Il Nesso tra le Operazioni di Consolidamento della Pace e Prevenzione delle Atrocità

"Abbiamo bisogno di pace" "Abbiamo bisogno di pace" © Paul Jeffrey/WCC

Per prevenire e ridurre la violenza di massa, le operazioni di consolidamento della pace e prevenzione delle atrocità devono essere armonizzate tra loro.

Le operazioni di consolidamento della pace e prevenzione delle atrocità sono da sempre state considerate come appartenenti a settori “complementari, ma distinti”. Esse appaiono infatti accomunate da un medesimo obiettivo - quello di prevenire crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio – ma si differenziano tuttavia nei loro rispettivi quadri normativi. Più precisamente, mentre la prevenzione delle atrocità si radica in contesti di responsabilità, come la giustizia penale internazionale e il settore dei diritti umani, il consolidamento della pace si fonda invece su basi differenti, concernenti la risoluzione di conflitti e la riconciliazione.

Negli scenari di guerra, tuttavia, la distinzione conta relativamente poco. Come infatti evidenziato da professionisti provenienti da entrambi i settori, questa eccessiva enfatizzazione delle differenze non ha fatto altro che prevenire l’integrazione delle due discipline e la cooperazione tra i diversi attori coinvolti.

Per esplorare più a fondo questo tema e per meglio comprendere il rapporto esistente tra le operazioni di realizzazione e consolidamento della pace e prevenzione delle atrocità, Peace Direct ha organizzato una consultazione online indirizzata a professionisti ed esperti della materia. Il relativo Rapporto, pubblicato nell’Aprile del 2018, contiene le principali considerazioni dei partecipanti, raccoglie i loro punti di vista e presenta alcune fondamentali raccomandazioni allo scopo di promuovere una maggiore cooperazione nella prevenzione delle violenze di massa.

Un interessante punto di riflessione riguarda, ad esempio, l’identificazione e l’analisi degli approcci adottati nel contesto di operazioni di consolidamento della pace, che si sono altresì rivelati efficaci nella prevenzione delle atrocità. Il dibattito si instaura sulla considerazione e sull’analisi di quelle che sono le caratteristiche comuni di ogni situazione conflittuale. Secondo i partecipanti, tali similitudini dimostrano e rafforzano la necessità di creare un sistema di scambio e condivisione delle competenze, in modo da consentire ai professionisti sul campo di adattarsi più facilmente ai diversi contesti in cui, di volta in volta, si trovano ad operare. L’esperienza dimostra, inoltre, l'importanza di adottare un approccio inclusivo, in grado di agevolare il dialogo, l'educazione alla pace, la riconciliazione, la mediazione locale e il coinvolgimento di diversi attori a livello locale, nazionale e internazionale.

Agli esperti è stato altresì richiesto di illustrare i principali ostacoli incontrati nei loro sforzi per prevenire le atrocità. Questi includono la presenza di autorità istituzionali insufficienti o deboli, la prevalenza di gruppi armati non statali motivati ​​da dispute locali, la presenza di profonde divisioni sociali tra le comunità per quanto riguarda le loro identità etniche e religiose, lo scarso interesse degli attori regionali nei confronti della popolazione, i numerosi vincoli imposti alla società civile da alcuni governi - tra cui molestie, intimidazioni e attacchi - e l'incitamento all'odio nei media che non fa altro che accrescere le tensioni e la rabbia.

In un simile contesto, i partecipanti hanno voluto fornire alcune raccomandazioni rivolte alla comunità internazionale. Si tratta di accrescere la consapevolezza globale, di intraprendere attività di supporto, di migliorare le strutture di finanziamento per le operazioni sul campo, di fornire maggiori incentivi ai governi per riformare lo stato di diritto e di rafforzare le capacità nazionali e le strategie di autoprotezione.

Finora, azioni più decisive e interventi più tempestivi sembrano aver mostrato qualche speranza. Tuttavia, nonostante i progressi effettuati nell’intento di proteggere le popolazioni civili dal rischio di violenza di massa, e nonostante gli sforzi internazionali volti ad elevare la prevenzione delle atrocità come obiettivo globale, la strada per prevenire e fermare queste terribili violenze appare ancora molto lunga. Gli interventi arrivano solitamente in una fase avanzata, quando la violenza è già in corso. In questo scenario, gli esperti sono del parere che, per impedire in modo efficace simili atrocità, sia necessario integrare fra loro i due settori di competenza. In particolare, la comunità internazionale dovrebbe investire maggiormente in una "prevenzione anticipata e a lungo termine, incentrata sullo sviluppo delle capacità locali" e dovrebbe integrare tali attività con risposte esterne più solide.

 

Per maggiori informazioni, visitare:

https://www.peacedirect.org/publications/atrocity-prevention-consultation/

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