Il Disarmo Umanitario: La Via da Seguire in Futuro

Un rifugiato siriano a Homs, in Siria, cammina lungo una strada devastata da armi esplosive a giugno 2014. Un rifugiato siriano a Homs, in Siria, cammina lungo una strada devastata da armi esplosive a giugno 2014. © Xinhua/Pan Chaoyue

A seguire la presentazione del report dal titolo “Il Disarmo Umanitario: La Via da Seguire in Futuro” pubblicato dalla Harvard Law School a marzo 2018.

A marzo 2018, la Harvard Law School ha ospitato una conferenza dal titolo “Il Disarmo Umanitario: La Via da Seguire in Futuro”, a cui hanno preso parte esperti di tutto il mondo. Nato nel 1997 con il trattato sulla messa al bando delle mine antipersona, il disarmo umanitario è inteso come il processo di prevenzione e rimedio alle sofferenze umane imputabili all’uso degli armamenti. La conferenza è stata organizzata da Armed Conflict and Civilian Protection Initiative, un gruppo ospitato dalla Harvard Law School’s International Human Rights Clinic anche conosciuto come ACCPI, in collaborazione con Harvard Humanitarian Initiative e Harvard Kennedy School’s Carr Center for Human Rights Policy. I gruppi partecipanti hanno cercato di esaminare i possibili approcci al disarmo umanitario su scala mondiale e unificata con la collaborazione di esperti della società civile e dell’accademia. La conferenza ha previsto eventi pubblici e workshop di esperti. Il report in questione sintetizza le discussioni salienti e le strategie su come procedere al disarmo umanitario.

Gran parte della conferenza è stata dedicata ai due eventi pubblici riguardanti la diffusione della consapevolezza e dell’educazione del pubblico in merito al disarmo umanitario. Il primo evento ha previsto dibattiti congiunti, in cui sono intervenuti Steve Goose e Beatrice Fihn, incentrati sul definire il disarmo umanitario ed esplorare la sua evoluzione e il suo impatto. Steve Goose è stato co-fondatore della Campagna Internazionale per la Messa al Bando delle Mine Antiuomo e ha vinto il Premio Nobel nel 1997, invece, Beatrice Fihn dirige la Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari, ha vinto il Premio Nobel nel 2017. Il secondo evento ha riguardato gli obiettivi delle attuali campagne sul disarmo umanitario. Il gruppo comprendeva esperti del calibro di Laura Boillot, Anna Macdonald, Mary Wareham e Dough Weird, che dirigono rispettivamente le Reti Internazionali sulle Armi Esplosive, il Controllo delle Armi, la Campagna Fermate i Robot Killer e la Rete dei Residuati Bellici Tossici.

Durante questi eventi pubblici sono stati trattati e discussi diversi punti chiave. In particolare, il disarmo umanitario si concentra sulla protezione civile, contrariamente alla sicurezza nazionale, ed è un processo guidato dalla società civile. In aggiunta, gli sforzi compiuti sul disarmo umanitario di solito cercano di proibire armamenti specifici, richiedere l’eliminazione delle scorte di armi e bonificare terreni contaminati. Il successo di questi sforzi si fonda sulla costruzione di una coalizione internazionale e una raccolta efficace delle informazioni. Sia Fihn che Goose ribadiscono l’importanza di ascoltare le voci dei civili e dei sopravvissuti che portano avanti questo movimento, partendo da ciò che ha dichiarato Fihn: «Il cambiamento arriverà solo dalle persone… le persone comuni che chiedono un cambiamento.» Inoltre, nel corso del secondo dibattito, i capi delle campagne umanitarie hanno ricordato che il disarmo umanitario non mira solo a vietare le armi, ma riguarda anche gli altri impatti del conflitto armato, così come la lotta alle ripercussioni ambientali e il controllo del mercato delle armi.

Se gli eventi pubblici miravano maggiormente a promuovere l’educazione, i workshop dei 25 esperti nel campo del disarmo umanitario si sono incentrati sulla creazione di piani strategici su come mitigare le sfide del disarmo umanitario e su come raggiungere gli obiettivi. Tra gli esperti erano presenti capi delle campagne internazionali, rappresentanti delle organizzazioni non governative e accademici, i quali hanno convenuto sul fatto che la società civile conduce il disarmo umanitario e che, in generale, l’obiettivo è creare leggi nazionali e internazionali che comprendano norme e divieti su specifiche armi. Grandi sfide riguardano la mancanza della diversità nella comunità, l’uso eccessivo di alcune strategie, la carenza dei finanziamenti e di scelte politiche difficili. Sono state discusse le seguenti possibili soluzioni: l’aumento della collaborazione attraverso le campagne sul disarmo umanitario, l’impiego di una comunicazione costante, il coinvolgimento di altre organizzazioni nazionali, e la ricerca di modi per ottimizzare i fondi limitati. Un punto di maggior discussione è stato quello sulla necessità di incrementare la collaborazione con la comunità del disarmo umanitario. Alcuni modi per incrementare questa collaborazione potrebbero essere la sinergia tra i membri dello staff di una campagna incrociata, la condivisione di informazioni attraverso le campagne, la partecipazione a discussioni regolari tra i leader nel campo, la creazione di un programma di sovvenzioni sulla campagna incrociata e la gestione di fondi comuni per mettere a disposizione borse di studio. Durante il workshop, si è anche discusso della mobilitazione internazionale, del sostegno governativo e dello smistamento di informazioni attraverso le campagne.

Per ultimo, la conferenza ha creato un contesto favorevole per esponenti e accademici per riunirsi e portare avanti discussioni significative sullo stato attuale del disarmo umanitario e delle azioni da intraprendere in futuro. I partecipanti alla conferenza hanno deliberato che la comunità del disarmo umanitario dovrebbe mettere a punto una piattaforma di comunicazione condivisa per il disarmo umanitario, informare i vari attori sulle questioni in materia, collaborare di più attraverso le campagne, aumentare la partecipazione del pubblico nella comunità e relativo sostegno, massimizzare le risorse limitate.

 

Il report originale disponibile qui:

http://hrp.law.harvard.edu/wp-content/uploads/2018/10/HumanitarianDisarmamentConferenceReport.pdf

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