Il ruolo del Consiglio di Sicurezza nella prevenzione e gestione delle crisi

Una riunione del Consiglio di Sicurezza Una riunione del Consiglio di Sicurezza © Andrew Burton

08 Luglio 2017
Il Centro per la Cooperazione Internazionale - Università di New York analizza la capacità del Consiglio di Sicurezza ONU nella gestione delle crisi.

Nonostante la sua autorità ad essere coinvolto nella fase iniziale di una disputa, come stabilito dall’articolo 34 della Carta delle Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza si è sporadicamente occupato di conflitti in fase di sviluppo. Al contrario, un intervento puntuale del Consiglio attraverso colloqui interattivi e informali e ispezioni delle regioni turbolenti sarebbe molto utile per affrontare minacce emergenti.

Anche se il Consiglio di Sicurezza ONU è stato coinvolto direttamente in passato in varie crisi diplomatiche, come nel caso dei Balcani degli anni 40, di Timor Est nel 1999, del Burundi, Sud Sudan e RDC, viene spesso descritto come un organo paralizzato, incapace di trovare una strategia comune e agire rapidamente. A causa della mancanza di un meccanismo istituzionale efficace, il Panel indipendente sulle operazioni di pace costituitosi nel 2015 (HIPPO) suggerisce di introdurre cambiamenti nei metodi lavorativi e nelle procedure operative per azioni preventive. Come ha osservato l’International Crisis Group, questa mancanza di azione ha alimentato la cosiddetta framework diplomacy, e quindi l’influenza sempre maggiore di nuove potenze, organizzazioni regionali e attori non governativi. Effettivamente, in alcuni casi, come quello del Sud Sudan, le organizzazioni regionali e le istituzioni create ad hoc hanno dimostrato la propria abilità.

Il Consiglio non sempre rappresenta il migliore meccanismo di diplomazia preventiva o risoluzione dei conflitti in quanto non è semplice individuarne le cause sociali ed economiche. Teoricamente, i cinque membri permanenti e i dieci a rotazione dovrebbero possedere il peso politico e i mezzi diplomatici per dialogare e persuadere le parti coinvolte nel conflitto. Questo però non rappresenta sempre la realtà, in quanto spesso i membri potrebbero essere più coinvolti in dibattiti circa le risoluzioni e le dichiarazioni piuttosto che nel confrontarsi con gli attori e trovare la strategia diplomatica più adatta.

Il Consiglio di Sicurezza ha adottato varie modalità di impegno nella prevenzione e nella gestione delle crisi diplomatiche a partire dalla sua creazione.

Nei primi anni la prevenzione ONU e il mantenimento della pace vennero ottenuti attraverso uno sforzo congiunto dei membri del Consiglio e del personale ONU. Successivamente, a causa della Guerra Fredda, il lavoro del Consiglio fu spesso caratterizzato da rapporti contrastanti tra URSS da un lato e Stati Uniti ed Europa dall’altro. Lentamente, il Consiglio di Sicurezza e l’Assemblea Generale diedero maggiori poteri in materia di gestione dei conflitti al Segretariato e al Segretario Generale. Con la fine della Guerra Fredda, ci fu un rinnovato interesse nella gestione delle crisi, nelle mediazioni ONU e nelle operazioni di pace. Inoltre ci fu una costante attività portata avanti dai cosiddetti Groups of Friends, un gruppo di paesi interni ed esterni al Consiglio, il cui scopo era quello di influenzare le azioni del Consiglio in relazione ad eventuali coinvolgimenti in determinati stati (è il caso della lotta per l’indipendenza di Timor Est del 1999 che vide la partecipazione di importanti ambasciatori).

Dal 2000 il Consiglio ha lanciato diverse missioni all’anno (tra l’una e le quattro) e stabilito regolari visite in determinati paesi, per controllarne i progressi ed avere un contatto diretto con gli esponenti politici locali riguardo questioni fondamentali.

Il Rapporto HIPPO ha evidenziato la debolezza del sistema ONU nella raccolta di informazioni e della loro analisi. Questa mancanza di informazioni ha effetti negativi sulla capacità del Consiglio di Sicurezza di prestare attenzione fin da subito a minacce emergenti al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. Questa è la ragione per cui nel 2010 il Regno Unito ha proposto la creazione di un Dipartimento ONU di questioni politiche che informasse mensilmente il Consiglio circa la presenza di eventuali minacce. Questa proposta non ricevette molto supporto, dal momento che molti paesi sentirono i propri interessi minacciati. L’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani (OHCHR) si trova a New York e si occupa di indirizzare il lavoro del Consiglio su questioni urgenti. Durante la sua presidenza, la Nuova Zelanda ha introdotto un nuovo meccanismo che permette agli ufficiali ONU di consigliare in maniera informale il Consiglio circa le situazioni più urgenti.

Il Consiglio di Sicurezza non è ben strutturato per affrontare problematiche a lungo termine, quali il cambiamento climatico o i mutamenti demografici.

Dal momento che non è ancora preparato a intervenire direttamente in azioni preventive, dovrebbe concentrarsi sulle funzioni, politiche e normative del suo ruolo di arbitro della pace e della sicurezza internazionale. Di conseguenza, dovrebbe rendere più efficienti le sue missioni sul campo, che non hanno garantito risultati a lungo termine, e trasferire la gestione delle crisi diplomatiche agli ufficiali ONU, i diplomatici e gli stati coinvolti. Il Consiglio potrebbe migliorare il proprio impegno designando membri specifici da inviare sul campo, affidandosi ad organizzazioni e strumenti già esistenti, come il gruppo ad hoc sulla prevenzione in Africa, e sperimentare mezzi intergovernativi di risoluzione delle crisi e il mantenimento della pace.

Per quanto riguarda gli stati di allarme e consultazioni, il Consiglio dovrebbe sperimentare tre sistemi:

  •         Valutazioni di rischio a lungo termine su stati e regioni specifiche
  •         Discussioni informali su questioni attuali non riguardanti alcuno stato in particolare
  •         Sessioni di assistenza

Per quanto riguarda la fase di gestione delle crisi e attuazione della pace, il Consiglio potrebbe:

  •         Ottimizzare le missioni del Consiglio
  •         Rivitalizzare le commissioni di assistenza
  •         Combinare ufficiali ONU e membri del Consiglio

Per attuare queste trasformazioni, il Consiglio dovrebbe:

  •         Creare un nuovo gruppo di lavoro sulla prevenzione dei conflitti
  •         Trovare nuove modalità di consultazione di commissioni e consulenti militari per la prevenzione dei conflitti
  •         Incoraggiare gli stati al di fuori del Consiglio a rivitalizzare i Groups of Friends

 

Per maggiori informazioni, consultare:

http://peaceoperationsreview.org/wp-content/uploads/2017/05/gowan_security_council_final.pdf

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