1996, la maggior parte durante i regimi di Montt e García.

Nel 1996, dopo più di un decennio di conflitto armato e negoziazioni con le Nazioni Unite, il governo e una coalizione di militanti di sinistra hanno firmato un debole accordo di pace. In quella occasione, due importanti strutture furono create: la Commissione per la Chiarificazione Storica (CEH), una organizzazione creata allo scopo di indagare i crimini commessi durante i regimi di Garcia e Montt, e il Piano Nazionale di Riparazione, con lo scopo di risarcire le vittime di tali abusi.

Molte organizzazioni umanitarie ed esperti di diritti umani hanno contattato le comunità Maya Ixil per aiutarle nel percorso di giustizia. Paul Seils, vice presidente dell’ ICTJ, sostiene che siano le vittime stesse a dover definire il percorso per poter arrivare ad una giustizia piena e che il sistema giudiziario nazionale  deve essere controllato per verificare se sia in grado di difendere i diritti delle vittime. Nonostante la paura di ritorsioni, le vittime di abusi e i famigliari di civili uccisi hanno testimoniato durante i processi. Grazie al supporto di organizzazioni come l’Associazione per la Giustizia e la Riconciliazione e il Centro per l’Azione Legale in Diritti Umani e ai tanti giudici e avvocati cha hanno creduto nella giustizia, come Yassmin Barrius, i sopravvissuti, le loro famiglie, e le famiglie delle vittime hanno finalmente ottenuto giustizia nel 2013.

 

Per maggiori informazioni, leggi:

https://www.ictj.org/sites/default/files/subsites/guatemala-genocide-impunity-eclipse/

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