Agricoltura e Boko Haram: la nuova strategia della Nigeria

Fattoria all'interno del campo di sfollati di Basaki. Fattoria all'interno del campo di sfollati di Basaki. © Tim McDonnell/IRIN

4 Luglio 2017
IRIN News ha pubblicato un rapporto sull’utilizzo dell’agricoltura in Nigeria come mezzo per contrastare la guerra di Boko Haram.

Il rapporto di Tim McDonnell comincia col descrivere il governatore dello Stato nigeriano del Borno, Kashim Shettima, e l’ex Presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, mentre rovistano in sacchi di tela riempiti di granturco, fagioli e riso.

Questi sacchi di sementi, insieme ad altre centinaia raccolti in Miduguri, Nigeria, saranno donati ad agricoltori in tutto lo stato. Shettima afferma che le donazioni non hanno il solo obiettivo di essere coltivate per produrre cibo, ma anche per mandare un messaggio ai ribelli Islamisti che hanno terrorizzato la regione negli ultimi 8 anni.

Nella comunità umanitaria c’è però anche chi ha paura che questo non sia il momento giusto per riprendere a coltivare, in quanto altre questioni più importanti dovrebbero avere la priorità, come la sicurezza e gli aiuti umanitari. Molti agricoltori che sono recentemente scappati da situazioni di insicurezza alimentare sono dell’opinione che tornare nei loro campi sia ora fuori discussione, poiché coltivare è ancora impossibile.

Prima di Boko Haram, la Nigeria del nord-est aveva un’economia agraria portata avanti da agricoltori in grado di produrre alimenti a sufficienza per avere una popolazione autosufficiente. Dopo essere diventata zona di guerra però, la regione si è trovata impossibilitata a gestire attività agricole. Il conflitto ha distrutto il 90% della produzione agricola del Borno. Il Vice Direttore dell’Ufficio dell’Agricoltura del Borno, Mustapha Malah, ha affermato “I ribelli di Boko Haram darebbero fuoco a qualunque cosa si trovassero davanti. Gli agricoltori sono stati costretti a scappare per non essere uccisi”.

Ma dopo qualche anno di questi attacchi estremi, i militari sembrano finalmente guadagnare terreno. Molti ribelli sono stati spinti verso aree disabitate e ai limiti del deserto a nord. Più di 4.500 militanti si sono arresi attraverso un piano di disarmo proposto dal governo. Dall’ottobre 2015, 1,2 milioni di sfollati interni sono stati riportati a casa.

Emerge così anche un grande potenziale per migliorare le aziende agricole. L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) ha annunciato un piano che punta a fornire sementi e fertilizzanti ad un milione di agricoltori in tutto il nord-est prima che arrivi la stagione delle piogge.

Dall’altra parte, anche se le organizzazioni umanitarie hanno speso oltre un milione di dollari giornalieri in aiuti alimentari, si trovano indubbiamente in una situazione di sovraccarico nella loro abilità di fronteggiare la carestia della regione. In più, le persone malnutrite e indigenti sono quelle più vulnerabili a sfruttamenti da parte dei ribelli. Dare il peso della produzione alimentare di nuovo nelle mani degli agricoltori diminuirebbe la fame e aumenterebbe la sicurezza.  

Il rapporto fa menzione di Mallam Modusugu, un uomo che divenne sfollato dopo che la sua casa fu distrutta e i suoi vicini furono uccisi da Boko Haram. Egli vive ora al Campo Basaki, che ospita 21.000 sfollati interni. Modugusu e i suoi amici riuscirono a risparmiare soldi a sufficienza per comprare sementi da piantare in un piccolo pezzo di terra accanto al Campo, dove agli sfollati era permesso coltivare. Gran parte dei loro raccolti vengono venduti ai locali e ad altri sfollati interni. La loro attività è stata così proficua da permettere loro di investire in una pompa di irrigazione alimentata a diesel. Modusugu afferma, “Quando arrivammo qui eravamo a mani vuote. Queste coltivazioni ci hanno permesso di sostenerci”.

Nonostante il progresso militare, queste zone rimangono ancora altamente vulnerabili ad attacchi. C’è bisogno di ulteriori progressi in campo di sicurezza, accesso a cibo e acqua, alloggio ed altri tipi di necessità prima che queste attività agricole possano iniziare ad operare in maniera sicura e produttiva.

 

Per saperne di più, leggi:

http://www.irinnews.org/analysis/2017/06/26/farming-becomes-new-frontline-boko-haram-war

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