Il caso del Gran Kasai

Sulle sponde del fiume Lulua Sulle sponde del fiume Lulua

Violenza e morte, ma anche tenacia e perdono, fanno da sfondo a questa ricerca di Martina Morini sulla crisi nella regione Congolese del Grand Kasaï.

 

In modo centripeto, partendo da una prospettiva ampia sul panorama nazionale e sulle difficoltà legate alla complessa situazione elettorale, la ricerca si sofferma in particolare sugli avvenimenti nelle città di Tshimbulu e di Kananga.

Gli attori principali sono il potere statale, la chiesa cattolica e il potere dei capi tradizionali. Il potere statale nella forma dell'esercito (FARDC) e la polizia (PNC), ma anche di altre forme di rappresentanza come l'ANR (Agence Nationale de Renseignement) e la DGM (Direction Générale de la Migration). La Chiesa cattolica è rappresentata principalmente dalla CENCO (Conférence Épiscopale Nationale du Congo), mentre il potere tradizionale dalle figure dello Chef coutumier e dello Chef de Groupement. L'arco temporale qui analizzato va dal 12 agosto 2016, giorno dell'uccisione di Jean-Prince Mpandi, convenzionalmente scelto come inizio della crisi in Kasai, fino al luglio 2017.

Purtroppo, alcuni segnali fanno pensare che la crisi sia lontana dall’essere risolta. Il 7 luglio 2017 il presidente della CENI (Commission Électorale Nationale Indépendante), l’organo che si occupa del corretto svolgimento delle elezioni nel paese, ha dichiarato l’impossibilità di svolgere le elezioni prima della fine dell’anno a causa della condizione di insicurezza nel Kasaï. Il 5 novembre 2017 la CENI ha pubblicato il nuovo calendario elettorale, fissando le prossime elezioni a fine 2018, di fatto posticipando di due anni la fine del mandato del presidente.

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