Nella Repubblica Centrafricana dilaga la violenza tra i ribelli

Attualmente circa 1,500 sfollati vivono a Bria Attualmente circa 1,500 sfollati vivono a Bria © Phillip Kleinfeld, giornalista freelance e collaboratore di IRIN news

13 Giugno 2017
Il 18 Maggio 2017 IRIN news ha lanciato un rapporto in merito alla violenza tra i gruppi ribelli nella Repubblica Centrafricana.  

La Repubblica Centrafricana (RCA) ha iniziato ad essere dilaniata dal conflitto dopo che Seleka, una coalizione di ribelli musulmani, ha spodestato il governo di Francois Bozizé. Ciò ha innescato la reazione della milizia cristiana detta anti-balaka. La violenza tra queste due alleanze ha portato via con sé centinaia di vite e ha distrutto innumerevoli villaggi.

La violenza più recente è il risultato degli scontri tra diversi gruppi della ex coalizione Seleka ormai divisa. Uno dei gruppi è quello dei ribelli a maggioranza Fulani dell’Unione per la Pace in Repubblica Centrafricana (UPC) e l’altro è quello dei ribelli guidati dal Fronte Popolare per la Rinascita della Repubblica Centrafricana (FPRC), che al suo interno include gli anti-balaka. Le violenze sono iniziate quando l’FPRC ha sollecitato la creazione di uno stato indipendente nel nord del Paese, richiesta respinta dall’UPC. Nel corso degli anni gli scontri tra questi gruppi si sono trasformati in una vera e propria guerra.

All’inizio dell’anno la maggior parte degli scontri era concentrata intorno a Bambari. Le forze di pacificazione delle Nazioni Unite, la Missione Multidimensionale Integrata di Stabilizzazione nella Repubblica Centrafricana (MINUSCA), hanno contribuito a porre fine ad alcune delle violenze nella regione Bambari. Tuttavia, nonostante gli sforzi della MINUSCA, non è stato possibile prevenire il dilagare della violenza in tutto il Paese. Tra le città coinvolte negli scontri vi sono Goubali, Bakouma, Nzako e Alindao.

Paul Ronan, un ricercatore di Invisible Children, nota come nel Paese stia iniziando ad emergere un “vuoto di sicurezza”. Si tratta del risultato scaturito dalla conclusione della missione per catturare Joseph Kony che ha portato al ritiro delle truppe statunitensi e ugandesi. Ronan spiega come il ritiro delle truppe abbia “creato un vuoto che può essere colmato da altri gruppi armati”, ciò è dimostrato dal fatto che gran parte di questi combattimenti non si siano verificati mentre le truppe erano ancora presenti sul territorio.

Contestualmente agli scontri per il controllo delle terre è emerso anche un’ondata di violenza sulle linee di confine etniche. L’FPRC e il gruppo anti-balaka hanno preso di mira i civili Fulani che sono associati all’UPC, e viceversa.

In un campo di fortuna vicino alla base delle Nazioni Unite a Bria, i combattenti dell’UPC hanno costretto le famiglie a fuggire dai propri villaggi dopo aver ucciso civili e bruciato le case. Dall’altro lato della città, i civili Fulani vivono a Bria in enclave sotto la protezione dei corpi di pace dell’ONU. Tuttavia, queste enclave sono sotto costante minaccia. Nel Marzo 2017 una enclave è stata violata dalle forze anti-balaka che hanno attaccato i civili con lance e fucili da caccia.

Oltre ai civili anche il personale internazionale che interviene per proteggerli si trova sempre più in pericolo. Solo nel primo quarto dell’anno si sono registrati 33 incidenti ai danni di operatori umanitari. L’aumento delle violenze e delle sfide nell’accesso al Paese ha aggravato la crisi umanitaria già di per sé sottofinanziata.



Per maggiori informazioni vedi:

https://www.irinnews.org/feature/2017/05/18/central-african-republic-rebels-turn-each-other-violence-flares

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